Presidi socio assistenziali nella Provincia di Rimini
anno 2001

IL REPORT

capitolo 2                                              
GLI INTERVENTI E I SERVIZI SOCIALI NELLA PROVINCIA DI RIMINI
 

Cosa sono i servizi sociali oggi?  

Gli interventi e i servizi sociali: una ripartizione tipologica 


Cosa sono i servizi sociali oggi?

La legge di riforma dell’assistenza n. 328 dell’8/11/00  “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” rappresenta il primo tentativo legislativo (dopo quasi un secolo dalla precedente “legge Crispi”, alla quale si sono succeduti una miriade di provvedimenti di settore) di introdurre una nuova filosofia del sociale basata non più sull’assistenzialismo, ma sulla promozione di opportunità e lo sviluppo della persona: una sorta di “nuovo umanesimo”, che percepisce l’uomo al centro del sistema sociale, come portatore di diritti, lungo tutto l’arco della sua vita, a partire dalla condizione fisiologicamente naturale dell’essere genitore, minore, adolescente, anziano, o anche trovandosi in condizione di conclamata necessità, come nel caso della persona disabile (o preferiamo, diversamente abile), in difficoltà familiare, economica, psicologica, legata ad uno stato di dipendenza patologica o non autosufficiente.

Tale nuova filosofia del sociale porta alla definizione dei servizi sociali come di “tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti e a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse quelle assicurate dal sistema previdenziale, dal sistema sanitario e dalle attività garantite in sede di amministrazione della giustizia”[1].

A partire da questa definizione, la nuova legge regionale n. 2 del 12 marzo 2003 intende promuovere la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali stabilendo in estrema sintesi:

cosa intende per interventi e servizi del sistema locale dei servizi sociali a rete;

quali sono i soggetti del sistema integrato.

Rispetto al primo punto, tale legge stabilisce che il sistema locale si compone di un insieme di servizi ed interventi progettati e realizzati in maniera integrata e coordinata nei vari settori che riguardano la vita sociale, e che i servizi e gli interventi del sistema locale comprendono in particolare:

  1.  consulenza e sostegno alle famiglie ed a chi assume compiti connessi al lavoro di cura ed alle responsabilità genitoriali, anche attraverso la disponibilità di servizi di sollievo;

  2. servizi ed interventi a sostegno della domiciliarità rivolti a persone che non riescono senza adeguati supporti a provvedere autonomamente alle esigenze della vita quotidiana;

  3. accoglienza familiare di persone prive di adeguate reti familiari;

  4. servizi ed interventi residenziali e semiresidenziali volti all’accoglienza di persone i cui bisogni di cura, tutela ed educazione non possono trovare adeguata risposta al domicilio;

  5.  servizi ed interventi volti ad affiancare anche temporaneamente, le famiglie negli impegni e responsabilità di cura;

  6. servizi ed interventi, quali case e centri antiviolenza, finalizzati a fornire consulenza, ascolto, sostegno ed accoglienza a donne, anche con figli, minacciate o vittime di violenza fisica, sessuale, psicologica e di costrizione economica;

  7. servizi ed interventi di prevenzione, ascolto, sostegno ed accoglienza per minori vittime di abuso, maltrattamento ed abbandono;

  8. servizi ed interventi volti a promuovere opportunità per adolescenti e giovani nei loro ambienti di vita, anche attraverso l’utilizzo di spazi di ascolto, aggregazione e socializzazione;

  9. servizi ed interventi di prima necessità rivolti a persone a rischio di emarginazione, anche per l’accoglienza, il sostegno e l’accompagnamento nei percorsi di inserimento sociale;

  10. interventi di sostegno all’inserimento e reinserimento lavorativo delle persone disabili ed in stato di svantaggio;

  11. servizi di informazione, ascolto ed orientamento sui diritti e le opportunità sociali, sui servizi e le risorse del sistema locale e sulle modalità di accesso;

  12. misure di contrasto delle povertà e di sostegno al reddito.

Rispetto ai soggetti del sistema integrato, i Comuni promuovono e garantiscono la realizzazione del sistema locale dei servizi sociali a rete al fine di dare risposta ai bisogni sociali della popolazione. In forza di ciò, la legge regionale attribuisce ai Comuni un ruolo da primo protagonista, riconoscendo la titolarità delle funzioni amministrative e dei compiti di programmazione, progettazione e realizzazione del sistema locale dei servizi sociali a rete, dell’erogazione dei servizi e delle prestazioni sociali. Ciò avviene in forma singola od associata, e di norma in ambito distrettuale, assicurando e promuovendo anche il concorso dei soggetti del Terzo Settore e delle Aziende pubbliche di servizi alla persona (ex IPAB), potendosi i Comuni avvalere di queste ultime  per la gestione dei servizi e delle attività.

