OSSERVATORIO DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE
  NELLA PROVINCIA DI RIMINI
  rapporto 01.01.2000

 

  NOTA INTRODUTTIVA

  NOTA TECNICA

  Consistenza e dinamiche demografiche nella provincia di Rimini
  L'evoluzione demografica nella seconda metà del XX secolo
  LA STRUTTURA PER SESSO, ETA' E STATO CIVILE
  L’analisi di genere
  Lo stato civile
  La struttura per età
     Le classi prescolari e scolari
     La popolazione in età attiva
     Un quadro dell'invecchiamento
     La base elettorale
     Gli indicatori  demografici
     La popolazione riminese nel contesto regionale e nazionale
    I MOVIMENTI DEMOGRAFICI
    I movimenti naturali
    I movimenti migratori
    LA POPOLAZIONE STRANIERA
  LE FAMIGLIE E I MATRIMONI
  Le famiglie
  La popolazione in convivenza
  I matrimoni
  UNO SCENARIO FUTURO
  La popolazione
  Le famiglie

NOTA INTRODUTTIVA

Nell’ultimo decennio profonde e rapide trasformazioni quali l’invecchiamento generalizzato la natalità, la denatalità, le immigrazioni hanno investito anche a livello locale la popolazione residente modificandone le caratteristiche peculiari quali la struttura per età e la nazionalità. In conseguenza di questa veloce trasformazione è nata una maggiore richiesta di informazione di statistiche e di previsioni demografiche sia a livello di diversificate entità territoriali che a caratteristiche anagrafiche non sempre disponibili per il livello provinciale a cadenza annuale.

Inoltre quando si analizzano le incidenze di fattori demografici sui comportamenti generazionali anche la variabile tempo espressa in "anni vissuti", cioè la permanenza media di un individuo in un certo contesto temporale e spaziale, riveste un ruolo fondamentale.

Agli inizi del 1900 un bambino appena nato aveva davanti a sé 440.000 ore di cui ben 150.000 destinate ad attività lavorative. Oggi con la speranza di vita che si è notevolmente accresciuta, le ore di vita sono diventate 640.000 ore di vita con un aumento del 45%. Nel contempo il monte ore assorbito dalle attività lavorative è diminuito di oltre la metà: è cioè sceso a 70.000 ore. In un futuro prossimo l’aspettativa di vita arriverà molto probabilmente a 700.000 ore, vale a dire circa sette anni in più rispetto alla durata attuale, crescendo, in un secolo, del 60%.


Il "tempo imposto" cioè quello relativo alle attività produttive scenderà dal 34% a circa il 6% riducendosi quindi di un sesto rispetto a quello utilizzato agli inizi del secolo scorso. La parte residuale che costituisce il tempo guadagnato ed è la quota da destinare alla famiglia, all’educazione e alla formazione, ai divertimenti, alla cultura crescerà dal 25% al 53%.

Ecco allora che si dovranno fare i conti con il "tempo di vita" dei cittadini e anche il "tempo libero" che, come si è visto, in prospettiva aumenterà notevolmente non potrà essere analizzato se non in simbiosi alla popolazione a cui si riferisce con le sue culture, status sociali, provenienze etniche e geografiche diverse.

La necessità di conoscere in tempo reale e in prospettiva i fenomeni demografici, per il grande impiego che hanno ed avranno nel prossimo futuro nelle attività di programmazione e per il dimensionamento dei servizi e della conoscenza del tempo guadagnato, sia a livello di realtà comunali o di aggregazioni territoriali più ampie ha indotto l’ufficio statistica della Provincia di Rimini ad attivare un nuovo "sistema informativo" sulla popolazione incentrato sulle caratteristiche dell’individuo cosi come sono riportate a livello delle singole anagrafi comunali, acquisendo in tal modo, anche un numero di informazioni maggiori che altrimenti sarebbero state, per la provincia, solo decennali alle date dei censimenti della popolazione.

