DONNE & LAVORO  
 
  E’ noto che l’economia riminese è sempre stata caratterizzata da un alta propensione al terziario (commercio, turismo e pubblica amministrazione) e anche a una consistente presenza di lavoratori autonomi. La lettura incrociata di diverse fonti (forze lavoro Istat, censimenti dell’industria e dei servizi, registro imprese della Camera di Commercio di Rimini) permette di tracciare un quadro aggiornato del lavoro nella provincia di Rimini e di come si sia modificato negli ultimi dieci anni.

L’analisi delle caratteristiche strutturali del mercato del lavoro (indagine sulle forze lavoro [1] ) evidenzia che la provincia di Rimini ha un basso tasso di attività [2] (50,8%), rispetto alla media regionale (54,0%), ma è di poco superiore alla media italiana (49,1%). Anche per quanto riguarda tasso di occupazione [3] e tasso di disoccupazione [4] la performance provinciale non è positiva.

Nel 2003 il tasso di occupazione è risultato pari a 48,9%, contro una media regionale del 52,4%.

Il tasso di disoccupazione, pur in miglioramento da alcuni anni: 3,7% nel 2003, è superiore alla media regionale (3,1%) è invece significativamente più basso della media nazionale (8,7%).

 
 
 
  La specifica analisi di genere degli stessi tassi mostra il perdurare di un divario consistente tra la componente maschile e quella femminile per i tassi di attività e quelli di occupazione che restano molto più elevati per gli uomini mentre il tasso di disoccupazione è più elevato per le donne.

Per entrambe le componenti i tassi di disoccupazione sono più elevati nelle età giovanili (<30 anni) e diminuiscono al crescere delle età. Mentre i tassi di occupazione hanno un andamento diversificato tra i due sessi, infatti, per gli uomini aumentano progressivamente all’aumentare dell’età mentre le donne fanno registrare il valore massimo dei tassi di occupazione tra i 25 e i 29 anni e poi il tasso si riduce dopo i 30 anni probabilmente in corrispondenza delle nuove responsabilità familiari che esse si trovano ad affrontare.

Nella componente femminile si conferma una minore disponibilità al lavoro rispetto a quella maschile tra le  donne in età lavorativa (15-64 anni) quelle “non aventi possibilità o interesse a lavorare” sono il doppio degli uomini in pari condizione  (40 mila contro 20 mila).
 
 

 
  Secondo l’indagine Istat delle forze lavoro gli occupati nella provincia di Rimini ammontano nel 2003 nel complesso a 120 mila unità (72 mila uomini e 47 mila donne, pari rispettivamente al 60% e al 40%)  
 
  L’occupazione femminile risulta essere prevalentemente dipendente (70% contro il 58% degli uomini) e in massima parte concentrata nel terziario (83% contro il 61% degli uomini).

La disponibilità dei risultati del 8° censimento dell’Industria e dei Servizi (2001) ha permesso di sviluppare un’analisi di tipo temporale e settoriale più articolata rispetto a quella dell’indagine delle forze lavoro e anche di cominciare a quantificare le cosiddette forme atipiche recentemente introdotte dalle nuove riforme del mercato del lavoro (Co.Co.Co, interinali) e con l’esame del settore no-profit di valutare l’impegno sociale dei riminesi.

Considerando un decennio in cui si sono succedute le due rilevazioni censuarie (1991 e 2001) si è potuto constatare che gli addetti sono aumentati del 19%.

Nel 2001 le 31.857 imprese rilevate e le 34.428 unità locali presenti sul territorio provinciale riminese offrivano occupazione [5] a 111.027 addetti [6] (66.663 uomini e 44.364 donne, pari rispettivamente al 61% e al 39% del complesso degli addetti).
 
 



 
  Nel censimento precedente del 1991 gli addetti erano 92.989 (54.957 uomini e 38.032 donne, pari rispettivamente al 63,5% e al 36,5% del complesso degli addetti).  
 
 
  L’incremento complessivo degli occupati nelle imprese riguarda la componente femminile che è aumentata proporzionalmente di più di quella maschile (28,6% rispetto a 14,1%), indicando una più ampia partecipazione femminile al mercato del lavoro (dal 36,5% al 39% del complesso degli addetti).

L’incremento della partecipazione femminile si è avuto soprattutto nel lavoro dipendente sia nelle imprese che nelle istituzioni. Meno elevato l’incremento della componente maschile nel lavoro dipendente che addirittura registra una flessione nelle istituzioni.

Anche per il lavoro indipendente e autonomo si è registrato un incremento di addetti, ma in questo caso la componente femminile mostra un incremento meno significativo di quello della componente maschile.

I comparti più importanti dell’economia riminese sono riportati nella tabella successiva che contiene anche i numeri delle unità locali e il confronto con i dati del censimento di 10 anni prima. Le unità locali sono aumentate ma non in tutti i settori.

