OSSERVATORIO DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE 
NELLA PROVINCIA DI RIMINI

 

 

IL BILANCIO DEMOGRAFICO PROVINCIALE

L’annuale fotografia demografica della provincia di Rimini “scattata” alla data del 01.01.2001 ha registrato, nei 20 comuni del territorio provinciale, 274.669 residenti (133.698 maschi e 140.971 femmine). Si è registrato un saldo demografico positivo rispetto all’anno precedente di +2.586 abitanti, equivalente ad una variazione percentuale dell’1%.  L’incremento demografico è da imputare sia alla consistenza del saldo migratorio (+2.570) sia, anche se pur in minima parte, a quello naturale (+68).
Per quanto riguarda la componente naturale il numero dei nati vivi è risultato di 2.586 unità (con un aumento del 5,7% rispetto ai nati dell’anno precedente) e quello dei decessi è stato di 2.518 unità (+0,6% rispetto all’anno precedente).
Il saldo naturale quindi, dopo un lungo periodo di valori negativi, è tornato ad essere positivo e quindi può indicare, se pur con una certa cautela in considerazione del fatto che per ora è solo un valore relativo ad un singolo anno, l’inizio di un nuovo trend nella provincia di Rimini (tav. 1.8).
Per quanto riguarda la componente migratoria, risultante dalla differenza tra le iscrizioni e le cancellazioni anagrafiche conseguenti a trasferimenti di residenti, il saldo migratorio pur positivo è risultato inferiore al 1999 (2.570 contro 2.893), anno di una sanatoria sull’immigrazione (
tav. 1.9).

I movimenti naturali
Le nascite

Le nascite dell’anno oltre ad aver permesso di ottenere un saldo demografico positivo hanno portato il tasso di natalità Nota 1 - Tasso di natalità: nati vivi per 1.000 abitanti provinciale a 9,4 nati vivi per 1.000 residenti.
Per quanto riguarda la natalità nei diversi comuni si può rilevare che il relativo tasso oscilla tra il valore 5,9 del comune di Saludecio, che presenta la più bassa natalità, e il valore di 14,8 di San Clemente in cui si verifica il tasso natalità più alto dei comuni della provincia di Rimini (carta n.12).
L’ospedalizzazione ormai generalizzata del parto ha portato a una concentrazione di nascite nei comuni dove sono localizzate le strutture ospedaliere specializzate (scelte
dalle madri secondo personali criteri di “affidabilità”) e quindi si hanno nascite anche fuori dai confini provinciali. Per quanto riguarda le nascite nelle strutture della provincia si ha che per il 44,8% coincidono con il comune di residenza, mentre per il 54,2% sono avvenute fuori del comune di residenza e anche dai confini provinciali.

 
Le morti

Nel corso del 2000 sono decedute 2.518 persone (1.261 maschi e 1.257 femmine) portando il tasso di mortalità generico provinciale a 9,2 per mille abitanti.
Il comune in cui la mortalità è risultata più bassa che nel resto del territorio provinciale è Poggio Berni (6,2 per mille), mentre quello dove si è verificato il tasso più alto è Saludecio  (14,8 per mille) (tav. 1.4). Il 29,3% dei decessi dell’anno è avvenuto fuori del comune di residenza.
I tassi di mortalità Nota 2 - Tasso di mortalità infantile: morti in età 0 anni per 1.000 nati vivi (1997) ; tasso generico di mortalità: morti per 1.000 abitanti (1999) ; tasso di mortalità per tumore: morti per tumore per 1.000 abitanti (1997) ; tasso di mortalità per malattie del metabolismo: morti per malattie del metabolismo per 1.000 abitanti (1997); tasso di mortalità per malattie cardiocircolatorie: morti per malattie cardiocircolatorie per 1.000 abitanti (1997) ;  tasso di mortalità per malattie respiratorie: morti per malattie respiratorie per 1.000 abitanti (1997) ; tasso di mortalità per malattie dell'apparato digerente: morti per malattie dell'apparato digerente per 1.000 abitanti (1997) ; tasso di mortalità per cause esterne: morti per cause esterne per 1.000 abitanti (1997); tasso di mortalità per altre malattie: morti per tutte le altre malattie per 1.000 abitanti (1997) per causa di morte Nota 3 - Fonte Istat - Dipartimento delle Statistiche sociali mostrano che i tumori e le malattie cardio-circolatorie, come ovunque, sono le cause di morte più diffuse. Il confronto con i dati regionali e nazionali mostrano però che l’incidenza per mille abitanti di queste patologie è più bassa nella provincia di Rimini.

 

L’ultimo dato disponibile per la provincia di Rimini del  tasso di mortalità infantile Nota 4 - Fonte Istat - Dipartimento delle Statistiche sociali è risultato pari a 1,8 valore inferiore a quello regionale (4,9) e a quello nazionale (5,4).

 
I MOVIMENTI MIGRATORI

Nel corso del 2000, le nuove iscrizioni  Nota 5 - I dati qui riportati sono desunti dai modelli  Istat comunali P2 del 31/12/2000 che considerano la data di definizione delle pratiche migratorie, invece i dati presenti nel capitolo 5 sono dedotti dagli archivi anagrafici comunali che considerano la data di richiesta della iscrizione o cancellazione anagrafica, risulta per tanto una divergenza quantitativa tra le due modalità di rilevazione. alle anagrafi comunali sono state 8.774 e di queste il 15% risultano effettuate a favore di persone provenienti dall’estero, mentre l’85% riguardano persone provenienti dal territorio nazionale. Le cancellazioni anagrafiche, invece sono risultate 6.204 e di queste il 90% sono state per trasferimenti in altri comuni italiani e il 6% per i paesi esteri.

 

Iscrizioni e cancellazioni nell'anno 2000
per comune e tipo di provenienza e destinazione

 
Le iscrizioni nei registri anagrafici 

Nel 2000 le 8.774 iscrizioni hanno prodotto un incremento più contenuto degli immigrati dall’estero rispetto al 1999, anno in cui le norme sulle immigrazioni hanno permesso a molti stranieri di regolarizzarsi. Nel complesso le iscrizioni diminuite di un centinaio di unità passando da 8.835 dell’anno precedente a 8.774.
Se i flussi migratori registrati nel corso del 2000 nei comuni della provincia si scompongono per le diverse provenienze, si può notare che per il 38% di queste sono relative a persone che provengono da un altro comune della provincia, mentre per il 47% riguardano persone arrivate da un altro comune dell’Italia e per un ulteriore 15% di provenienza estera (tav.5.4.1).
Da rilevare anche che tra le iscrizioni con provenienza italiana vi è un certo numero di cittadini stranieri infatti, il 7% degli spostamenti all’interno della provincia e l’8,4% di quelli dagli altri comuni riguardano cittadini stranieri che si trovavano già nel nostro paese e la provincia di Rimini rappresenta per loro una tappa successiva a quella iniziale di ingresso in Italia.