Si è superata cosi la preesistente raccolta dei dati sulla popolazione tramite modello cartaceo, nell’ambito della rilevazione svolta in collaborazione con il Servizio Statistica della Regione Emilia-Romagna, costituendo, per la prima volta, una "base di dati demografici riferiti al singolo individuo" (resa rigorosamente anonima, secondo la forma richiesta dalla normativa vigente) unificando gli archivi anagrafici dei 20 comuni componenti la provincia di Rimini.

Il primo risultato di questo grosso impegno è la produzione "dell’annuale rapporto provinciale" che è stato completamente rivisto e a cui sono state aggiunte nuove informazioni (quali lo stato civile, la tipologia di famiglie, ecc.) e di "monografie" per ogni comune e per i diversi ambiti in cui viene solitamente analizzato il territorio provinciale che restituisce, sotto forma di elaborato statistico il contenuto delle anagrafi comunali nello spirito di collaborazione tra Provincia e Comuni a cui si deve la realizzazione di questo progetto sin dalle prime fasi di costituzione della base dati demografica.

Nei prossimi mesi la molteplicità di informazioni disponibili nella base dati, attraverso particolari elaborazioni statistiche permetteranno di pubblicare monografie tematiche in cui verranno approfonditi diversi argomenti, alcuni anche già presenti all’interno del rapporto annuale, quali le famiglie, la popolazione anziana, i flussi migratori e la localizzazione per sezione di censimento di alcuni tematismi.

NOTA TECNICA

AMBITI AMMINISTRATIVI E TERRITORIALI

  • COMUNITA’ MONTANA comprende i comuni di: Verucchio e Torriana;
  • UNIONE COMUNI DELLE VALCONCA comprende i comuni di: Gemmano, Montefiore Conca, San Clemente, Morciano di Romagna,
  • COSTITUENDA UNIONE COMUNI DELLA VALMARECCHIA comprende i comuni di: Poggio Berni, Santarcangelo di Romagna, Torriana, Verucchio
  • FASCIA COSTIERA comprende i comuni di: Bellaria-Igea Marina, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini;
  • FASCIA INTERMEDIA comprende i comuni di: Coriano, Morciano di Romagna, Poggio Berni, San Giovanni in Marignano, Santarcangelo di Romagna, Torriana, Verucchio;
  • FASCIA INTERNA VALCONCA comprende i comuni di: Gemmano, Mondaino, Montecolombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Saludecio, San Clemente;
  • VALMARECCHIA comprende i comuni di: Bellaria–Igea Marina, Rimini, Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Poggio Berni, Torriana;
  • VALCONCA E MARANO comprende i comuni di: Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Coriano, Morciano di Romagna, San Giovanni in Marignano, Gemmano, Mondaino, Montecolombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Saludecio, San Clemente.

RAPPORTI ED INDICI

  • Rapporto di mascolinità = Maschi / Femmine *100
  • Indice di dipendenza assistenziale familiare = popolazione femminile in età 45-69 anni / popolazione totale in età da 70 anni e oltre
  • Indice della struttura della popolazione in età attiva: popolazione da 40-64 anni / popolazione da 15-39 anni moltiplicato 100
  • Indice di ricambio della popolazione in età attiva: popolazione in età 60-64 anni / popolazione in età 15-19 anni moltiplicato 100
  • Indice di dipendenza totale: (popolazione 0-14 anni + popolazione da 65 anni e oltre) / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100
  • Indice di dipendenza giovanile: popolazione 0-14 anni / popolazione 15-64 anni moltiplicato per 100
  • Indice di dipendenza senile: popolazione di età da 65 anni de oltre / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100
  • Indice di vecchiaia: popolazione in età da 65 anni ed oltre / popolazione 0-14 anni moltiplicato 100.
  • Tasso generico di fecondità: rapporto tra i nati nell’anno e le donne in età feconda, cioè in età compresa tra 15 e 49 anni, moltiplicato per 1000.
  • Carico di figli per donna feconda: rapporto tra la popolazione di età compresa tra 0 e 4 anni e le donne di età compresa tra 15 e 49 anni moltiplicato per 100. Tale indicatore varia tra il valore 30 delle popolazioni mature a bassa fecondità e 90 che caratterizza le popolazioni in via di sviluppo e ad alta fecondità.

