DONNE & POPOLAZIONE  
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L'immigrazione straniera
 
 
 
 
  Nella popolazione riminese che ha raggiunto all’1° gennaio 2004 le 283.239 unità la componente femminile ha un peso del 51,3% (145.426 femmine contro 137.813 maschi).

Il peso percentuale dei due sessi però varia a seconda della classe d’età considerata: se si analizzano le percentuali di popolazione femminile per singolo anno di età si nota che dalla nascita e fino verso i 48 anni le donne risultano numericamente inferiori ai maschi. Fino ai 5 anni di vita si hanno 1,1 maschio per ogni femmina, poi il rapporto si riequilibra tra i 40 e i 50 anni, da qui in poi si ha un nuovo sbilanciamento, questa volta a favore della componente femminile che nella classe dei settantenni vede un rapporto di 1,2 donne per ogni uomo e in quella degli ultraottantaquatrenni il rapporto sale a 2 a 1 a favore delle donne. Fenomeno dovuto in particolare alla maggiore longevità delle donne che hanno una aspettativa di vita alla nascita di 83 anni, mediamente di 6,2 anni più lunga degli uomini e quindi si trovano ad affrontare un percorso di vita più lungo e forse anche più complesso.

Anche l'età media delle donne (44 anni) risulta di tre anni superiore a quella dei maschi (41 anni)
 
 
 
  Le piramidi per età mostrano come in 10 anni si sia modificata la struttura per età della popolazione: continua a stringersi la base (le coorti giovani sono meno numerose), sta crescendo la generazione del boom demografico oggi intorno ai 40 anni e si allarga la parte alta della piramide soprattutto per la componente femminile per effetto della maggiore longevità delle donne.

L’analisi di genere per sesso età e stato civile mette in luce come i percorsi di vita di uomini e donne si differenziano nelle varie fasce di età. Se al crescere dell’età donne e uomini abbandonano progressivamente la condizione di stato civile di celibi/nubili (prima per le donne), nelle età più anziane le donne restano spesso vedove (12% contro il 2,4% degli uomini) e devono passare l’ultima parte della vita da sole o ricongiungersi con le famiglie dei figli.

Possiamo dire che la vita anche dal punto di vista demografico è fatta di eventi (nascite, matrimoni, divorzi separazioni, morti emigrazioni immigrazioni)

Le diverse percentuali di stato civile tra uomini e donne sono dovute, oltre alla longevità del sesso femminile anche al fatto che i vedovi tendono a risposarsi, mentre le donne mantengono più frequentemente il loro stato di vedovanza
 
 

Percentuali di maschi e femmine per stato civile

 
  Nel complesso della popolazione riminese le persone coniugate risultano 144.756, equamente divise fra uomini e donne e concentrate, prevalentemente, nelle classi d’età 35-44 anni (23,5%), 45-54 anni (21,1%) e 55-64 anni (20,1%).  
 
 
 
  IL MATRIMONIO  
  In aumento l’età al matrimonio: se fino agli anni ’40 del secolo scorso l’età media era di 22,6 anni (24,6 per gli uomini e 20,9 per le donne), oggi si è alzata, per uomini e donne,  di quasi 10 anni, arrivando a 33,6 anni per gli uomini e 30,1 per le donne.  
 
 
  Nel corso del 2003, nella provincia di Rimini, sono stati celebrati 1.203 matrimoni, di questi 720 celebrati con rito religioso (60%) e 483 con rito civile (40%). Per effetto anche delle unioni in seconde nozze (famiglie ricostituite), risultano in aumento i matrimoni celebrati con rito civile, dal 2000 la percentuale delle unioni civili è passata dal 28% all’attuale 40%, con un aumento di 12 punti percentuali.

Guardando le caratteristiche dei coniugi sposatisi nell’ultimo anno si può evidenziare che avevano in media 32,6 anni (deviazione standard 8 anni), più grandi i maschi con 34,1 anni, più giovani le femmine con 30,9 anni.

Le coppie sposate con rito religioso sono risultate più giovani: mediamente avevano 30,8 anni (deviazione standard di 6 anni), che scende a 29,5 per le donne e sale a 32,1 per gli uomini.