Composizione per provenienza delle immigrazioni nei comuni della Provincia

Gli immigrati dagli altri comuni italiani provengono soprattutto dalle due province confinanti di Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino, dal capoluogo regionale (Bologna), dalle regioni meridionali (prevalentemente dai capoluoghi delle regioni Puglia e Campania) e  infine dai grandi centri metropolitani del nord (prevalentemente Torino e Milano) (tav.5.4.3).
Gli immigrati dall’estero provengono per il 50% dall’area “Altri Paesi Europei” di cui i flussi più consistenti arrivano dall’Albania (268), dalla Romania (50), dalla Russia (45). Dall’area africana proviene il 22% degli immigrati e i flussi più consistenti sono originati dal Senegal (121) e dal Marocco (65) (tav.5.4.4).
Gli immigrati dall’estero sono attratti principalmente dai comuni della costa (82%) e, circa la metà dell’intero flusso estero, dal comune capoluogo (54,5%).

Le cancellazioni dai registri anagrafici

I cancellati nel corso del 2000 sono risultati  nel complesso 6.204, di cui circa il 55% verso altri comuni della provincia, 42% verso altri comuni italiani e 3% verso l’estero.
Le emigrazioni più consistenti all’interno della provincia sono quelle legate agli spostamenti dal comune capoluogo verso Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Riccione, Bellaria Igea- Marina.  In particolare il comune capoluogo cede popolazione a favore degli altri comuni della provincia, (oltre 550 persone immigrano a Rimini dal resto della provincia, ma oltre 1.000 emigrano verso gli altri comuni della provincia). Questo fenomeno di travaso demografico verso i territori della fascia intermedia si riscontra anche per il comune di Riccione. Inoltre, i comuni che oggi sembrano costituire una maggiore attrattiva per la popolazione provinciale sono Santarcangelo di Romagna, Coriano e Verucchio.

Ripartizioni delle cancellazioni per tipo destinazione

Le emigrazioni verso gli altri comuni italiani sono dirette soprattutto verso le province confinanti (Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino), il capoluogo regionale (Bologna), le regioni del meridione (Puglia e Campania) e i grandi centri del nord (Torino, Milano, ecc.).
Circa il 30% delle emigrazioni verso l’estero sono dovute ai rientri dei Sammarinesi che negli ultimi anni si sono notevolmente ridimensionati, passando da 1.238 persone del 1993 a 679 nel 2001. I comuni che hanno avuto i saldi migratori più consistenti sono stati nell’ordine: Rimini (721), Bellaria Igea–Marina (388) e Santarcangelo di Romagna (306).
I comuni che invece hanno fatto registrare i tassi di migratorietà Nota 6 - Si tratta del rapporto tra il saldo migratorio e la popolazione all'1/1/2001 per mille abitanti più alti, sono stati: Montescudo e Bellaria-Igea Marina (carta n. 13).

LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE

L’analisi per comune rileva che gli incrementi demografici -in valore assoluto- più rilevanti sono risultati a Rimini (+643), a Bellaria-Igea Marina (+407) e a Riccione (+214). Invece le variazioni percentuali positive più significative si sono registrate nei comuni di: Montescudo (+4,6% dovuto totalmente al saldo migratorio), Bellaria-Igea Marina (con un progresso del +2,8% da imputare sia al saldo migratorio che a quello naturale), Montegridolfo, Morciano di Romagna, Verucchio con variazioni comprese tra +2,1% e +2,7% (carta n.4). Il comune capoluogo presenta un tasso di crescita demografico di circa la metà di quello medio provinciale: 0,5% contro 1%.
L’unico comune della provincia il cui saldo demografico è stato negativo è quello di Gemmano (-0,2%).

Per quanto riguarda l’analisi per gli ambiti amministrativi si può segnalare che le variazioni di incremento demografico più interessanti riguardano: la Comunità Montana (+2,1%) e l’Unione dei comuni della Valconca (+2%). Tra  le aree territoriali, invece,  la fascia costiera è la parte di  territorio con la variazione di incremento demografico con percentualmente più contenuta (0,7%), mantenendo però la densità abitativa più elevata (1.039,5 residenti per km quadrato).
Nonostante il costante flusso di immigrazioni continua il processo di ridistribuzione della popolazione che dal comune capoluogo si sposta nel resto del territorio provinciale, come indica la diminuita concentrazione di residenti nel comune capoluogo passata dal 51% degli anni precedenti all’attuale 48% della popolazione provinciale.

Per quanto riguarda il saldo naturale dei diversi comuni in 6 su 20 esso assume valore negativo. Il numero delle morti sopravanza quello delle nascite a: Rimini (-78), Cattolica (-48), Saludecio (-21), Montegridolfo (-5), Gemmano (-4) e Montefiore Conca (-1) (tav. 1.8).
Il saldo migratorio risulta positivo in tutti i comuni tranne che a Gemmano (-2) (tav. 1.10).

La struttura della popoLazione riminese per: sesso, età e stato civile

La componente femminile

L’analisi di genere evidenzia che la componente femminile della popolazione è di 140.971 unità, ed in termini percentuali, costituisce il 51,3% della popolazione totale, percentuale che varia a seconda della classe di età considerata. Infatti, nelle diverse classi d’età, come evidenzia il rapporto di mascolinità Nota 7 - Rapporto di mascolinità = Maschi / Femmine *100, uomini e donne non sono in sostanziale equilibrio come nella popolazione complessiva, ma vi è di volta in volta uno sbilanciamento verso uno dei due sessi. Dalla nascita e fino verso i 46 anni i maschi risultano numericamente superiori alle femmine e fino ai primi 5 anni di vita si hanno 1,1 maschi per femmina, poi il rapporto si riequilibra verso i 40 anni e infine si sposta a favore del sesso femminile, che nella classe dei settantenni vede 1,2 donne per ogni uomo e in quella degli ultraottantaquatrenni il valore sale a 2 a 1 a favore delle donne.

Popolazione per singolo anno di età e sesso  al 1/1/2001

Data la maggiore longevità femminile, l’età media delle femmine risulta di quasi 3 anni maggiore di quella maschile, rispettivamente 43,7 anni e 40,7 anni. L’età media della popolazione totale risulta di 42,2 anni (tav. 2.15).
L’organizzazione sociale fa ancora perno, per le necessità familiari, sulla componente femminile della popolazione che si assume, tradizionalmente, il maggiore carico dell’attività di cura prestata ai parenti più anziani. Sono infatti in maggioranza le donne, in particolar modo quelle in età adulta, a prendersi cura dei familiari ritrovandosi spesso investite anche nel doppio ruolo di figlie e di madri.  L’indicatore di dipendenza di assistenza familiare Nota 8 - Indice di dipendenza assistenziale familiare = popolazione femminile in età 45-69 anni / popolazione totale in età da 70 anni e oltre.
mostra, seppure in termini totalmente teorici, che il numero di donne in età compresa tra i 45 e i 69 anni che sono presenti e che potenzialmente possono assicurare l’assistenza a una o a più persone anziane (in età da 70 anni in su) risultano nella provincia di Rimini mediamente 1,2 donna per ogni persona anziana.

La componente anziana

Gli ultrasessantaquattrenni costituiscono il 19,1% della popolazione e la frazione ancora più anziana, quella degli ultrasettantanovenni, è diventata il 4,5% dei residenti. Inoltre, in queste classi d’età, in virtù della differente durata della vita media dei due sessi, le donne risultano sempre più numerose degli uomini, attualmente costituiscono il 58,1% degli over 64 e il 66,9% degli over 79.