 

1.1 Consistenza e dinamiche demografiche nella provincia di Rimini

L’annuale fotografia demografica della provincia di Rimini "scattata" alla data del 01.01.2000 (1) ha registrato, nei 20 comuni del territorio provinciale, 272.031 residenti (132.262 maschi e 139.769 femmine) con un saldo positivo rispetto all’anno precedente,di 2.836 abitanti (di cui 902 nel comune capoluogo, 327 a Bellaria-Igea Marina, 288 Riccione, ecc.). (tav. 1.4)

L’attuale crescita demografica è ritornata in termini di variazione percentuale sopra l’unità (+1,1%). L’incremento è da imputare totalmente alla consistenza del saldo migratorio (+2.893), poiché quello naturale è risultato ancora, sebbene di poco, negativo (-57). (tav.1.2)

I comuni con le variazioni percentuali più significative sono risultati: Montefiore Conca (+3,6% dovuto totalmente al saldo migratorio), San Clemente (con un progresso del +3,4% da imputare sia al saldo migratorio che a quello naturale), seguono Verucchio, Misano Adriatico, Bellaria–Igea Marina, Poggio Berni con variazioni comprese tra 2,3% e 2,7%. San Clemente con l’incremento demografico ottenuto, ha anche superato all’1/1/2000 la soglia della classe demografica dei 3.000 abitanti (2). L’unico comune della provincia che ha registrato un saldo demografico negativo è Montecolombo (-0,8% con i saldi migratorio e naturale negativi).

(1) L’ammontare della popolazione al 31 dicembre è pari a quello calcolato al 1° gennaio dell’anno successivo.
(2) Che rappresenta uno dei limiti superiori dei range utilizzati per classificare i comuni

1.2 L'evoluzione demografica nella seconda metà del XX secolo

Negli ultimi 50 anni la popolazione residente nel territorio della provincia di Rimini si è quasi raddoppiata, crescita dovuta soprattutto dei flussi migratori. Queste migrazioni dentro e fuori dal territorio provinciale scomposte in varie componenti quali: i flussi interni tra i 20 comuni riminesi, i flussi tra la provincia e il resto del territorio nazionale e i flussi tra la provincia e l’estero, spiegano meglio le dinamiche a cui è soggetta la popolazione residente.

Il trend demografico della provincia ha segnato incrementi molto consistenti soprattutto tra il 1950 e il 1970 (17% tra il 1951 e il 1961, 19% tra il 1961 e il 1971), perché nei decenni successivi si è progressivamente ridotto toccando il valore più basso tra il 1981 e il 1991 (3,4%). Le immigrazioni dei decenni tra il 1950 e il 1970 riguardavano quasi esclusivamente i flussi italiani, che dai comuni più interni della provincia o dalle province limitrofe, si spostavano verso i comuni di costa e il comune capoluogo. In particolare tra il 1961 e il 1971 a fronte di un incremento provinciale complessivo pari al 19%, il comune di Rimini aumenta la propria popolazione residente del 27% divenendo così un polo di attrazione di riferimento per tutto il territorio provinciale. Funzione attrattiva che perde durante gli anni ’80 quando comincia una progressiva fuoriuscita di residenti dal comune capoluogo indirizzata verso i comuni della fascia intermedia (Santarcangelo di Romagna, Coriano, Verucchio, Morciano, ecc.).