Nei matrimoni con rito civile l’età al matrimonio, anche per effetto di secondi matrimoni in età più adulta, è di 36,5 anni (deviazione standard 10,5 anni), con circa 4 anni di differenza fra i due sessi (34, 1 anni per le donne e di 38,6 per gli uomini).
 
 
 
  Fenomeno abbastanza recente, collegato all’invecchiamento della popolazione, è il crescere del numero delle lunghe unioni matrimoniali, infatti il 21% delle coppie coniugate residenti nella provincia ha una convivenza matrimoniale tra 31 e 40 anni e il 14% dei coniugi è insieme da oltre 40 anni.

Con l'aumento dell’immigrazione straniera, invece, sono sempre più numerosi i "matrimoni misti" tra coniugi di nazionalità italiana e di altro paese o entrambi stranieri. Sono circa un migliaio le coppie in cui uno dei 2 coniugi è italiano/a e l’altro/a è straniero/a, oltre 850 le donne straniere (escluso le sammarinesi) che hanno sposato un cittadino italiano, e 217 le connazionali che hanno sposato un cittadino straniero (escluso i sammarinesi). Le coppie di coniugi della medesima nazionalità estera (esclusi i sammarinesi), residenti nella provincia, sono risultate 1.191.

Si evidenza una maggiore propensione dell'uomo italiano a sposarsi con donne straniere, ogni 4 matrimoni di uomini italiani con una straniera c'è un matrimonio di una donna italiana con uno straniero.
 
 
 
 
  LE NASCITE DEI FIGLI  
  Dopo il matrimonio in genere si arriva alla nascita del/la primo/a figlio/a. Le donne negli ultimi anni procreano per la prima volta a un’età media di circa 30 anni, per oltre il 90% sono madri di 1 o 2 figli/e solamente poco più di 3.000 raggiungono il terzo figlio.

Il numero medio di figli per donna in età feconda risulta di 1,53. Questa media varia di alcuni decimi di punto a seconda della classe d’età della madre.

 I tassi di fecondità generali degli ultimi anni sono intorno a valori 36 – 38 nascite per mille donne in età feconda (da 15 a 59 anni).
 
 



 
  Se si analizzano i tassi specifici di fecondità calcolati per particolari classi d'età delle madri si ha un'immagine più precisa delle età in cui vi è una maggiore fecondità femminile.

Come ci si poteva aspettare, data l'età media al matrimonio (30 anni), le due classi d'età 25 - 29 anni e 30 - 34 anni sono quelle in cui si registrano i maggiori tassi di fecondità.
 
 
 
 
  SEPARAZIONI E DIVORZI  
  Dopo il matrimonio e la nascita dei figli altri eventi possono cambiare la vita delle persone e in particolare delle donne. Infatti acquistano sempre maggiore rilevanza anche in termini numerici separazioni e divorzi. che interrompono la fase coniugale di convivenza tra i coniugi. Sono eventi che coinvolgono, a differenza della vedovanza, fasce di popolazione più giovani, e famiglie che hanno ancora minori a carico e si ripercuotono anche sulla situazione economica e sociale dei membri della coppia che si separa.

In Italia per quanto riguarda la fine di un matrimonio, il divorzio è un evento che giunge passando da un periodo di separazione e per una certa quota di persone questa è la sola modalità con cui si chiude il matrimonio non perfezionandosi mai in un divorzio.

Dai dati rilevati dall’Istat si può evidenziare che nel 2001 l’Italia è risultata quella, tra i paesi europei, con il tasso di divorzio più basso dell’Unione Europea a 15 paesi (0,7 per 1.000 abitanti contro 1,9 media). Nel corso del 2002 in Italia, per 1.000 coppie coniugate i tassi di separazione e i tassi di divorzio risultavano rispettivamente pari a 5,5 e 2,9, più alti i valori in Emilia-Romagna (rispettivamente 6,2 e 3,7). Dal 1995 al 2002 in Italia, resta più o meno costante il rapporto tra separazioni e divorzi, pari a  1,9 cioè per ogni divorzio si hanno circa 2 separazioni.

Sempre nel 2002 in Italia le separazioni sono state per circa l’87% consensuali e solo per il 13% giudiziarie, in Emilia-Romagna la percentuale delle consensuali arrivano al 90%. Nelle separazioni i procedimenti che spesso nascono come giudiziali si trasformano nel corso del procedimento in consensuali (10%) nei divorzi la stessa percentuale scende al 5%.

