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La situazione del mercato del lavoro locale
Dichiarazione dell’assessore alle Politiche del lavoro della Provincia di Rimini, Meris Soldati

9 giugno 2014

“Dopo un picco a inizio anno, dalla primavera sono statisticamente in diminuzione i tavoli provinciali attivati per fronteggiare crisi occupazionali. Un dato tutto da interpretare perché, se abbinato al fatto che non accennano a diminuire dimensione e numero del ricorso alla cassa integrazione straordinaria e in deroga, dipinge uno scenario quantomeno immutato rispetto alle difficoltà già registrate durante il corso del 2013.

Uno scenario contraddittorio in cui il miglioramento statistico di per sé non porta ad affermare che si stia affermando un cambiamento di rotta rispetto all’uscita del nostro territorio dalla crisi economica ma anzi una più probabile assuefazione alle difficoltà. Diverse aziende, infatti, pur avendo utilizzato tutte le diverse tipologie di ammortizzatori, non riescono alla fine del percorso a rimanere sul mercato. Il Bollettino del lavoro relativo all’anno 2013 segnala, a tal proposito, alcuni utili indicazioni su ammortizzatori sociali, cassa integrazione e liste di mobilità.”


Liste di mobilità, aziende con più di 15 dipendenti

Se si prende in considerazione la serie storica riguardante gli iscritti nelle liste di mobilità per aziende con più di 15 dipendenti nella provincia di Rimini,il numero dei licenziamenti, individuali e collettivi, continua a salire. I lavoratori entrati in mobilità arriva nel 2013 a toccare quota 2.500 unità, con un incremento annuo di nuovi ingressi pari al 7,6% nel 2010, al 16,3% nel 2011, e al 18,1% nel 2012.

Appare evidente come questi licenziamenti siano spesso l’esito conclusivo di crisi aziendali iniziate negli anni precedenti e per le quali il ricorso alla cassa integrazione non è riuscito ad evitare una riduzione del personale o addirittura il fallimento dell’impresa.

Se il dato del 2010 è in parte condizionato dall’entrata dell’alta valmarecchia in Provincia di Rimini, la crescita nei due anni seguenti è interamente riconducibile alla crisi delle imprese locali. Nel 2013 la curva delle iscrizioni alla lista di mobilità subisce un crollo, ma il dato va analizzato purtroppo, non alla luce di un miglioramento improvviso del quadro economico, ma quanto dei cambiamenti legislativi (l’introduzione, con nuovi criteri di accesso, della ASPI e mini aspi come uniche forme di sostegno al reddito in caso di perdita dell’impiego, sostituendo così le indennità di disoccupazione e mobilità).

Ne è la conferma il fatto che I licenziamenti da aziende con più di 15 dipendenti sia salito senza soluzione di continuità dall’avvento della crisi, triplicando dal 2008 al 2012, e proseguendo anche nel 2013, quando gli iscritti superano quota 700, facendo registrare un +53,4% rispetto l’anno precedente. Di questi, oltre il 60% provengono dal settore manifatturiero, ma i dati mostrano un allargamento della crisi anche al settore dei servizi, in particolare quelli rivolti alle imprese. Tra questi, i lavoratori che sono riusciti a farsi riassumere sono circa il 30%, laddove il 70,4% non ha più trovato un impiego. La prevalenza di questi riguarda lavoratori maschi in età “matura”, il che non rappresenta una novità e conferma i rischi per questa fascia di persone di una disoccupazione prolungata.


Liste di mobilità

Più in generale il numero complessivo di persone iscritte alle liste di mobilità (comprendente anche licenziamenti da aziende sotto i 15 dipendenti) fa segnare un trend costantemente in crescita dal 2007 al 2013.

Nel 2008 gli iscritti eramo 1.500 con un +13,2% rispetto il 2007, nel 2009 lo strappo con un +63,5% che porta gli iscritti al 31/12/2009 a quota 2.500. Iscritti che continuano a crescere fino arrivare alla fine del 2012 a 4.250 unità. Il 2013, come sopra, risente invece delle modifiche normative, riportando il totale complessivo poco sopra le 300 unità, un valore comunque ampiamente superiore a quello del già difficile 2009. Di questi il 56,4% sono uomini, ma il trend del 2013 vede un forte incremento della componente femminile (+8,9%).

A farne maggiormente le spese lavoratori over 45enni. La sovraesposizione crescenti di donne e lavoratori “maturi” non è un dato da trascurare in quanto costituiscono due segmenti particolarmente deboli sul mercato.


I sussidi di disoccupazione

In questo ambito risulta ancora più complicata una comparazione con gli anni precedenti la riforma Fornero. In generale il quadro che emerge è quello di un significativo cambiamento nella composizione delle domande che, a fronte di un calo dei sussidi ordinari, vede un aumento molto più corposo dalle indennità a requisiti ridotti inserita dalle nuove norme.

Il saldo, purtroppo denota un aumento. Senza entrare nello specifico tecnico è sufficiente notare come le 39.977 domante di disoccupazione complessivamente presentate all’INPS di Rimini nel 2013 sono più del doppio rispetto quelle ricevute dallo stesso ente previdenziale prima della crisi (erano 17.218 nel 2008).


Cassa integrazione guadagni

Nel 2013 sia il ricorso alla cassa integrazione ordinaria che a quella straordinaria si riducono sensibilmente, in quanto la prima diminuisce del 31,1% ritornando quasi a livello del 2011(circa 900.000ore); mentre la seconda si riduce del 15,2% rispetto al 2012, raggiungendo 3.803.594 ore.

Questo calo non va tuttavia interpretato come il segno di una “svolta” nello stato di crisi in cui versa l’economia locale per almeno due ragioni. Innanzitutto a queste riduzioni si accompagna un aumento assai consistente degli ammortizzatori sociali in deroga, in secondo luogo perché proprio la cassa integrazione straordinaria rappresenta il primo passo verso una riduzione degli organici aziendali e, dunque, un suo impiego così consistente lascia molte ombre sul futuro occupazionale degli stessi lavoratori coinvolti.

Nel 2013 questo ammortizzatore sociale ha registrato un aumento del 34,4% per gli operai (le ore autorizzate si avvicinano ai 3.000.0000) mentre per gli impiegati l’aumento è stato del 5% con un totale orario vicino alle 1.360.000. Il commercio e la meccanica sono i settori più coinvolti.In generale, l’effetto finale di queste dinamiche si traduce in un incremento delle ore di Cassa integrazione autorizzate che al termine del 2013 sfiora in provincia di Rimini il 180%.

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