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PRESENTAZIONE
 
Premessa

La nostra società vive un momento di transizione con alcune criticità molto forti: precarietà sociale, aumento delle disuguaglianze, lacerazione dei legami sociali, crisi dei modelli educativi, individualismo e frammentazione dei rapporti sociali, ecc. Le logiche in atto sono logiche di separazione, di reclusione e di negazione della pluralità di storie, culture e linguaggi che interagiscono nella comunità.

La provincia di Rimini, con tutti gli attori sociali, culturali e istituzionali del territorio vuole costruire dei percorsi che educhino la comunità a prendersi cura dell’altro, in particolare di chi vive la solitudine, la sofferenza e la discriminazione. S’intende costruire una comunità educante e inclusiva; una comunità che superi il dualismo Noi/Loro (italiani/immigrati, sani/malati, normali/devianti…) e sappia allargare le frontiere di un nuovo Noi che non escluda ma includa, dando la possibilità ad ognuno di essere stesso, d’incontrare l’altro e di vivere con dignità. In questo il mondo del privato sociale, dell’associazionismo, del volontariato, della cultura, della scuola, delle famiglie, delle istituzioni locali e delle singole persone deve imparare a costruire nuovi tipi di relazioni.

Intendiamo promuovere la partecipazione attiva e consapevole di tutti nella costruzione di una comunicazione dove l’altro sia finalità e non mezzo; dove le differenze siano un dono per tutti e la generosità nella relazione ridiventi un valore centrale legato al sentimento dell’uguaglianza.

Il progetto, articolato in tutta la Provincia di Rimini, affronterà i temi della società interculturale, dell’inclusione dei disabili e dell’accompagnamento attivo delle famiglie; del ruolo educativo delle famiglie, dell’alleanza pedagogica tra scuola e famiglia, del disagio diffuso tra gli adolescenti e i giovani nonché del grande potenziale della cittadinanza attiva con la creazione di una Università popolare del volontariato.

La Provincia vuole, inoltre, dare voce a chi non ha voce; vuole ridare un vero potere negoziale agli attori della comunità. Si tratta di favorire la cooperazione e la partecipazione di tutti, con le loro capacità e particolarità. Vogliamo attivare percorsi di cittadinanza vera e di ricostruzione del senso umano della dignità che è alla base di un vero sistema di diritti ma anche di doveri, in cui ognuno sa di essere legato agli altri.


Il contesto, le sue criticità e potenzialità

Viviamo in un mondo in trasformazione in cui una delle poche cose che riusciamo a capire è che questa trasformazione sta estendendo i suoi effetti su tutti noi. Assistiamo, infatti, a un profondo cambiamento nel modo in cui pensiamo noi stessi ma anche nel come costruiamo relazioni con gli altri: le forze occulte della globalizzazione stanno trasformando la nostra soggettività e, tramite essa, stanno anche trasformando i nostri legami interpersonali e comunitari.

La tendenza prevalente sembra essere non voler interessarci più di tanto alle cose che accadono attorno a noi o alle dinamiche relazionali di cui siamo co-protagonisti. Ci colpisce soltanto ciò che capita a noi come singoli; tendiamo a evitarci reciprocamente al punto di sentirci quasi a disagio se, per caso, i nostri sguardi incrociano altri sguardi poco familiari o non conosciuti.

Questi nostri atteggiamenti contribuiscono a rinforzare i due drammi collettivi più seri che stanno intaccando il senso di comunità e indebolendo la convivenza sociale. Ci riferiamo alla povertà relazionale e al suo effetto più dirompente, il sonnambulismo sociale. In un simile contesto non ha senso chiedere, per esempio, agli immigrati di “integrarsi”. Con cosa e con chi si dovrebbero loro integrare se il sociale, quale spazio per costruire relazioni, tende a indebolirsi sempre di più? Queste domande non sono per niente banali. Esse ci impongono di mettere in campo un insieme d’idee e d'iniziative per fare in modo che le comunità diventino più forti dal punto di vista delle loro capacità organizzative.

Che tipo di risultati intendiamo conseguire quando diciamo che vogliamo migliorare le capacità organizzative delle nostre comunità?

Se siamo d’accordo con l’idea di comunità come spazio relazionale, la costruzione della collaborazione, allora, è la condizione che potrà rendere possibile le potenzialità della comunità. In altre parole, vogliamo rendere più forte il modo come la comunità si organizza.

Nel darsi da fare per rendere più forte il modo come la comunità si organizza, bisognerà considerare i concetti di forza organizzata e di potere negoziale. Bisognerà, cioè, “mappare” le manifestazioni pratiche di questi concetti all’interno della comunità e analizzare quei fenomeni osservabili da cui si potranno evincere le capacità collettive relative ai concetti di forza organizzata e di potere negoziale. Individuare e monitorare questi aspetti del sociale implica non solo poter “misurare” il cambiamento di alcune caratteristiche sociali della comunità ma anche poter legittimare la capacità di decidere e di agire dei residenti organizzati.

Ma, quali sono gli elementi comunitari che dovrebbero cambiare quando una collettività sviluppa forza organizzata e di potere negoziale? Eccone alcuni:
  • Parallelamente a queste attività, occorrerà investire in informazione e sensibilizzazione su queste iniziative della Provincia di Rimini per coinvolgere i residenti e renderli partecipi del lavoro collettivo che si andrà a fare.
     