Il matrimonio ha una durata media di 13 anni prima che si giunga alla separazione, invece per il divorzio si arriva a 17 anni (valori uguali sia per il territorio nazionale che per quello regionale). La percentuale di separazioni entro i primi 5 anni di matrimonio è del 25% in Italia e leggermente superiore in Emilia-Romagna. (26%).

Nella provincia di Rimini I divorzi nei primi 5 anni di matrimonio sono il 5%. Nel territorio regionale la percentuale dei divorzi nei primi 5 anni è minore di quella italiana, mentre è più elevata della percentuale media nazionale per i matrimoni di più lunga durata (36,7%  contro 33,3%).
 
 
 
  Fra chi giunge alla separazione l’età prevalente è 35-39 anni per il 22,6% dei maschi e per il 23,4% delle femmine. Tra i divorziati le classi di età maggiormente interessate sono: 50 anni e oltre (26,4%) e 35-39 anni (23,4%) per i maschi, e la classe  35-39 anni (25%) per le donne. Sia le separazioni che i divorzi riguardano di più le persone con titolo di studio medio alto. 

Nelle separazioni la casa coniugale viene assegnata nel 58% dei casi alla moglie, nel caso del divorzio questa percentuale scende al 37,5%. Sia nelle separazioni che nei divorzi per oltre l’80% dei casi, nelle regioni del Nord-Italia i figli vengono affidati alla madre, invece la media italiana è dell’ 84-85%.
 
 
 
  Il sostentamento economico per i figli è simile sia nelle separazioni che nei divorzi e varia da 150 a 400 euro (55% dei casi nelle separazioni 65% nei divorzi), mentre per il sostentamento al coniuge circa il 20% è inferiore a 150 euro in un'altra metà dei casi si va da 150 a 400 euro.

Per i residenti nella provincia, si può stimare che il divorzio avviene mediamente, per le persone delle generazioni più giovani dopo 7-8 anni dal matrimonio, mentre per le generazioni delle classi più anziane, in riferimento anche alla data di entrata in vigore di questo istituto (1970), dopo un periodo più lungo. L’età media al momento del divorzio è di 42,7 anni (44,4 per i maschi e 41,5 anni per le femmine) ma si registra la più alta frequenza nella classe d’età  35-44 anni (43,7%) e 45-54 anni (25,2%).

In generale pare esservi una minor propensione delle donne a risposarsi, rispetto agli uomini che, invece, più frequentemente accedono a seconde nozze.
 
 
 
 
  LA VEDOVANZA  
  La vedovanza è invece l’evento che si presenta in genere più avanti nell’età e colpisce in maniera diversa i due sessi. Infatti la morte del coniuge è un evento che sperimenta in maniera maggiore la parte femminile della popolazione (dovuto anche alla sua maggiore longevità), nel complesso le donne costituiscono l’84% dei/lle vedovi/e.

In generale le donne sono vittime dell’evento luttuoso in maggior numero e anche in età più giovane rispetto agli uomini. I residenti nella provincia, mediamente, restano vedovi/e a 61,1 anni (60,4 le donne, 64,8 gli uomini), ma più colpite sono le donne nelle classi d’età 55-64 anni (26,3%) e 65-74 anni (27,2%), mentre per gli uomini le classi d’età più interessate sono 65-74 anni (25,6%) e 75 anni e oltre (27,1%). Anche nel caso della vedovanza, le donne tendono, con più frequenza degli uomini a rimanere senza partner.
 
 
 
 
  LA FAMIGLIA  
  Delle 114.453 famiglie presenti nella provincia di Rimini quelle prevalenti (33,7%) sono quelle costituite da “Coppie coniugate con figli” accanto a questa tipologia tradizionale che sta nel tempo però progressivamente perdendo peso sembrano crescere di numero altre tipologie quali il “monogenitore e figli” (l’8,7% dove nell’83% dei casi il monogenitore è la madre) e altre tipologie dove sono presenti altri membri (genitori, suoceri o altri parenti del capofamiglia) o conviventi che in taluni situazioni formano famiglie dove i componenti della coppia non sono sposati.  
 