In aumento anche i nati a cavallo tra XIX° e XXI° secolo, che sono risultati complessivamente 30. I centenari sono i testimoni dell’evoluzione demografica mondiale che ha visto, in un secolo, aumentare la popolazione da 1 miliardo e 650 milioni di persone agli attuali 6,6 miliardi.

Con una speranza di vita per gli uomini di circa 75,5 anni e per le donne di circa 82,5 anni, anche la provincia di Rimini, pur con una dinamica meno veloce di quella regionale, vede il progressivo invecchiamento dei suoi abitanti.

L’indicatore di vecchiaia a quota 150,8, mostra che per ogni individuo in giovane età vi è un anziano e mezzo. Il fenomeno investe però in modo diverso i comuni; ad esempio il valore dell’indicatore è ancora inferiore a 100 nei comuni di Verucchio e Poggio Berni, dove è presente una popolazione più giovane rispetto al resto del territorio provinciale (tav.1.2).

Un altro elemento che evidenzia il grado di invecchiamento della popolazione è dato dal rapporto tra gli ultrasessantaquattrenni e i bambini sotto i cinque anni che vede un bambino sempre meno attorniato da fratelli o sorelle ma da circa 4 “nonni” (4,4 per bambino), spesso di sesso femminile.

Lo stato civile

L’analisi sulla base dello stato civile evidenzia che la popolazione riminese risulta per il 52% coniugata, e per il 38,5% celibe/nubile, percentuali che sono più alte per la componente maschile (rispettivamente 53,3% e 42,9%).
I vedovi/e sono l’8% della popolazione complessiva (21.860 persone), in prevalenza donne (13,1% sul totale). Percentuale sbilanciata verso il sesso femminile in virtù oltre che dalla consuetudine al matrimonio uomini con qualche anno in più, anche dalla maggiore longevità femminile (circa 7 anni in più).
Infine i divorziati rappresentano l’1,5% del complesso.
Strettamente legato all’età, lo stato civile vede concentrata la maggior parte di celibi/nubili nelle fasce di età più giovanili (entro i 30 anni), mentre maggiore concentrazione di coniugati la si trova nella fascia d’età  30-70 anni e nelle classi d’età successiva si ha la prevalenza di vedovi e/o vedove.

Popolazione residente per stato civile e sesso

Popolazione residente anziana per stato civile e sesso
 

I PRINCIPALI INDICATORI DEMOGRAFICI

L’analisi dei rapporti tra le varie classi di popolazione e i flussi di entrata e di uscita dal mercato del lavoro, può essere effettuata, anche se schematicamente perché si parla sempre in termini demografici e non si tiene conto di tutta una serie di peculiarità e comportamenti individuali, tramite alcuni specifici indicatori Nota 9 - Gli indicatori cosi come sono costruiti non tengono conto degli ultimi sviluppi normativi che vanno dal nuovo obbligo scolastico, all'età di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, dato che la normativa è ancora oggetto di dibattito. Cosi nonostante la consapevolezza di una certa inadeguatezza o obsolescenza di tali indicatori, in attesa di uniformare con altre fonti i metodi di calcolo, si è dei si e' deciso utilizzarli nella forma consueta. (tav. 1.2).

L’indice di struttura della popolazione in età attiva Nota 10 - Indice della struttura della popolazione in età attiva: popolazione da 40-64 anni / popolazione da 15-39 anni moltiplicato 100. (93,9) mostra che la popolazione riminese occupata è relativamente giovane rispetto al contesto regionale (100,8) anche se aumentano i lavoratori in età più avanzata. La popolazione attiva tra i 15 e i 64 anni, base potenziale del mercato del lavoro, risulta composta nella provincia di Rimini da 187.217 persone, equamente divisa fra donne e uomini, e costituisce il 68,2% della popolazione totale.

Le persone che fanno parte delle non forze di lavoro Nota 11 - Si definisce non forza lavoro la somma della popolazione tra 0-14 anni e quella da 65 e oltre. ammontano a 87.452 unità e l’indice di dipendenza totale Nota 12 - Indice di dipendenza totale: (popolazione 0-14 anni + popolazione da 65 anni e oltre) / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100. per la provincia di Rimini è uguale a 46,7 vale a dire che  ogni 100 persone in età attiva devono sopportare il carico sociale di 46 persone che sono fuori dal mercato del lavoro, perché ancora troppo giovani o perché pensionate avendo superato il sessantacinquesimo anno d’età.
L’indice di dipendenza totale, scomposto nelle sue due componenti dipendenza giovanile e senile, mostra che il carico sociale dato dai giovani (indice di dipendenza giovanile Nota 13 - Indice di dipendenza giovanile: popolazione 0-14 anni / popolazione 15-64 anni moltiplicato per 100.) ha un valore di 18,6, mentre il carico sociale degli anziani (indice di dipendenza senile Nota 14 - Indice di dipendenza senile: popolazione di età da 65 anni de oltre / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100.) ha un valore di 28,1.
Per evidenziare le omogeneità e le disomogeneità tra i diversi comuni della provincia di Rimini nelle carte allegate è rappresentato il valore che gli indicatori Nota 15 - I valori degli indicatori relativi a ciascun comune sono stati raggruppati in classi, ottenute tramite la ripartizione del campo di variazione dei valori dei singoli indici in quantili, cioè in intervalli cui cade il medesimo numero di osservazioni. Naturalmente essendo diversi i valori dei vari indici, le classi intervallari così costruite hanno estremi inferiori e superiori diversi. Alle 3 classi  utilizzate sono state attribuite delle grandezze di tipo ordinale identificate da un numero progressivo: la prima classe rappresenta i valori più bassi, la seconda i valori medi e l'ultima quelli più elevati (cfr. serie di cartogrammi).
assumono nei diversi comuni.


La carta relativa all’indice di vecchiaia (carta n.5) permette di distinguere i comuni, con il retino più scuro, che rientrano nell’ultima classe e quindi territori a più elevato invecchiamento: Rimini e Cattolica (tra quelli della fascia costiera) e Gemmano, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo (tra quelli dell’entroterra). Nella prima classe rientrano, invece, i comuni di Coriano, Verucchio, Torriana, Poggio Berni, San Clemente, Morciano di Romagna e Montecolombo dove, recentemente, si sono registrati incrementi di popolazione consistenti in parte dovuti anche al trasferimento di coppie di nuova costituzione e le famiglie composte da membri giovani.

La carta dell’indice di dipendenza totale (carta n. 6) mostra che i comuni di: Cattolica, Saludecio, Montegridolfo, Mondaino, Montefiore Conca e Gemmano, più intensamente colorati, sono quelli con il valore dell’indicatore più alto e quindi con un maggior carico sociale per la popolazione in età attiva.

La carta dell’indice di struttura (carta n. 9) evidenzia i comuni di Rimini, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo e Gemmano con il valore dell’indicatore più alto e quindi con un peso più elevato della componente della popolazione della fascia d’età 40-64 su quella di 15-39 anni.

EVOLUZIONE DEMOGRAFICA NELLA PROVINCIA DI RIMINI
L'incremento demografico

Negli ultimi 50 anni la popolazione residente nel territorio della provincia di Rimini è risultata quasi raddoppiata e tale crescita è da imputare prevalentemente ai flussi migratori che hanno interessato il territorio provinciale.
I tassi di incremento demografico sono risultati molto consistenti soprattutto tra il 1950 e il 1970 (+17% tra il 1951 e il 1961, +19% tra il 1961 e il 1971), mentre nei decenni successivi si sono progressivamente ridotti toccando il valore più basso tra il 1981 e il 1991 (+3,4%).