I Comuni esercitano in particolare le funzioni in materia di:

 tutela dei minori, anche mediante la collaborazione con l’autorità giudiziaria competente;

 assistenza sociale;

autorizzazione e vigilanza su strutture e servizi socio-assistenziali e socio-sanitari;

accreditamento di strutture e servizi socio-assistenziali e socio-sanitari;

concessione dei trattamenti economici a favore degli invalidi civili;

emergenza sociale.

I Comuni possono inoltre delegare la gestione di attività o servizi socio-assistenziali alle Aziende unità sanitarie locali in ambito di norma distrettuale con bilanci e contabilità separate. L’Azienda unità sanitaria locale assume la gestione di attività o servizi delegati omogenei per area di intervento ed ambito territoriale.

Per la gestione delle attività e dei servizi socio-assistenziali delegati, l’Azienda unità sanitaria locale ed il Comune stipulano apposita convenzione nella quale vengono definiti:

la struttura organizzativa distrettuale cui compete la gestione dei compiti e degli interventi connessi alle attività ed ai servizi delegati;

le caratteristiche ed i volumi di attività e prestazioni;

i criteri per la quantificazione delle risorse finanziarie necessarie per la gestione delle attività e dei servizi delegati, la loro entità e le modalità per il loro trasferimento all’Azienda unità sanitaria locale;

la periodicità ed i contenuti delle informazioni da fornire ai Comuni, con particolare riguardo alle attività svolte, alle prestazioni erogate ed all’andamento della spesa.

Le Aziende unità sanitarie locali possono inoltre partecipare a forme di gestione di attività e servizi socio-sanitari costituite dagli Enti Locali (consorzi per la gestione dei servizi alla persona, ecc.) al fine di migliorare l’integrazione professionale nei servizi stessi e favorire semplificazioni gestionali.

Altro importante soggetto del sistema integrato è costituito dalle espressioni di auto-organizzazione della società civile in ambito sociale comunemente note come Terzo Settore, cui la legge regionale n. 2 del 12 marzo 2003 - conformemente ai dettami della legge nazionale quadro 328/00 - riconosce il ruolo di partecipante alla programmazione, alla progettazione, realizzazione ed erogazione degli interventi del sistema locale dei servizi sociali a rete.

Una condizione fondamentale perché poi il Terzo Settore, così come altri soggetti pubblici e privati autorizzati possano gestire servizi socio-assistenziali e socio-sanitari in grado di assicurare una elevata qualità del sistema integrato e facilitare i rapporti tra i servizi, le strutture ed i cittadini è l’accreditamento concesso dai Comuni capodistretto, i quali esercitano le funzioni relative una volta acquisito il parere di un apposito organismo tecnico di ambito provinciale.

Gli interventi e i servizi sociali: una ripartizione tipologica

Nella illustrazione che intendiamo compiere sui principali interventi e servizi sociali  caratterizzanti il sistema di welfare locale e dunque il sistema integrato che con la legge regionale

n. 2 del 12 marzo 2003 si intende promuovere, abbiamo scelto di partire da tre macrotipologie di intervento adottate dalla stessa Regione Emilia-Romagna nel percorso di elaborazione e licenziamento delle linee guida per la predisposizione e l’approvazione dei Piani di Zona 2002/2003. 

Possiamo dunque ricondurre tutti gli interventi e i servizi sociali a una delle seguenti categorie:

1. Interventi/servizi comunitari e residenziali;
2. Interventi/servizi diurni-semiresidenziali;
3. Interventi/servizi territoriali, domiciliari, di sostegno familiare.

Nei prossimi tre paragrafi cercheremo di fornire una definizione e una panoramica sugli specifici interventi e servizi presenti nel sistema di welfare dei due Distretti socio-sanitari della provincia di Rimini, compiendo l’operazione di ricondurre tali servizi a una delle tre macrotipologie indicate.

2.1 Gli interventi comunitari e residenziali.

Si tratta di interventi che si caratterizzano per la disponibilità di una struttura come principale ambito di realizzazione, nella quale l’utente trascorre la maggior parte della vita diurna e trova riposo nelle ore notturne.

Le strutture socio-assistenziali di questo tipo presenti sul territorio riminese si rivolgono alla coppia madre/bambino, ai minori, ai disabili, agli anziani, agli immigrati.