 
  Al secondo posto la tipologia in continua crescita è rappresentata dalle “persone sole” (28,5% delle famiglie totali), all’interno di questo segmento tra l’altro ci sono oltre 10.000 donne adulte-anziane vedove, oltre ai single (prevalentemente uomini) e agli immigrati stranieri.  
 



 
  La terza tipologia è quella delle “Coppie senza figli” (17%). Composta in maggioranza da coppie di persone anziane (48%), l’età media del capofamiglia (o intestatario di scheda anagrafica), prevalentemente di sesso maschile è di circa 76 anni. Nelle coppie giovani (11%) invece l’età media del capofamiglia è di circa 33 anni e in quelle adulte l’età media è di circa 58 anni.  
 
 
  La tipologia di famiglia con un “monogenitore e figli con o senza altri” costituiscono il 12% delle famiglie complessive, per il 76% il monogenitore è la madre ed ha, nella tipologia “monogenitore e figli”, un’età media di 55 anni, che oscilla dai circa 31 anni delle madri giovani ai 75 anni delle madri anziane. Se il monogenitore è anziano i casi in cui è di sesso femminile arrivano all’80% ed i figli sono persone adulte con un’età media di 42 anni, prevalentemente celibi/nubili (85%).

Quando il monogenitore è il padre (nella tipologia monogenitore e figli) questi ha un’età media di circa 60 anni ed oscilla tra i 31 anni del padre giovane e i 74 di quello anziano. Gli “altri” in questa tipologia sono prevalentemente: i/il genitori/e del o della attuale capofamiglia o il suo nuovo partner (non coniugato).

Nell’osservatorio delle famiglie (a cura dell’Ufficio Statistica della Provincia) è stato realizzato un approfondimento su alcune tipologie familiari non classificate secondo la tipologia Istat come le precedenti, ma che pur essendo oggi fenomeno di piccola dimensione possono diventare prossimamente di maggiore rilevanza.
 
 
 
 
  FAMIGLIE CON PIU' GENERAZIONI  

 

Queste famiglie hanno all’interno più generazioni e talvolta più nuclei familiari (genitori/suoceri o nonni o nipoti o pronipoti del capofamiglia), sono circa 6.500, vale a dire il 5,7% delle famiglie complessive e, si sono costituite attraverso i diversi percorsi seguiti da alcuni dei loro membri (i figli o i genitori) che si possono sintetizzare come segue:

famiglie con figli che restano con i genitori (18,2% delle plurigenerazionali) In queste famiglie si trova una persona anziana con o senza coniuge che vive con la famiglia del/la figlio/a, composta da figlio/a nuora/genero e nipoti). Il/la figlio/a adulto/a è rimasto/a nella famiglia dei genitori anche dopo il matrimonio. In generale, coabitano con un padre quasi sempre anziano (età media di 68 anni) e una madre che ha in media 56 anni. Attualmente i figli, rimasti nella famiglia, hanno un’età media di 35 anni e sono per la maggior parte maschi, hanno anche un coniuge e figli generalmente piccoli, con un’età media inferiore ai 10 anni. E’ quindi una famiglia con almeno 3 generazioni al proprio interno, dove convivono anche nonni e nipoti.

famiglie con figli che rientrano nella famiglia dei genitori (25% delle famiglie multigenerazionali) in cui vi si trova un capofamiglia con o senza coniuge più figlio/a e nipoti oppure capofamiglia con e senza coniuge più nipoti o pronipoti). Il/la figlio/a se sposato/a è rientrato da separato/a-divorziato/a o vedovo/a nel nucleo originario dei/del genitori/e, spesso anche con i propri figli. Attualmente i figli, sia quelli celibi/nubili (61%) che quelli separati/divorziati/vedovi (39%) con un’età media vicina ai 35-40 anni, che sono rientrati nella famiglia dei genitori si trovano a coabitare (nel 63% dei casi) con un padre che ha in media 64 anni e una madre (quando presente), che ha mediamente 5-6 anni in meno. Grandi anche i nipoti del capofamiglia  che hanno un’età media di 22 anni.