La crescita demografica in atto dal 1951, che ha portato a un incremento della popolazione provinciale di circa il 70%, non ha riguardato in modo uniforme tutto il territorio. Infatti tutta l’area della Fascia Interna Valconca più il comune di Torriana (con variazioni percentuali negative) non hanno ancora recuperato i livelli di popolazione presenti al censimento del 1951.

Variazione assoluta e % della popolazione nei comuni della provincia di Rimini
(anni 1951-2001)

Nel 1951 la densità abitativa provinciale era pari a 303,1 abitanti per chilometro quadrato e quindi al 2001 risulta maggiore di circa il 70% (tav. 1.6).
La densità abitativa del comune capoluogo, pari a 978,6 abitanti per chilometro quadrato, è quasi doppia di quella provinciale (514,7); le maggiori densità abitative si rilevano, però, nei comuni di Cattolica (2.638,5 ab./kmq.), Riccione (1.996,5 ab./kmq.) e Morciano di Romagna (1.086 ab./kmq.). Da segnalare che la densità abitativa, anche nell’anno in corso, si è incrementata in tutti i comuni del territorio provinciale.

Esaminando la carta n.1 e la carta n.2 si vede come la densità abitativa dei vari comuni si sia evoluta nel periodo 1961-2001. La densità abitativa media provinciale passa da 363,7 ab/kmq. a 514,7 ab/kmq., mentre cala quella dei comuni dell’alta Valconca. Come si può osservare sia nella carta n.1 che nella carta n.2, i comuni di: Verucchio, San Giovanni in Marignano e Misano Adriatico sono passati nella classe di densità abitativa superiore. Gli altri comuni di costa (Rimini, Riccione, Bellaria – Igea Marina, Cattolica) sono in entrambi i periodi di riferimento nella classe di valore più elevata. Nella carta n.3 sono in evidenza sia i comuni con variazioni negative, che quelli dove la densità abitativa è aumentata con intensità maggiore.

I tassi di natalità e mortalità

Per l’anno 2000 il tasso di natalità per mille abitanti è risultato pari a 9,4 continuando nel suo trend di crescita dal 1996.
Nonostante l’incremento il valore del tasso risulta ancora a livelli pressoché dimezzati rispetto a quelli del periodo del boom demografico. Infatti i tassi di natalità, calati  consistentemente dopo gli anni ’60 (18,7 per mille), hanno raggiunto il livello più basso nel 1988 (7,6 per mille), poi si sono sostanzialmente stabilizzati, oscillando attorno al valore di 8,5 per mille, con un trend che soprattutto negli ultimi anni è risultato in lieve crescita (tav. 1.5).
I tassi di mortalità nel periodo considerato sono sostanzialmente stabili, oscillando nel range di un punto.

I fenomeni migratori

L’analisi delle diverse origini dei flussi migratori (interni tra i 20 comuni riminesi, quelli tra provincia e resto del territorio nazionale e infine quelli con l’estero) per il territorio provinciale permettono di comprendere meglio le dinamiche, i modi e i tempi con cui questi fenomeni si sono realizzati e hanno contribuito alla trasformazione e all’incremento della popolazione residente riminese.

Le immigrazioni dei decenni tra il 1950 e il 1970 riguardavano quasi esclusivamente gli italiani che, dai comuni più interni della provincia o dalle province limitrofe, si spostavano verso i comuni della costa e verso il comune capoluogo. In particolare tra il 1961 e il 1971 a fronte di un incremento provinciale complessivo di popolazione pari al 19%, il comune di Rimini ha visto aumentare la propria popolazione residente del 27%, divenendo così un polo di attrazione per tutto il territorio provinciale ed extraprovinciale confinante. Funzione attrattiva che si è poi progressivamente ridotta nel corso degli anni ’80 quando è iniziata la fuoriuscita di residenti dal comune di Rimini verso i comuni della fascia intermedia (Santarcangelo di Romagna, Coriano, Verucchio, Morciano di Romagna, ecc.).

Per quanto riguarda la provincia nel complesso nel decennio degli anni ’90 si assiste a una ripresa, rispetto al decennio precedente, del trend di crescita. L’incremento demografica si assesta sul 6,2%. I principali elementi di questo incremento sono:

  • i nuovi flussi di immigrazione dall’estero (soprattutto dai paesi balcanici e dell’est europeo e dall’africa). In questo decennio questi flussi cominciano ad assumere dimensioni e connotazioni nuove rispetto agli esigui flussi dei periodi precedenti che erano costituiti, in prevalenza, da donne del nord Europa che si sposavano con i riminesi e di sammarinesi che per vari motivi prendevano la residenza nel territorio provinciale. Le nuove immigrazioni, che provengono dalle aree extracomunitarie più povere, sono motivate soprattutto da fattori economici.

  • un consistente flusso di immigrazione anche dal resto dell’Italia in particolare dalle regioni del sud (Campania e Puglia) e dalle province confinanti (Pesaro-Urbino, Forlì-Cesena)

La composizione della popolazione residente

L’analisi sull’origine degli attuali 274.669 residenti evidenzia che il 44% della popolazione è nato nel comune dove risiede, ma il restante 56% risulta immigrato. Se si scompone questo dato per area di provenienza si può constatare che:

  • il 25% proviene da un altro comune della provincia di Rimini
  • l’8% dalle altre province emiliano-romagnole (prevalentemente Forlì-Cesena e Ravenna)
  • il 4% dalle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria)
  • l’1% dalle regioni del Nord-Est (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino–Alto Adige)
  • il 9% dall’Italia centrale (soprattutto dalla provincia di Pesaro–Urbino)
  • il 5% dal Sud e dalle Isole
  • il 4% dall’estero.

Origine della popolazione residente nella provincia di Rimini

Territorialmente è Rimini il comune con la percentuale di residenti “autoctoni” (49%) più elevata, mentre Torriana e San Clemente risultano quelli con la percentuale di “autoctoni” più bassa (31%).
Per quanto riguarda l’immigrazione da altri comuni della provincia è San Clemente quello con la più alta percentuale (50%), seguito da Coriano (47%) e da Morciano di Romagna (46%).
Le percentuali più elevate di popolazione residente immigrata dai comuni della limitrofa provincia di Forlì-Cesena si riscontrano a Bellaria-Igea Marina (17%), Torriana (16%) e Poggio Berni (13%).
Montegridolfo (26%), Cattolica (20%) e Mondaino (17%) sono invece quelli che hanno la percentuale maggiore di popolazione residente immigrata dai comuni della provincia di Pesaro–Urbino.

Nel complesso si può comunque notare che l’immigrazione avviene tuttora tra territori confinanti e nella maggioranza dei casi con distanze che non superano i 30 km.

Le “traiettorie” lungo le quali si sono spostati, negli anni considerati, i flussi di immigrazione si muovono soprattutto verso i comuni situati lungo le direttrici stradali ortogonali al mare, sia per i territori provinciali che per i territori marchigiani e cesenati confinanti.