Le comunità madre/bambino sono strutture che offrono soluzione abitativa, supporto materiale ed emotivo alla coppia madre-bambino nelle situazioni di difficoltà, prevalentemente socio-economica della donna: è il caso dei centri di accoglienza alla vita e dei centri per donne sole con figli.

Le strutture residenziali per minori sono destinate a minori temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo, vanno pertanto ad integrare o sostituire temporaneamente funzioni familiari compromesse, e ad offrire al bambino e all’adolescente un ambiente educativo-relazionale per rielaborare un progetto sul futuro. Sono quindi destinate ai minori presenti sul territorio regionale che:

siano temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo, anche per motivi soggettivi, e per i quali non sia possibile un conveniente affidamento familiare;

necessitino di una collocazione extra-familiare prescritta da un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Le strutture socio-assistenziali residenziali per minori:

perseguono obiettivi e adottano metodi educativi fondati sul rispetto dei diritti del minore, sull’ascolto e la partecipazione dello stesso al progetto che lo riguarda;

favoriscono relazioni significative tra i ragazzi e tra essi ed i genitori, agevolando in particolare le relazioni tra fratelli, laddove abbiano un significato positivo;

favoriscono i rapporti degli ospiti con il contesto sociale attraverso l’utilizzo dei servizi scolastici, del tempo libero, socio-sanitari, e di ogni altra risorsa presente all’interno del territorio;

collaborano con i servizi sociali territoriali preposti alle funzioni di tutela e vigilanza dell’infanzia e della età evolutiva, e con le autorità giudiziarie competenti.

Tali strutture sono:

Comunità di pronta accoglienza;
Comunità educativa;
Comunità di tipo familiare (casa famiglia).
 

La comunità di pronta accoglienza è una struttura destinata a minori in situazione di grave pregiudizio che necessitano di una risposta urgente e temporanea di ospitalità, mantenimento, protezione, accudimento, in attesa di una collocazione stabile o di un rientro in famiglia. Risponde alle finalità di superare la fase del bisogno improvviso mediante l’accoglienza d’urgenza, e di offrire ospitalità e assistenza qualificate sul piano educativo-relazionale e della cura della persona per il tempo necessario ad individuare e mettere in atto l’intervento più favorevole e stabile per il minore.

La comunità di pronta accoglienza può inoltre accogliere fino ad un massimo di 6 minori quando l’utenza è composta da bambini e preadolescenti, e fino ad un massimo di 12 minori quando l’utenza è composta da adolescenti.

Nella comunità di pronta accoglienza devono essere garantiti i servizi e le prestazioni di:

accoglienza 24 ore su 24;
assistenza tutelare diurna e notturna;
somministrazione pasti;
sostegno educativo, all’inserimento scolastico, lavorativo e sociale;
organizzazione ed assistenza del tempo libero (attività sportive, ricreative, culturali).

La comunità educativa è una struttura destinata a preadolescenti ed adolescenti ai quali la famiglia non sia in grado di assicurare temporaneamente le proprie cure, o per i quali non sia possibile la permanenza nel nucleo familiare originario. Assolve compiti temporaneamente sostitutivi o integrativi della famiglia, avendo come obiettivi specifici l’educazione e l’acquisizione di autonomia ed indipendenza e, ove possibile, il reinserimento nella famiglia di origine. Accoglie fino ad un massimo di 10 minori, può ammettere altri 2 minori per pronta accoglienza.

Nella comunità educativa devono essere garantiti i servizi e prestazioni di assistenza tutelare diurna e notturna, somministrazione pasti, sostegno educativo, all’inserimento scolastico, lavorativo e sociale, organizzazione ed assistenza del tempo libero (attività sportive, ricreative, culturali).

Inoltre vanno garantiti il coinvolgimento e la partecipazione dei minori all’organizzazione ed allo svolgimento delle attività quotidiane.

La Comunità di tipo familiare è una struttura socio-assistenziale caratterizzata dalla convivenza continuativa e stabile di due o più adulti che offrono ai minori un rapporto di tipo genitoriale ed un ambiente familiare sostitutivo con relazioni stabili e affettivamente significative. Può accogliere fino ad un massimo di cinque minori, può essere ammesso un ulteriore minore solo per l’accoglienza di fratelli o per pronta accoglienza. Anche in questo tipo di struttura deve essere assicurato il coinvolgimento e la partecipazione dei minori all’organizzazione ed allo svolgimento delle attività quotidiane; vanno inoltre garantiti i servizi e prestazioni di assistenza tutelare diurna e notturna, somministrazione pasti, sostegno educativo, all’inserimento scolastico, lavorativo e sociale, organizzazione ed assistenza del tempo libero (attività sportive, ricreative, culturali).