famiglie con genitori che vanno a vivere nella famiglia dei/lle figli/e (2.942 famiglie, il 45,7% delle famiglie con più generazioni): sono situazioni contrapposte alle precedenti.  In questo caso i genitori anziani rimasti soli (prevalentemente in seguito alla morte del coniuge) si ricongiungono al nucleo famigliare del/lla figlio/a  (ad es. capofamiglia con o senza coniuge con o senza figli più genitori e/o suoceri con o senza altri parenti). Attualmente sono famiglie in cui i capofamiglia hanno un’età media di 50 anni, prevalentemente maschi (79%), con un coniuge più o meno della stessa età. I figli, di questi, hanno un’età che può variare in media tra i 10 e i 30 anni e sono quasi tutti celibi/nubili (96%). Gli anziani che si sono ricongiunti alla famiglia dei figli, sono per la maggior parte genitori del capofamiglia (73%) rimasti vedovi o separati dal coniuge, con un’età media di 75 anni, mentre i suoceri sono in minoranza e hanno un’età media di 80 anni. Nel 30% dei casi, in cui sono presenti i genitori del capofamiglia, il riavvicinamento è avvenuto per entrambi i genitori probabilmente perché uno dei due non è più autosufficiente o perché entrambi hanno bisogno di essere seguiti costantemente.

 
 
 
 
  MODELLI FAMILIARI EMERGENTI  
  Le modificazioni dei comportamenti degli individui nei confronti dell’istituzione famiglia, hanno trasformato non solo la struttura ma anche i modelli di riferimento introducendo altri modelli, quali le famiglie ricostituite e le libere unioni, seppure ancora in numero esiguo rispetto a quelli della famiglia più tradizionale.  
 
 
  Le modificazioni dei comportamenti degli individui nei confronti dell’istituzione famiglia, hanno trasformato non solo la struttura ma anche i modelli di riferimento introducendo altri modelli, quali le famiglie ricostituite e le libere unioni, seppure ancora in numero esiguo rispetto a quelli della famiglia più tradizionale.

Nella provincia di Rimini le famiglie ricostituite, cioè formatesi, per matrimonio o convivenza, dopo lo scioglimento di una precedente unione coniugale di almeno uno dei due partner e con la presenza dei figli sono circa il 6% delle coppie con figli. Queste coppie possono vivere o solo con figli avuti da precedenti unioni (24,7%) oppure con figli dell’attuale unione (62,8%) o anche con figli provenienti sia da unioni precedenti che da quella attuale (12,5%).

Sono generalmente famiglie adulte nell’81% dei casi, la classe d’età in cui concentrano maggiormente è da 35-44 anni (41%) e 45-54 anni (29%). Le famiglie giovani sono il 16%. Nella provincia di Rimini sembra esservi una maggiore propensione, rispetto alla media regionale, per le coppie ricostituite a sposarsi, risultano coniugate nel 62% dei casi, contro il  59% della media regionale.

Le libere unioni, rappresentate dalle famiglie costituite da una coppia la cui unione non è stata sancita dal matrimonio, nella realtà riminese sono ancora un fenomeno piuttosto limitato e comunque in linea con la media nazionale dove queste famiglie rappresentano circa il 3% del complesso delle coppie. In particolare sono così costituite:
  • entrambi i partner sono celibi/nubili, in età compresa tra i 25 e i 40 anni.
    Rappresentano il 59% delle libere unioni
  • almeno uno dei due partner ha avuto una precedente esperienza matrimoniale.
    Nel 23% dei casi si tratta di una seconda esperienza di coppia per uno dei due dopo un primo legame coniugale;
  • entrambi i partner hanno avuto una precedente esperienza coniugale terminata o con divorzio o vedovanza
    (17% );
  • uno dei due partner è straniero. Le unioni miste tra italiani e stranieri
    R appresentano solo l’8% delle coppie di fatto complessive.
 
 
 
 
  L'INVECCHIAMENTO E L'IMMIGRAZIONE  
  Dal punto di vista demografico sono due i fenomeni principali in atto in questo periodo:
  •  l’invecchiamento della popolazione che continua a investire la componente femminile ma anche e forse ora in maniera veloce quella maschile che tende a raggiungere sempre più le classi di età anziane di età più elevata.
  • le immigrazioni dall’estero che continuano a fare incrementare la popolazione riminese che altrimenti sarebbe piuttosto statica. Si ricorda che tra il 2003 e il 2004 è aumentata anche la presenza regolare di stranieri in virtù della regolarizzazione operata dalla legge Bossi-Fini.
 