Nel comparto industriale e in quello del commercio al dettaglio vi è una sostanziale stabilità in termini di valori assoluti ma in termini percentuali questi comparti perdono peso nel complesso dell’economia riminese soprattutto a favore di altri settori che hanno notevolmente incrementato la loro presenza in particolare il settore pubblico (in questo decennio è nata la nuova provincia di Rimini) e quello professionale imprenditoriale.
 
 


 
 

La presenza femminile è più alta in alcuni settori (pubblica amministrazione, sanità, istruzione) e pressoché assente in altri (es. costruzioni).

 
 
 

La maggiore concentrazione di occupazione femminile si registra nel comparto “Pubblica Amministrazione e Sanità” (23% contro 9%), nel settore “Commercio al Dettaglio” (14% contro 7,5%). “Alberghi e Ristoranti” (14% contro 9%) mentre è pressocchè irrisoria nel settore “Costruzioni” (1% contro 12%) e in quello del “Commercio all’ingrosso” (4,5% contro 8%).

 
 
 
 

Nel riminese il decennio trascorso ha visto una espansione di alcuni settori del terziario (es. P.A e attività professionali) e contemporaneamente una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e non è da stupirsi se i settori che più si sono espansi sono proprio quelli che hanno accolto la maggiore domanda di lavoro da parte delle donne.

Infatti in dieci anni anche la ripartizione delle addette nei vari settori si è modificata e vi è una presenza occupazionale femminile meno consistente di dieci anni fa nell’industria manifatturiera e nel commercio al dettaglio contro una presenza più alta nella pubblica amministrazione e nelle attività professionali del terziario, settori che per altro nell’ultimo decennio hanno fatto registrare anche un incremento significativo in termini di unità locali.

Ma che ruoli occupano le donne in una economia come quella riminese a così alta vocazione verso il lavoro autonomo? Nei comparti dove più importante è la presenza di addette quale è l’apporto e il ruolo svolto dalle donne al lavoro? Sono più imprenditrici e lavoratrici autonome o dipendenti?

Nel settore industriale vi è la maggior concentrazione di lavoratori dipendenti (75%), ma con una diversa distribuzione tra uomini e donne, specialmente tra i vari comparti. La presenza più rilevante femminile è nel comparto Confezioni di Articoli di vestiario, preparazione e tinture di pellicce dove è occupata il 24% delle addette all’Industria.

Un altro 16,5% è occupata nel comparto Industrie Alimentari e delle Bevande, un ulteriore 10,3% lavora invece in quello della Preparazione e Concia del cuoio, Fabbricazione di articoli da viaggio, borse, calzature ecc.

Gli uomini addetti all’Industria sono per lo più concentrati nei comparti della lavorazione dei metalli e della  meccanica. (circa 40%)

Nel comparto della Pubblica Amministrazione gli addetti sono tutti dipendenti.quindi non vi sono particolari differenziazioni tra i due sessi.

Nel settore del commercio al dettaglio la percentuale di lavoratori autonomi nel complesso è pari al 63%, ma tra la componente maschile raggiunge il 72% degli occupati del settore mentre tra le donne è 56% delle occupate. Infatti le restanti addette sono dipendenti nel ruolo di commesse.

Anche nel settore Alberghi e Ristoranti (altro settore caratterizzato da una elevata presenza di lavoro autonomo (59 % degli occupati sono indipendenti)) le donne sono proporzionalmente più dipendenti degli uomini (uomini 32,65% e donne 42,2%).

Nei settori più innovativi o qualificati come quello della consulenza professionale (avvocati, commercialisti, notai, ecc) e quello della consulenza informatica, le donne sono normalmente più presenti come lavoratrici dipendenti che come lavoratrici in proprio.

L’8° censimento dell'industria ha anche cominciato a quantificare gli addetti del cosiddetto lavoro flessibile o parasubordinato introdotto e contemplati dalla ultima riforma del lavoro di M. Biagi: ci si riferisce in particolare ai collaboratori coordinati e continuativi e i lavoratori interinali, attività che seppure introducendo un maggiore precariato hanno permesso e incentivato l’inserimento o rinserimento lavorativo delle fasce più deboli del mercato del lavoro vale a dire donne e giovani.

Nel 2001 nella provincia di Rimini risultavano occupati come CoCoCo 5.154 addetti di cui il 56% maschi e 44% femmine, soprattutto nel comparto della pubblica amministrazione e delle attività imprenditoriali e professionali, ma anche nel commercio al dettaglio e alberghi e ristoranti in questo ultimo comparto soprattutto la componente femminile. Gli interinali erano solo 412 persone di cui il 60% uomini in prevalenza  occupati nel comparto manifatturiero.

Dati più recenti (2003) di fonte INPS presenti nell’ultimo rapporto della CCIAA mettono in luce come il numero di questi lavoratori parasubordinati si è già più che triplicato superando le 16 mila unità (il 43% sono donne).