Alle strutture residenziali per minori sopra descritte si affiancano le case famiglia che nella realtà territoriale riminese accolgono prevalentemente minori in situazioni di difficoltà privi di ambiente familiare idoneo. Si caratterizzano come contesti di vita in grado di assicurare una risposta organizzata a bisogni primari (vitto, alloggio, assistenza sanitaria), stabilità e sviluppo affettivo, educazione, mantenimento, assistenza, partecipazione/reinserimento nell'ambiente sociale.

Le strutture socio-assistenziali residenziali rivolte ai disabili presenti sul territorio provinciale riminese sono i centri socio-riabilitativi residenziali e i gruppi appartamento.

I centri socio-riabilitativi residenziali sono destinati a cittadini portatori di handicap di età di norma non inferiore ai 14 anni. In presenza di soggetti che rientrano per età nella fascia dell'obbligo scolastico, ne deve essere garantita la frequenza scolastica.

Tali centri forniscono ospitalità ed assistenza a cittadini che – per le caratteristiche dell’handicap di cui sono portatori – necessitano di assistenza continua e risultano privi del necessario supporto familiare o per i quali la permanenza nel nucleo familiare sia valutata temporaneamente o definitivamente impossibile o contrastante con il progetto individualizzato. Queste strutture attuano interventi volti alla acquisizione della autonomia individuale nelle attività quotidiane, al potenziamento delle capacità cognitive e relazionali, ed attivano strategie per l’integrazione sociale. Accolgono di norma fino ad un massimo di 20 ospiti, la cui attività deve essere organizzata per gruppi non superiori di norma a 8 ospiti.

Nei centri socio-riabilitativi residenziali devono essere garantiti i servizi e prestazioni di: assistenza tutelare diurna e notturna, somministrazione pasti, assistenza agli ospiti nell’espletamento delle normali attività e funzioni quotidiane, attività aggregative, ricreativo culturali e di mobilizzazione, attività terapeutico-riabilitative-educative finalizzate all’acquisizione e/o al mantenimento delle abilità fisiche, cognitive, relazionali e delle autonomie personali, prestazioni sanitarie programmate in relazione alle specifiche esigenze dell’utenza ospitata.

I gruppi appartamento - detti anche comunità alloggio - sono strutture residenziali a tipologia edilizia simile a "casa di civile abitazione" per disabili adulti che vivono vita comunitaria con il supporto di operatori.

Le strutture residenziali per anziani presenti nei due Distretti della provincia di Rimini sono case di riposo, case protette ed RSA.

La casa di riposo è detta anche casa albergo o albergo per anziani, ed è struttura socio-assistenziale destinata ad anziani non autosufficienti di grado lieve che offre ospitalità ed assistenza, occasioni di vita comunitaria e disponibilità di servizio per l'aiuto nelle attività quotidiane, stimoli e possibilità di attività occupazionali e ricreativo-culturali, di mantenimento e riattivazione.

La capacità ricettiva della casa di riposo non può superare i 120 posti residenziali. Inoltre, presso tale struttura devono essere garantiti i servizi e le prestazioni di: assistenza tutelare diurna e notturna, somministrazione pasti, assistenza infermieristica ove richiesta dai piani individuali di assistenza, attività aggregative, ricreativo-culturali e di mobilizzazione, assistenza agli ospiti nell'espletamento delle normali attività e funzioni quotidiane.

La casa protetta/RSA è una struttura socio-sanitaria residenziale destinata ad accogliere, temporaneamente o permanentemente anziani non autosufficienti di grado medio ed elevato che non necessitano di specifiche prestazioni ospedaliere.

Entrambe, come le case di riposo, forniscono ospitalità ed assistenza, occasioni di vita comunitaria e disponibilità di servizi per l'aiuto nelle attività quotidiane, stimoli e possibilità di attività occupazionali e ricreativo-culturali, di mantenimento e riattivazione. Di più rispetto alle case di riposo, offrono assistenza medica, infermieristica e trattamenti riabilitativi per il mantenimento e miglioramento dello stato di salute e di benessere dell'anziano ospitato.

Di norma la casa protetta ospita anziani non autosufficienti con bisogni assistenziali di diversa intensità (disturbi comportamentali, elevati bisogni sanitari correlati ad elevati bisogni assistenziali, disabilità severe e moderate), mentre la RSA ospita anziani non autosufficienti con elevati bisogni sanitari e con  correlati elevati bisogni assistenziali o disturbi comportamentali.