 
 
  INVECCHIAMENTO E RETI PARENTALI  
  L’invecchiamento è ormai un fenomeno “maturo” ha raggiunto, infatti, livelli elevati in tutte le aree territoriali provinciali e se si analizza per progressive classi d’età si può notare come, anno dopo anno, nell’ultimo quinquennio sia ancora cresciuto e come la componente femminile sia quasi il doppio in termini di unità dopo gli 80 anni  
 
 
  Il problema più grave sembrerebbe la solitudine considerando anche che gran parte di questi anziani vivono “soli” o in “coppie senza figli” Nel territorio provinciale riminese però (forse anche per le distanze ridotte tra i comuni più lontani o forse perchè le generazioni passate hanno provveduto ad aiutare i figli a sistemarsi logisticamente vicino a loro) le famiglie anziane non hanno perso il legame con le generazioni precedenti, infatti oggi la coabitazione si è trasformata in “intimità a distanza”, vale a dire che genitori e figli (o famiglie dei figli) pur risiedendo in abitazioni diverse sono ad una distanza che nella maggioranza dei casi è piuttosto ridotta.

Questa favorevole dislocazione consente di mantenere stretti legami familiari, infatti, in questo modo, ad esempio, i figli possono prendersi cura dei genitori anziani e i nonni e le nonne “ancora in gamba” possono occuparsi dei nipoti, rafforzando il reticolo della solidarietà e sostituendo e/o integrando, almeno in parte, le attività di sostegno alle famiglie offerte dal servizio pubblico.

Il welfare italiano, è tutt’ora pesantemente imperniato sulla famiglia, continua a svilupparsi sulla disponibilità della famiglia ad occuparsi dei propri congiunti e, in particolare, sulla disponibilità delle donne a farsi carico del lavoro di cura.
 
 
 
 
  L'IMMIGRAZIONE STRANIERA  

La presenza di immigrati è ormai un fenomeno strutturale anche nella provincia di Rimini, dove il saldo demografico positivo si deve quasi totalmente al saldo migratorio (sia dall’estero che da altri comuni italiani). I residenti stranieri sono arrivati a 12.908 con un aumento di 2.304 unità rispetto all’anno precedente quando erano risultati 10.613. Quest’anno nell’osservatorio sulle migrazioni straniere (a cura dell’Ufficio Statistica Provinciale) si è riusciti a stimare l’ammontare complessivo della popolazione straniera “regolare” [1] presente nella provincia di Rimini pari a 22.353 unità, per il 57,7% è composta da residenti, mentre il restante 42,3% è composto da stranieri che sono in possesso del solo permesso di soggiorno.  
 
 
  Rispetto all’anno precedente [2] quando la presenza straniera regolare era stata quantificata in 20.138 unità si è avuto un aumento dell’11%, cioè ci sono 79 stranieri regolari ogni 1.000 residenti [3] , contro i 72 dell’anno precedente. Il consistente aumento registrato è anche una conseguenza dell’ultima regolarizzazione.

Nella provincia di Rimini gli immigrati stranieri provengono da 143 diversi Paesi, con una netta prevalenza dei Paesi Europei non facenti parte dell’Unione Europea (11.795 persone, il 52,8% dell’intera presenza regolare), segue l’area africana (18,3%), l’area asiatica e quella americana (9,1%).

Il dettaglio delle singole nazionalità evidenzia che solo 11 Paesi raccolgono quasi il 70% che della popolazione straniera regolare: Albania (4.748 unità), Ucraina (1.882), Romania (1.668), Cina (1.384), Marocco (1.305), Senegal (1.292), Tunisia (811), Macedonia (758), San Marino (655), Russia (613) e Polonia (449).

La comunità albanese da sola copre più di un quinto dell'intera presenza regolare, mentre le altre 10 nazionalità raccolgono percentuali tra il 9% e il 2% e le rimanenti hanno consistenze sotto il 2%. Da rilevare anche la presenza dell’Ucraina che con l’8,4% è diventata la seconda comunità più numerosa, con un incremento del 242% rispetto all’anno precedente.