ORIGINE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE NELLA PROVINCIA DI RIMINI PER COMUNE

Negli ultimi anni, invece, gli spostamenti interni alla provincia hanno cambiato direzione e i flussi si sono diretti verso i comuni della fascia intermedia che hanno riqualificato il territorio e incrementato il loro patrimonio edilizio I comuni di costa infatti, dalla fine degli anni 80, hanno ridimensionato il loro ruolo di “calamite” per la popolazione della provincia e per i territori confinanti, ma restano pur sempre meta privilegiata per gli immigrati dal resto dell’Italia e dall’estero.

Nei comuni della fascia intermedia (Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Coriano, Morciano di Romagna) sono per lo più immigrate famiglie composte da giovani coppie i cui figli, presumibilmente, nasceranno nel nuovo comune di residenza, mentre nella fascia più interna (Torriana, San Clemente, Montefiore Conca, ecc.) si sono trasferite le famiglie costituite da più lungo tempo e quindi formate prevalentemente da adulti con o senza figli.

I rapporti tra le generazioni

Nel corso degli ultimi 50 anni nella provincia di Rimini si è notevolmente modificata anche la struttura per età della popolazione ed esaminando le tre fasce di popolazione formate dai giovani, dagli adulti e dagli anziani si può vedere che:

  • la fascia dei giovani tra 0-14 anni si è vistosamente ridimensionata passando da una consistenza del 24,2% della popolazione totale del 1951 all’attuale 12,7%.
  • la fascia degli ultra sessantaquattrenni, ha quasi triplicato il proprio peso percentuale passando dal 7,8% della popolazione del 1951 al 19,1% dell’ultimo anno

Percentuali di popolazione per grandi classi nel periodo 1951-2001

Il confronto tra le figure piramidali (riportate nella pagina seguente) che rappresentano la struttura per età della popolazione del 1993 e quella del 2001, evidenzia, per i due anni considerati, attraverso la diversa forma assunta dal profilo delle figure piramidali, le trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo decennio. La base (costituita dalla popolazione giovane) della piramide del 2001 risulta, a causa della diminuita natalità, meno estesa di quella del 1993, mentre la parte centrale (formata dalle classi adulte) presenta un profilo discontinuo più allargato e spostato verso la parte superiore della figura, infine la parte più alta, soprattutto nella metà di sinistra (relativa alla componente femminile) è la risultanza dell’aumento della vita media, soprattutto delle femmine Nota 16 - La speranza di vita alla nascita è arrivata a 77 anni per gli uomini e 83 anni per le donne..
Relativamente ai primi anni di età si può però notare, nella piramide relativa al 2001, il recente allargamento della base, quale conseguenza dell’aumentato tasso di natalità.

piramidi dell'età: confronto tra l'1 gennaio 1993 e l'1 gennaio 2001

L'elettorato

Nel corso di mezzo secolo la struttura demografica delle età degli aventi diritto al voto si è modificata ed ora risultano più numerose, rispetto al passato, le classi di età dai 40 anni in su, mentre numericamente inferiori le classi di età più giovani.

Il complesso dei potenziali elettori della Camera dei Deputi Nota 17 - La Legge n. 39/75 ha portato la maggiore età a 18 anni. e del Senato è oggi costituito da una consistente percentuale di individui con 65 anni e più, in prevalenza di sesso femminile. Questa composizione demografica rispecchia la già descritta struttura della popolazione residente. In sintesi circa un quarto (24,8%) della base elettorale che vota per l’elezione del senato è composto da ultrasessantaquattrenni che risultano con una percentuale quasi raddoppiata rispetto a quella del 1951.

La popolazione in età scolare e prescolare

Se complessivamente la popolazione interessata ai diversi gradi di istruzione dal 1993 al 2001 ha subito un ridimensionamento del 14%, passando da 72.743 unità a 62.469, le classi 0-2 anni e 3-5 anni, al contrario, hanno registrato in questo decennio un notevole incremento.

La natalità, infatti, che si era drasticamente ridimensionata negli anni ’80 oggi sembra aver ripreso un trend positivo e ora si registra un incremento del numero dei cittadini più piccoli che origina di conseguenza una nuova domanda di servizi.
La contrazione riguarda le classi d’età della scuola media e quella più intensa si è verificata nella classe d’età 14-18. In calo anche la classe d’età di interesse dell’istruzione universitaria (19-24 anni).

LA POPOLAZIONE RESIDENTE STRANIERA

Alla data dell’1/1/2001 i cittadini residenti stranieri iscritti nelle anagrafi dei 20 comuni della provincia di Rimini sono risultati 8.333 (48% femmine e 52% maschi) (tav.3.2Nota 18 - Il numero degli stranieri residenti è leggermente diverso a seconda delle fonti utilizzate: il modello Istat p3 utilizzato nella tavola 3.1 fornisce un totale di 8.321 unità, mentre dall'archivio anagrafico risultano iscritte 8.333. Quest'ultimo dato, rispetto al primo, ha un maggior contenuto informativo. con una variazione percentuale rispetto l’anno precedente di +16% (carta n.14) Variazione che pur essendo di una certa consistenza è minore a quella registrata tra 1999-1998, anno in cui la normativa ha favorito l’iscrizione anagrafica di molti stranieri.

La concentrazione più elevata di stranieri si trova nei comuni di Rimini e Riccione  dove ne risiedono il 68% del totale (pari a 5.656 individui) (tav.3.3).
Il numero di stranieri residenti per mille abitanti è arrivato a 30,3. Il confronto con il 1993 evidenzia (il tasso di quell’anno era uguale a 13,1) il rapido progressivo incremento dell’indicatore.
Analizzando nei comuni la presenza straniera per 1.000 abitanti risultano, con un valore superiore a quello medio provinciale (30,3), i comuni di: Torriana (54,7), Mondaino (39,5), Montecolombo (37,9), Rimini (34,6) e Montescudo (34,5) (tav.3.8).
Quelli invece dove la presenza straniera ha un peso minore sulla popolazione residente sono: Poggio Berni (10,7), San Giovanni in Marignano (12,8), Montefiore Conca (12,9), Santarcangelo di Romagna (15,6) Morciano di Romagna (20,8).


Se si analizza la composizione della popolazione straniera per nazionalità si riscontra sia un progressivo calo dei cittadini della Repubblica di San Marino (che sono passati dalle 1.238 unità del 1993 agli attuali 679), sia una crescita consistente dei cittadini Albanesi, oggi divenuti con 1.783 unità la comunità straniera più numerosa presente nel territorio provinciale.

Di una certa consistenza (tra le 400 e 600 unità) le comunità del Senegal, Marocco, Tunisia e Cina. In crescita sono anche i cittadini provenienti da alcuni paesi dell’Est Europa e Balcani (Ex-Jugoslavia e Macedonia) (tav.3.2).

Il tasso di mascolinità degli stranieri Nota 19 - maschi su femmine per nazionalità mette in luce comportamenti diversi tra le varie nazionalità: gli esempi più significativi e opposti sono offerti da una parte dalla comunità senegalese e dall’altra da quelle cinesi e albanesi. Nella comunità senegalese è poco diffuso il ricongiungimento familiare; infatti gli immigrati, prevalentemente di sesso maschile, preferiscono ritornare al proprio paese d’origine (i permessi di soggiorno Nota 20 - Fonte: Questura di Rimini per ricongiungimento familiare sono per questa nazionalità solo il 3% del complesso). 