  • Fiducia: cioè, la percezione che i membri di una comunità hanno gli uni nei confronti degli altri e, in particolare modo, nei confronti di chi esercita funzioni di servizio verso la comunità.
     
  • Altruismo: la misura in cui gli attori sono disponibili a sacrificare benefici personali per il beneficio dell'intera comunità. L’altruismo si riflette in atteggiamenti quali la generosità, la solidarietà, la lealtà, l’attenzione, ecc. Più una comunità sviluppa altruismo e più acquisisce forza e capacità protagonistica.
     
  • Unità: vale a dire, la percezione condivisa di appartenere alla comunità. E’ il grado con cui i componenti di una comunità sono disponibili, malgrado le loro differenze di opinioni o altro, a cooperare per uno scopo comune.
     
  • Organizzazione: condizione per cui i componenti di una comunità percepiscono il loro ruolo nel sostenere, insieme, l’idea di collettività. L’organizzazione comunitaria comprende le strutture, le procedure, i processi decisionali, l'efficacia, la divisione del lavoro e la complementarietà di ruoli e funzioni.
     
  • Leadership: le persone riconosciute come leader hanno potere, influenza e capacità di far cambiare lo stato delle cose. La leadership che ottiene risultati nel tempo è quella che asseconda le decisioni della comunità, svolgendo un ruolo di facilitatore di processi connettivi. L’idea, insomma, è di essere consapevoli di agire per superare l’abusato concetto di “leader di comunità” a favore di quello molto più rivoluzionario, cioè, “comunità di leader”.
     
  • Informazioni: la forza di una comunità dipende anche dalle informazioni cui ha accesso, soprattutto se di qualità. L’informazione qualitativa, a sua volta, dipende dalla capacità delle persone e delle comunità di elaborarle, analizzarle e interpretarle. Questi atti consentirebbero di elevare consapevolezza e conoscenza dei componenti della comunità.

Questi sono i concetti chiave che dobbiamo promuovere se vogliamo, seriamente, contribuire a ridare dignità protagonistica al tessuto connettivo delle nostre comunità. Pensiamo alla valorizzazione degli spazi di socialità. Pensiamo allo sport, alla musica, alle biblioteche comunali o alle piazze pubbliche quali tipici luoghi d’incontro di dialogo e di aggregazione; pensiamo alla promozione iniziative tra residenti locali e stranieri, ecc.

Altre ipotesi operative da mettere in campo perché le comunità possano essere inserite in processi di empowerment, sono le seguenti:

1. Connettere le famiglie di origine straniera con il territorio

Rete con le associazioni delle comunità straniere più rappresentate

Focus group con le famiglie, organizzati in collaborazione con le associazioni di migranti, per individuare i problemi maggiormente sentiti.

Presentazione alla cittadinanza del lavoro con la proposta di momenti di convivialità e incontro che valorizzino le varietà culturali presenti nei territori della Provincia.

2. Costruire spazi di supporto alla genitorialità

Costruire una rete tra le realtà del pubblico e del privato sociale che sul territorio lavorano con e per le famiglie;

Formare una rete di esperti informali in grado di costruire iniziative adeguate ai bisogni delle famiglie residenti;

Organizzare momenti e occasioni di incontro sui temi dell’educazione e delle relazioni tra genitori e figli, che permettano la partecipazione di tutto il nucleo familiare;

Prendersi cura della dimensione del “quotidiano” delle famiglie (oggi invasa da insicurezza, ansia, inquietudine), nella consapevolezza che il vivere quotidiano rappresenta l’ambito privilegiato di prevenzione primaria e di intervento precoce sul disagio.

Sul versante della pubblica amministrazione e degli enti locali, è chiaro che l’idea di costruire la comunità educante richiederà la riorganizzazione interna delle strutture decisionali chiamate a collaborare con le iniziative della Provincia.

Sarebbe importante che, in ciascun Comune della Provincia si possano creare dei Coordinamenti Interassessoriali in cui competenze quali le politiche educative, culturali, sportive, sociali e della partecipazione possano elaborare delle strategie unificate d’intervento. Si tratterebbe, in sostanza, di raggruppare i compiti e le competenze degli assessorati comunali in tre macro aree settoriali per introdurre una logica integrata di programmazione del lavoro e degli interventi territoriali (l’idea è di evitare la frammentazione d’interventi fra le aree affini del sistema).


Lo schema ipotizzabile potrebbe essere il seguente:

Area dei Servizi alla Persona:
Servizi socio-sanitari - Politiche per la famiglia - Terza età - Politiche giovanili - Sport e tempo libero – Scuola – Biblioteca - manifestazioni culturali - Politiche della comunicazione - Associazionismo, partecipazione e volontariato

Area delle Politiche Territoriali:
Urbanistica generale - Edilizia - Paesaggio e ambiente – Aree demaniali - Polizia rurale - Lavori pubblici e patrimonio - Viabilità e sicurezza stradale - Cimiteri e verde pubblico

Area Economica e delle risorse Umane:
Bilancio e Tributi - Attività economiche varie - Gestione delle risorse umane - Fiere e mercati - Organi istituzionali interni - Sistema informatico

Ovviamente, ciascun Assessorato continuerà a portare avanti le proprie competenze, compiti e attività ma dovrà tener conto delle finalità che si vogliono raggiungere con il progetto di costruzione della Comunità educante e inclusiva: combattere la povertà relazionale e il sonnambulismo sociale; arricchire il senso di appartenenza e la coesione sociale. In breve: produrre RICCHEZZA RELAZIONALE.

 
 
 

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