Nel complesso la popolazione straniera presente (regolare) è una popolazione giovane con una leggera prevalenza femminile (11.728 femmine e 10.625 maschi
52,5% contro 47,5%).

Il dettaglio sulle singole nazionalità evidenzia però un diverso rapporto fra i sessi.
 
 
 

 

Il rapporto di mascolinità, che per la popolazione complessiva è di 0,91, evidenzia le disparità più evidenti per il sesso maschile, ad esempio tra i Senegalesi ci sono 21,28 maschi per ogni femmina o per il sesso femminile dove tra gli Ucraini troviamo 6 donne per ogni uomo e tra i Cubani 3 donne ogni uomo.

L’età media, tra gli stranieri regolari presenti, è di 33,8 anni (34 per le donne e 33 per gli uomini) inferiore di circa 10 anni rispetto alla popolazione residente complessiva. Le classi d’età prevalenti sono quelle che comprendono le persone in età lavorativa, come ci si poteva aspettare, ed in particolare giovani tra i 24 e 34 anni (58% degli stranieri presenti).

In maggioranza sono celibi/nubili (57%) e tra questi vi è una certa prevalenza maschile con un’età non superiore a 50 anni (31% minorenni, 29,4% tra i 18-30 anni e 33,3% tra i 31-50 anni). I/le “coniugati/e”, invece, sono il 40% della popolazione straniera ed in maggioranza femmine con un’età compresa tra i 31-50 anni (61,5% dei/lle coniugati/e).

Per comprendere il grado di integrazione di questi stranieri si è considerato che il 28,5% di loro sono nel territorio da oltre cinque anni.

E’ inoltre importante sottolineare come diversi siano anche, tra le diverse nazionalità, i modi di arrivo nel territorio riminese che possiamo brevemente schematizzare:

gli uomini che affrontano per primi la condizione migratoria per poi richiamare, nel nuovo paese il resto della famiglia (es. Albanesi, Marocchini, Tunisini),

gli uomini arrivano solo per guadagnare il necessario per garantire i propri congiunti, ma sperando di ritornare al proprio paese (es. Senegal)

si emigra con tutti i componenti della famiglia (es. Cinesi)

le donne, richiamate dalla domanda di lavoro delle famiglie, si trasferiscono per un periodo anche lungo, ma con l’intenzione di ritornare al proprio paese, alla propria famiglia (es. Paesi dell’Est Europeo e Sud America)

Indicativi di questi diversi modi di immigrare le percentuali di ricongiungimenti familiari e quella dei motivi di lavoro su totale dei permessi  di soggiorno concessi.

Gli stranieri arrivati da più tempo (le cui avanguardie erano prevalentemente di sesso maschile), hanno acquisito la residenza ed effettuato un grande numero di ricongiungimenti familiari (ad esempio Albanesi, Tunisini e Marocchini), mentre quelli arrivati da minor tempo (e in prevalenza le donne) hanno ancora il solo permesso di soggiorno, in maggioranza ottenuto per motivi di lavoro (ad esempio Ucraini e Rumeni). Spicca il diverso comportamento dei Senegalesi i quali, pur arrivati anche da lungo tempo, sembrano più interessati a ritornare al loro paese piuttosto che stabilirsi in quello ospitante, in cui sono venuti principalmente per lavorare.

 
 

 
  Oltre la metà (64,6%) degli immigrati presenti nella provincia di Rimini è arrivato per lavorare (sia in modo autonomo che subordinato, rispettivamente 4,7% e 59,9%), il 23,8% da ricongiungimenti familiari. I ricongiungimenti familiari sono richiesti maggiormente per le donne.

Le leggi 189 e 222 del 2002 (Bossi-Fini) hanno permesso in particolare l’emersione delle lavoratrici dei Paesi dell’Est (Ucraine, Rumene, ecc.) e del Sud America assunte dalle famiglie riminesi per i “lavori domestici e di cura”.     
 
 
 
 

 

[1] Si parla di presenza regolare perché le persone che compongono questa popolazione sono registrate come residenti presso uno dei venti comuni della provincia oppure hanno un permesso di soggiorno rilasciato dagli uffici della questura.

[3] La popolazione residente nella provincia di Rimini ammonta a 283.239 unità