Per la comunità cinese si assistono a immigrazioni di interi gruppi familiari e questo presuppone progetti di vita più in relazione con il territorio non solo dal punto di vista della attività lavorativa ma anche sociale. La comunità albanese spesso fa riferimento a una tipologia di immigrazione di individui singoli che successivamente tendono a ricongiungersi ai familiari dopo una prima fase di ambientamento (35% di permessi di soggiorno per ricongiungimenti familiari nel 2000).

Il bilancio demografico della popolazione residente straniera (+1.151 unità rispetto all’anno precedente) è costituito in prevalenza dai flussi di immigrazione provenienti sia dall’estero (81%) che dagli altri comuni italiani (10%) ma anche da un crescente saldo naturale positivo.
Infatti, alla fine del 2000, si sono registrate 129 nascite di bambini di cittadinanza straniera, di cui: 31 albanesi, 23 cinesi, 20 marocchini, 15 tunisini e 11 macedoni.

LE COMPONENTI DEL BILANCIO DEMOGRAFICO

Complessivamente con un’età media di circa 10 anni inferiore alla media della popolazione residente (rispettivamente 32,82 e 42,25) le diverse nazionalità straniere presentano notevoli differenze: più vicini alla media provinciale sono quelli dei paesi dell’Unione Europea (39,15), più giovani gli asiatici (28,08) e gli africani (30,8) (tav. 3.6).

Complessivamente i minorenni residenti stranieri risultano 1.393, il 17% della intera popolazione straniera.
I bambini stranieri sotto i 6 anni sono risultati 576, con una prevalenza di albanesi, marocchini, cinesi e macedoni. Altri 583 hanno un’età compresa tra i 6 e i 13 anni.

La distribuzione della popolazione straniera residente per stato civile si differenzia da quella complessiva soprattutto per una maggiore percentuale di celibi/nubili (54% rispetto al 38,5% della popolazione provinciale complessiva) (tav.3.7).

Vi sono notevoli differenze, relativamente alla composizione per stato civile, anche tra le varie nazionalità: molto alta, ad esempio, la percentuale dei celibi tra i senegalesi e i componenti delle altre nazionalità africane (oltre 70%), mentre per i cittadini provenienti dall’est europeo tale percentuale resta tra il 50% e il 60% (tav.3.7).

LE FAMIGLIE, I MATRIMONI E LA FECONDITA'
Le famiglie

All’1/1/2001 le famiglie iscritte nelle anagrafi Nota 21 - Il dato dell'archivio anagrafico informatizzato differisce di qualche decina di unità da quello rilevato con i modelli Istat P2 (aggiornati dal cartaceo) riportato nella tav. 1.1. Per le elaborazioni si è ritenuto opportuno, per la quantità di informazioni contenute, utilizzare il dato dell'archivio anagrafico. dei 20 comuni della provincia di Rimini sono risultate 108.197 (+1,9% rispetto l’anno precedente) e le persone che vivono in famiglia sono complessivamente 272.525 (99% della popolazione residente totale).

I comportamenti sociali che hanno indotto l’affermazione di nuove tipologie familiari (single, genitori soli con figli, coppie non coniugate, famiglie ricostruite) e l’allungamento della vita media (in modo differenziato tra i due sessi) hanno prodotto un aumento della numerosità delle famiglie anagrafiche nel complesso. Sono le famiglie con pochi componenti quelle che hanno avuto il maggior incremento a discapito di quelle con 4 e più componenti e delle famiglie multigenerazionali.


Attualmente la tipologia familiare dominante è “la coppia coniugata con figli” che rappresenta circa il 36% delle famiglie. In crescita il numero delle “famiglie unipersonali” (26,6% del complesso) e le “coppie coniugate senza figli” (17,4% del complesso). Nella tipologia “coppia coniugata con figli” la modalità più frequente è rappresentata da coppie con un solo figlio (3 componenti 19.518 famiglie contro le 16.608 composte da 4 membri, di cui 2 figli) (tav. 4.3.a comuni - tav. 4.3.a provincia).

Rispetto al dato del censimento Istat del 1991 vi è stato un consistente aumento delle “famiglie unipersonali” (+63%), in crescita anche le “coppie coniugate senza figli” e la famiglia “monogenitore e figli”, mentre in leggero calo la tipologia più tradizionale “coppie coniugate con figli”. Si evidenzia un processo di mutazione in atto nella struttura familiare: sono, infatti, in netto calo le famiglie numerose, quelle costituite da 6 componenti hanno registrato un calo di 336 unità, pari al -27% e quelle composte da 5 componenti che registrano una diminuzione di 1.290 unità (-21%). Il grande aumento delle famiglie unipersonali è dovuto al sommarsi di diversi fenomeni, quali:

  • l’invecchiamento e la maggiore longevità delle donne che restano vedove e sole nell’ultima parte della loro vita;
  • le immigrazioni dall’estero che, almeno nella loro prima fase, hanno portato in prevalenza sul territorio individui senza altri familiari.

Le famiglie con  2 componenti sono aumentate di 5.265 unità incrementandosi rispetto al 1991 del 22%.
Le famiglie con 2 componenti, e quelle di 1 componente complessivamente rappresentano il 53,2% del totale delle famiglie residenti nella provincia di Rimini.
La dimensione media si attesta su 2,5 individui per famiglia contro i 3 componenti del 1981 e i 2,8 registrati nel 1991.

A livello nazionale Nota 22 - Fonte istat al 31/12/98 il numero medio di componenti per famiglia oscilla tra il valore più alto della provincia di Crotone con 3,2 e quella più basso della provincia di Trieste con 2,1 componenti.

Vi è una correlazione inversa tra il numero dei componenti e la loro età media infatti i residenti che compongono famiglie unipersonali hanno una età media di quasi 59 anni mentre nelle famiglie con già 3 componenti l’età media scende a 39 anni e cosi via. Anche questa informazione ci può fare capire come siano costituite le famiglie unipersonali dove le persone che vivono sole sono prevalentemente anziane mentre le famiglie con tre componenti sono per lo più nuclei giovani composti da due coniugi e da un figlio.

I minori e le famiglie con minori

I minorenni residenti nella provincia sono risultati complessivamente 42.128 e sono pari al 15,3% della popolazione residente.
Le famiglie al cui interno c’è almeno un minore sono 28.925 (26,7% delle famiglie complessive) (tav.4.5).
I minori vivono per lo più (81,6%) nella tipologia familiare tradizionale “coppia coniugata e figli  o “coppia coniugata figli e altri” di 3 o 4 componenti, ma anche, pur se con peso minore (17%) nella tipologia “monogenitore e figli” o “monogenitore figli e altri”.

Gli anziani soli e le famiglie con anziani

I residenti con più di 64 anni che vivono in famiglia sono complessivamente 51.715 (19% del totale dei residenti in famiglia). Sul complesso delle 108.197 famiglie, quelle al cui interno vive almeno una persona con più di 64 anni sono 38.558 (35,6% delle famiglie complessive).

I residenti con 80 anni e più sono 11.914 (4,3% del totale dei residenti in famiglia). Le famiglie con almeno un individuo di età da 80 anni in su al proprio interno sono 10.838 (10% delle famiglie complessive).

Gli anziani vivono prevalentemente o da soli o nella tipologia familiare di “coppie coniugate senza figli” (tav. 4.9.a). Cresce l’aggregazione in famiglie già costituite come altro parente o altra persona soprattutto per individui con 80 anni e oltre.