 
 
 
 

Il lavoro parasubordinato è aumentato in maniera consistente nel 2003 (ultimo dato disponibile) passando da un totale di 12.993 del 2002 a 16.196. L’incremento totale è stato del 24,7%: 20,9% per i maschi, 30,0% per le femmine. Un terzo circa dei lavoratori parasubordinati ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni (32,55%).

Come detto in precedenza l’economia riminese è sempre stata caratterizzata da una presenza importante di lavoro imprenditoriale e autonomo. Gli imprenditori nel complesso sono 54.513 di questi 15.462 sono donne.

Le imprenditrici rappresentano il 27% degli imprenditori complessivi (15.462 su 54.513) e si trovano in prevalenza nel comparto del Commercio, degli Alberghi e Ristoranti, Attività immobiliare, noleggio, informatica, ricerca e dei Servizi alla Persona (parrucchiere, estetiste ecc.). Sono quasi del tutto assenti invece nel settore delle Costruzioni.

 
 
 
 


Tra le imprenditrici le donne sono presenti maggiormente sia nei ruoli di socia (29,5% contro il 16% degli uomini) che da titolare (32% contro il 37% degli uomini).

In particolare le titolari donne sono più presenti nel settore dei servizi personali mentre le socie nel comparto delle costruzioni e nel comparto noleggio, informatica e ricerca.

 
 
 
 

L’8 Censimento Istat dell’Industria e dei Servizi ha indagato sul comparto delle istituzioni no-profit composto da un eterogeneo universo di istituzioni private e delle imprese no profit che si caratterizzano per la “non distribuzione degli utili”. In queste istituzioni sono impegnati anche nella provincia riminese migliaia di volontari. Diventa così interessante valutare la presenza e la partecipazione femminile alle “imprese del sociale”.

I volontari complessivi sono risultati 12.187 di cui il 62% sono maschi. Nel complesso i volontari sono prevalentemente concentrati nelle Organizzazioni Associative, nelle Attività ricreative culturali e sportive e nella Sanità e altri servizi sociali.  In quest’ultimo settore sono concentrate oltre il 30% delle volontarie riminesi mentre gli uomini sono più numerosi nelle Attività Sportive.

Un approfondimento sul lavoro femminile riguarda la stima [7] del numero di donne occupate sia in famiglie con presenti figli minori o anziani ultra settantacinquenni che nel mercato del lavoro, che svolgono un multiruolo fuori e dentro casa.(Lavoro familiare+Lavoro extradomenstico)

Le famiglie in cui sono presenti minori sono circa 30.000, mentre quelle con ultra settantacinquenni sono 21.635, un piccolo sottoinsieme di famiglie (411) hanno sia minori che ultrasettantacinquenni.

L’analisi realizzata ha valutato che un 30% delle donne che vivono in famiglie con presenza di minori hanno comunque un’occupazione, mentre solo il 15% di quelle che vivono in famiglie con anziani hanno un lavoro extradomestica.

L’analisi va ancora approfondita ma pare abbastanza intuitivo spiegare il divario occupazionale riscontrato con il profilo delle donne che coinvolge. Le prime sono prevalentemente donne giovani con figli piccoli, con alti livelli di istruzione impegnate nella propria occupazione, magari iniziata prima della maternità che continuano anche con l’ausilio delle strutture pubbliche e private per l’infanzia ricoprendo simultaneamente i ruoli di madre e di lavoratrici.

Il secondo gruppo di donne che ha come carico familiare uno o più anziani ( ultrasettantacinquenne) ha circa 50 anni ed è meno inserito nel mercato del lavoro extradomenstico, o perché già pensionata o perche da sempre casalinga. La scelta di cura dei componenti familiari è conseguente al ruolo che la società assegna alle donne. Anche perché i servizi di sostegno alla popolazione anziana sono ancora sottodimensionati rispetto alle crescenti necessità di questa fascia di popolazione.

 
 
 
 
 
 
 

[1] Istat, medie 2003

[2] Tasso di attività rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro (occupati + in cerca di occupazione) e la popolazione di 15 anni e oltre

[3] Tasso di occupazione rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15 anni e più

[4] Tasso di disoccupazione rapporto tra la persone in cerca di lavoro e le forze di lavoro di lavoro

[5] Naturalmente gli occupati non saranno tutti “riminesi” ma anche residenti fuori provincia che lavorano presso imprese riminesi tale componente si può pensare in parte riequilibrata dai “riminesi” che non lavorano in provincia. La sostanziale corrispondenza tra residenti che lavorano fuori provincia e non residenti che lavorano nella nostra provincia è avvalorata anche da recenti studi sulla mobilità per lavoro dove questi flussi in entrata e in uscita risultavano equivalenti.

[6] Per addetti l’Istat Intende quelli dipendenti e indipendenti ed esclude i co.co.co. i volontari e gli interinali che comunque ha cominciato a rilevare nell’ultimo censimento del 2001.

[7]   La stima si è resa possibile analizzando congiuntamente i dati anagrafici delle famiglie con i dati degli avviamenti forniti dall’Ufficio del lavoro.