La capacità ricettiva della casa protetta/RSA è di norma pari ad un massimo di 60 posti residenziali con una organizzazione degli spazi e delle prestazioni per nuclei di ospiti di circa 20-30 persone per ciascuno. Le strutture con capacità ricettiva superiore che in ogni caso non può superare il limite di 120 posti, devono anch'esse organizzare spazi e prestazioni per nuclei di circa 20-30 persone ciascuno.

Nella casa protetta/RSA devono essere garantiti i servizi e prestazioni di: assistenza tutelare diurna e notturna, somministrazione pasti, attività aggregative, ricreativo-culturali e di mobilizzazione, assistenza agli ospiti nell'espletamento delle normali attività e funzioni quotidiane, assistenza sanitaria comprensiva di prestazioni medico-generiche, infermieristiche, riabilitative e di somministrazione di farmaci.

I Distretti della provincia di Rimini rilevano infine la presenza di centri di accoglienza abitativa per immigrati, che sono alloggi di prima e seconda accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, immigrati regolarmente soggiornanti per motivi diversi dal turismo impossibilitati temporaneamente a provvedere in modo autonomo alle proprie esigenze alimentari e/o alloggiative e di sussistenza. Tali strutture sono finalizzate a rendere autosufficienti gli stranieri ospitati, provvedono ove possibile, ai servizi socio-sanitari,  sociali e culturali idonei a favorire l'autonomia e l'inserimento degli ospiti nella comunità sociale, all'offerta di occasioni di apprendimento della lingua italiana, di formazione professionale, di scambi culturali con la popolazione italiana.

2.2 Gli interventi diurni/semiresidenziali.

Sono servizi che si realizzano grazie alla disponibilità  di una o più strutture presso le quali l'utente viene impegnato in attività di diverso tipo durante l'orario diurno.

I servizi diurni presenti sul territorio riminese si rivolgono ai minori, ai disabili o agli anziani.

I centri diurni socio-assistenziali per minori sono strutture di ospitalità che svolgono accoglienza in regime semiresidenziale con caratteristiche di continuità rispetto ad attività educative, ricreative e di sostegno allo studio; prevedono il rientro quotidiano dei minori in famiglia ed evitano l'allontanamento degli stessi dal contesto sociale.

I centri socio-riabilitativi diurni sono strutture socio-sanitarie a carattere diurno destinate a cittadini portatori di handicap. L'accoglienza di utenti di età inferiore alla fascia dell'obbligo scolastico è da considerarsi eccezionale e comunque non possono essere accolti soggetti di età inferiore ai 14 anni.

Le finalità del centro socio-riabilitativo diurno sono quelle di attuare interventi volti alla acquisizione della autonomia individuale nelle attività quotidiane ed al potenziamento delle capacità cognitive e relazionali, di offrire un sostegno ed un aiuto al portatore di handicap e alla sua famiglia, supportandone il lavoro di cura, di attivare strategie per l'integrazione sociale dell'ospite.

Tale struttura accoglie di norma fino ad un massimo di 25 ospiti, la cui attività deve essere organizzata per gruppi non superiori di norma ad 8 ospiti.

Nel centro socio-riabilitativo diurno devono essere garantiti i servizi e prestazioni di: somministrazione pasti, assistenza agli ospiti nell'espletamento delle normali attività e funzioni quotidiane, attività terapeutico-riabilitative-educative finalizzate all'acquisizione e/o al mantenimento delle abilità fisiche, cognitive, relazionali e delle autonomie personali, attività di socializzazione e ricreativo-culturali, prestazioni sanitarie programmate in relazione alle specifiche esigenze dell'utenza ospitata, quali ad esempio, quelle mediche, infermieristiche, riabilitative. Deve anche essere garantita la pronta reperibilità in relazione ad esigenze sanitarie urgenti.

Il centro diurno assistenziale è una struttura socio-sanitaria a carattere diurno destinata ad anziani con diverso grado di non autosufficienza, e offre un sostegno ed un aiuto all'anziano e alla sua famiglia, potenzia, mantiene e/o compensa abilità e competenze relative alla sfera dell'autonomia, dell'identità, dell'orientamento spazio-temporale, della relazione interpersonale e della socializzazione, presta tutela socio-sanitaria. La capacità ricettiva del centro diurno assistenziale va di norma da un minimo di 5 ad un massimo di 25 ospiti. Presso tale struttura devono inoltre essere garantiti i servizi e le prestazioni di somministrazione pasti, assistenza infermieristica, attività aggregative, ricreativo-culturali e di mobilizzazione, assistenza agli ospiti nell'espletamento delle normali attività e funzioni quotidiane.

[1] Nota all’art. 1 c. 2 L. 8 novembre 2000 n. 328, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 13 novembre 2000.

 

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