Con l’avanzare dell’età la condizione di solitudine riguarda una percentuale sempre più elevata della popolazione anziana, infatti le famiglie di anziani soli passano da 13.371 unità del 1999 alle attuali 13.681, di cui il 72% è di sesso femminile.

Le famiglie con componenti stranieri

Le famiglie costituite da almeno un componente di nazionalità straniera sono risultate nel complesso della provincia 4.370 (pari al 4% delle famiglie complessive). Di esse sono composte totalmente da stranieri il 59,5% (2.602 su 4.370), mentre il resto hanno almeno uno dei componenti italiano.

A vivere “soli” sono per lo più gli uomini stranieri, mentre le donne straniere sono in maggioranza partner in una coppia con o senza figli.

I matrimoni

I matrimoni celebrati nella provincia di Rimini sono stati 1.347, dei quali 428, pari al 32%, sono stati celebrati con rito civile. Il numero complessivo delle unioni è risultato sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, mentre è cresciuta la percentuale di quelle celebrate con rito civile.
Il tasso di nuzialità Nota 23 - Tasso generico di nuzialità: numero di matrimoni per 1.000 / numero di residenti. è risultato per l’intero territorio provinciale pari a 4,9 matrimoni ogni 1.000 abitanti, con un valore minimo a Torriana (in cui non si è verificato nessun matrimonio) ed un massimo di 10,1 per mille abitanti, ottenuto dal comune di Montefiore Conca.

Matrimoni per rito e tasso di nuzialità
dal 1996 al 2001

Il tasso di separazione Nota 24 - Tasso di separazione: separazioni  per 1.000 abitanti. è uguale a 1,8, valore superiore sia a quello  regionale (1,5) che a quello nazionale (1,1) Nota 25 - Ultimi dati disponibili, anno 1998.. L’età media alla separazione nel complesso è pari ai 40 anni: per le donne a 38,7 anni e per gli uomini è pari a 41,4 anni.
Il tasso di divorzialità Nota 26 - Tasso di divorzialità: divorzi per 1.000 abitanti. uguale a 0,8 ha un valore pari a quello regionale e leggermente superiore a quello nazionale (0,6). L’età media al divorzio è nel complesso pari a 42,3 anni, più alta per gli uomini 43,5 anni e inferiore per le femmine 41,1 anni.

Con l’aumento della popolazione residente straniera sono sempre più numerosi i “matrimoni misti” tra coniugi di nazionalità italiana e di altro paese o entrambi stranieri.
Le coppie di coniugi residenti nella provincia della medesima nazionalità estera sono risultate 774 (tav.4.19a); le coppie con uno dei due sposi italiani e l’altro di nazionalità estera sono invece risultate 1.012 (tav.4.19b); infine sono 27 le coppie con entrambi i coniugi di diversa nazionalità ad esempio: Pakistan/Jugoslavia, Paesi Bassi/Romania, Cina/Colombia, Marocco/Polonia, Egitto/Slovenia ecc (tav.4.19c).

Matrimoni tra sposo italiano e sposa di nazionalità estera
 (casi più frequenti)

Matrimoni tra sposa italiana e sposo di nazionalità estera
(casi più frequenti)

Escludendo le unioni in cui uno dei due coniugi è sammarinese si può mettere in evidenza la maggiore propensione dei residenti di sesso maschile a  sposarsi con donne straniere infatti il rapporto tra i matrimoni di questo tipo e quelli in cui invece è la donna italiana che ha sposato uno straniero è di 3 a 1.

La fecondità

Parallelamente al tasso di natalità aumenta anche quello generico di fecondità Nota 26 - Tasso di divorzialità: divorzi per 1.000 abitanti., attualmente pari a 37,9 contro 36,9 dell’anno precedente Nota 28 - Nella tavola 4.20 dove ci sono i tassi specifici di fecondità il valore è leggermente diverso per  il fatto che in questo caso, per risalire all'età della madre, era disponibile solo un sottoinsieme dei nati  complessivi..

I tassi specifici di fecondità calcolati per particolari classi di età delle madri mostrano come le più feconde siano le donne appartenenti alla classe 30 –34 anni (tav.4.20).

L’età media della madre al parto è pari ai 31,4 anni (con una deviazione standard di più o meno 4 anni). La madre più giovane ha 17 anni mentre quella con l’età più elevata 46 anni entrambe residenti nel comune di Rimini.

Cresce anche il carico di figli per donna feconda
Nota 29 - Carico di figli per donna feconda: rapporto tra la popolazione di età compresa tra 0 e 4 anni e le donne di età compresa tra 15 e 49 anni moltiplicato per 100. Tale indicatore varia tra il valore 30 delle popolazioni mature a bassa fecondità e 90 che caratterizza le popolazioni in via di sviluppo e ad alta fecondità. che in precedenza era 17,5 ed ora salito a 18,1, seppure sempre sotto il valore teorico di 30, che già indica le popolazioni mature a bassa fecondità.

La popolazione riminese nel contesto regionale e nazionale

La popolazione riminese costituisce il 6,9% della popolazione complessiva residente nel territorio della regione Emilia-Romagna. La provincia di Rimini, tra le province emiliano-romagnole, si trova al penultimo posto per peso demografico, prima della provincia di Piacenza (6,7%).
Si tratta però, di un territorio caratterizzato da forti dinamiche demografiche infatti nel periodo 1991-2001 vi è stata una crescita considerevole della popolazione riminese (+6,2%), risultata seconda solo a quella della provincia di Reggio-Emilia (+8,5%).

Rispetto a tutta la popolazione regionale quella riminese risulta un aggregato più giovane: i riminesi hanno un’età media di circa 42 anni (40,74 per gli uomini e circa di 43 anni per le donne), mentre quella regionale è di 46 anni (44 anni per i maschi e 47,5 per le donne).
Anche l’indice di vecchiaia Nota 30 - Indice di vecchiaia: popolazione in età da 65 anni ed oltre / popolazione 0-14 anni moltiplicato 100. risulta di circa 48 punti inferiore a quello regionale, nonostante quest’ultimo sia leggermente in diminuzione nell’ultimo biennio.

Altre peculiarità che caratterizzano la provincia di Rimini nel contesto regionale sono una concentrazione demografica superiore al 48% nel comune capoluogo e una densità abitativa 2,8 volte superiore a quella media regionale e a quella delle altre province emiliano–romagnole.

Nella graduatoria nazionale Nota 31 - Alla data del 31.12.1998 - Fonte Istat.
, l’elevata densità abitativa colloca la provincia di Rimini tra le province a maggior densità, al 7° posto dopo: Napoli (2656,4 ab/kmq.), Milano (1893,4 ab/kmq.), Trieste (1175,2 ab/kmq.), Roma (711,9 ab/kmq.), Varese (678,7 ab/kmq.) e Prato ( 619,3 ab/kmq.), fra  le 103 province italiane. Rispetto alla estensione della sua superficie territoriale si colloca, tra le province con minore estensione territoriale, al quarto posto dopo Trieste (211,8 kmq.), Prato (365,3 kmq.) e Gorizia (466 kmq.).

La popolazione straniera residente nella provincia di Rimini rappresentava all’1/1/2000il 2,64% della popolazione complessiva, valore leggermente inferiore al dato regionale (2,8) e superiore al valore medio italiano paria 2,2. Rispetto alle altre province emiliano romagnole quella di Rimini si colloca per presenza straniera dopo Reggio Emilia, Modena, Parma e Bologna Nota 32 - L'Italia rispetto agli altri paesi europei economicamente più avanzati è la nazione in cui vi è la quota di residenti stranieri più bassa (2,2%). In Germania e Belgio tale percentuale raggiunge il 9%, in Francia il 6%, nel Regno Unito il 3,6% e in Irlanda il 3%.
.

I valori dei tassi di natalità (9,4 nati ogni 1.000 abitanti) e mortalità (9,2 morti ogni 1.000 abitanti) della Provincia di Rimini risultano intermedi a quelli riscontrati nelle altre province italiane. Tra le Province italiane i due estremi della natalità si registrano a Napoli (13 per mille), che segna il valore più alto e nella provincia di Ferrara che, con 6 nati ogni 1.000 residenti, ha il valore più basso. Per i tassi di mortalità, invece, gli estremi si trovano a Trieste (15,5 per mille abitanti) e a Latina (7,8 per mille abitanti).

UNO SCENARIO FUTURO DELLO SVILUPPO DEMOGRAFICO DELLA PROVINCIA DI RIMINI
La popolazione

Le basi di dati demografiche attualmente disponibili e i modelli previsionali Nota 33 - I risultati ottenuti sono stati elaborati con il programma MUDEA realizzato dall'Università di Pisa per il Modello di Proiezioni Demografiche costruito dalla Regione Emilia-Romagna - Servizio Statistica. consentono, attraverso delle ipotesi, di disegnare scenari futuri sulla evoluzione della popolazione residente. Le dinamiche in atto nella provincia di Rimini, analizzate in precedenza, hanno messo in evidenza che esiste:

  • una mortalità sostanzialmente stazionaria (dall’inizio degli anni ’60 ad oggi il tasso di mortalità oscilla in un range di un punto);
  • una leggera ripresa della fecondità in crescita di anno in anno;
  • una crescente immigrazione di popolazione straniera.

Queste dinamiche consentono di prefigurare uno scenario fino al 2025, con una migratorietà in crescita, una mortalità in discesa fino al 2010 e una fecondità in ripresa fino allo stesso periodo. La popolazione ammonterà al 2025, a circa 296.000 unità, con un incremento in valore assoluto di circa 21.000 unità.

In base a questa proiezione la percentuale di ultrasessantaquattrenni crescerà dall’attuale 20% della popolazione residente fino a rappresentare, nel 2025, la quota del 24%, e
anche il peso percentuale degli ultrasettantanovenni risulterà raddoppiato rispetto a quello attuale.
L’evoluzione della popolazione scolastica presenta una dinamica di crescita in tutte le classi d’età fino al 2010, anno in cui vi sarà una flessione delle classi delle età prescolari, mentre le altre risulteranno in aumento.

Le famiglie

Nello scenario evolutivo della composizione dei nuclei familiari   la proiezione dei tassi di capofamiliarità evidenziano una tendenza della struttura familiare a seguire il comportamento riscontrato nella popolazione.

Complessivamente il numero delle famiglie nei prossimi 25 anni dovrebbe progressivamente salire a 134.709 con una crescita percentuale pari al 27% rispetto al 2001.  Tra le tipologia più numerose si riscontrerà quella delle “famiglie unipersonali” che dall’attuale 26% arriverà a costituire il 30% delle famiglie complessive. Più della metà (54%) delle famiglie unipersonali saranno costituite da persone anziane Nota 35 - Età da 65 anni e oltre. e solo un quinto circa (19%) da persone giovani Nota 36 - Età compresa tra 25 e 44 anni..


Parallelamente a questi fenomeni ci sarà anche una riduzione del numero medio di componenti per famiglia: si passerebbe dall’attuale media di 2,5 a 2,1 componenti per famiglia.

L’EVOLUZIONE DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

La popolazione mondiale Nota 37 - Fonte: Departement of Economy and Social Affairs - United Nations 1999., che il 12 ottobre 1999 ha raggiunto i 6 miliardi di individui e che secondo le proiezione dei demografi nel 2013 raggiungerà la quota di 7 miliardi, nel 2028 degli 8 miliardi, nel 2054 dei nove miliardi, si stabilizzerà sui 10 miliardi dopo il 2200.
La percentuale annua di incremento è stata calcolata con un valore all’1,3% all’anno che tradotto in valori assoluti equivale a 78 milioni di persone.

 

La serie storica dello sviluppo demografico mondiale evidenzia che per lungo tempo la popolazione non ha subito aumenti significativi: ci sono voluti 123 anni per passare da 1 miliardo (1804) a 2 miliardi (1927), per il terzo miliardo sono stati sufficienti 33 anni (1960) e perché sia raddoppiato questo valore (6 miliardi nel 1999) sono occorsi solo altri 39 anni. A questo punto i miliardi incrementano, ma più lentamente e per ogni miliardo di incremento cresce il numero di anni necessari e per passare da 9 a 10 miliardi (popolazione stabilizzata verso il 2200) occorreranno 123 anni.

Le aree del pianeta oltre che per concentrazione di popolazione, (il 60% vive nel continente Asiatico e principalmente in India (20,6%) e in Cina (14,7%)), si differenziano anche per la diversa densità abitativa, a fronte di una media mondiale di 44 abitanti per chilometro quadrato. 
La densità più elevata in assoluto la si rileva a Macau (25.942 ab/kmq.), seguono poi Hong Kong 6.508 ab. Kmq.), Singapore (5.699 kmq.), Striscia di Gaza (2.850 kmq.), Malta (1.222 kmq.), Maldive (934 kmq.).

L’età media della popolazione mondiale risulta di 26,4 anni, sopra questo valore e con l’età media più elevata risultano l’Italia e il Giappone (40,2), seguono poi la Germania (39,7), la Svezia (39,7), la Grecia (39,1), la Finlandia (39,1), il Belgio (39), la Danimarca (38,8), la Croazia e la Bulgaria (38,5). I paesi più giovani con un’età media di 10/12 anni inferiore alla media mondiale sono: la Striscia di Gaza (14,4), l’Uganda (15), il Niger (15,8), lo Yemen (15,9), la Repubblica Democratica del Congo (15,9), la Somalia (16), lo Zambia (16,1), l’Angola (16,2), Burkina Faso (16,2), Malawi (16,3).

La media mondiale di figli per donna è di 2,71, trenta anni fa era di 6. Attualmente sotto la media ci sono, tra i paesi a più bassa fertilità, la Spagna (1,15), la Romania (1,17), la Repubblica Ceca (1,19), l’Italia (1,20), la Bulgaria (1,23), la Slovenia (1,26), la Grecia (1,28), l’Estonia (1,29), la Germania (1,3). Con valori molto sopra la media ci sono: lo Yemen (7,6), la Striscia di Gaza (7,3), la Somalia (7,25), l’Uganda (7,1), l’Afghanistan (6,9), il Niger (6,84), l’Angola (6,8), il Malawi (6,75), il Mali (6,6), il Burkina Faso (6,57).

In grande espansione i fenomeni di emigrazione dal proprio paese che oggi coinvolgono 125 milioni di persone contro i 75 milioni del 1965.

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