L’ultimo decennio, quello degli anni ’90, mostra per l’incremento demografico un’inversione di tendenza, infatti si rileva una ripresa rispetto al decennio precedente che si assesta sul 5,1%. Essa è da attribuirsi prevalentemente alla forte immigrazione dall’estero (soprattutto dall’est europeo), che per tutti gli anni ’90 ha investito l’Europa e l’Italia nel complesso come dimostra anche la composizione delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche di questo ultimo anno considerato. Nel corso del 1999, le "nuove iscrizioni" alle anagrafi comunali sono risultate 8.835 e di queste il 15% risulta di provenienza estera, mentre l’83% proviene dal territorio nazionale. Le "cancellazioni", invece sono state 5.942 di queste l’89% sono state verso comuni italiani e solo un 6% verso l’estero (tav.7).

I nuovi insediamenti residenziali realizzati nei comuni della fascia intermedia stanno attirando flussi di residenti da altri comuni creando conseguenti movimenti di pendolarità giornaliera verso i luoghi di studio, lavoro, shopping che generano il fenomeno dei pendolari o moderni consumatori metropolitani, per cui si intensificano i flussi di traffico e di persone, spesso sovrapposti in determinate ore del giorno o in determinati spazi, generando conflitti fra esigenze dei residenti e dei pendolari.

Considerando, invece, la distribuzione della popolazione residente nei singoli comuni si può notare che per oltre il 48% questa è concentrata nel comune capoluogo, originando una densità di 973,7 abitanti per chilometro quadrato, vale a dire una densità abitativa quasi doppia di quella provinciale, anche se bisogna rilevare che è nei comuni di Cattolica, Riccione e Morciano di Romagna in cui si hanno le maggiori densità abitative, rispettivamente 2.619,9, 1.984 e 1059,5 abitanti per chilometro quadrato (tav. 1.1).

Da segnalare però che la densità abitativa, anche nell’anno in corso, si è incrementata in tutti i comuni del territorio provinciale.

 

Distribuzione della Popolazione residente per ambiti territoriali

 

Il comune capoluogo presenta, comunque, dei tassi di crescita demografici inferiori al resto del territorio provinciale 0,7% contro 1,4%. Gli ambiti amministrativi (3) con le variazioni più significative in termini di incremento demografico sono: la Comunità Montana (+2,6%) e l’Unione dei comuni della Valconca (+2,2%), mentre tra le aree territoriali (4) è la Fascia Costiera che ha la variazione percentuale più bassa (0,9%), mantenendo però la densità abitativa più elevata (1.032 residenti per km quadrato).

Leggermente in diminuzione, in percentuale, la concentrazione di popolazione nel comune capoluogo che negli anni addietro superava il 51% dell’intera popolazione provinciale, mentre oggi è scesa al 48%.

(3) COMUNITA’ MONTANA comprende i comuni di Verucchio e Torriana; UNIONE COMUNI DELLE VALCONCA comprende Gemmano, Montefiore Conca, San Clemente, Morciano di Romagna, COSTITUENDA UNIONE COMUNI DELLA VALMARECCHIA comprende Poggio Berni, Santarcangelo di Romagna, Torriana, Verucchio

(4) FASCIA COSTIERA comprende Bellaria-Igea Marina, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini; FASCIA INTERMEDIA comprende Coriano, Morciano di Romagna, Poggio Berni, San Giovanni in Marignano, Santarcangelo di Romagna, Torriana, Verucchio; FASCIA INTERNA VALCONCA comprende Gemmano, Mondaino, Montecolombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Saludecio, San Clemente; VALMARECCHIA comprende Bellaria–Igea Marina, Rimini, Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Poggio Berni, Torriana; VALCONCA E MARANO comprende, Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Coriano, Morciano di Romagna, San Giovanni in Marignano, Gemmano, Mondaino, Montecolombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Saludecio, San Clemente


2. LA STRUTTURA PER SESSO, ETA' E STATO CIVILE

2.1 L’analisi di genere

Se si considerano i residenti in base al sesso si può notare che le due componenti della popolazione mostrano caratteristiche diverse in base all’età e al suo avanzare; più in dettaglio si può constatare che sono le femmine che costituiscono la componente più anziana della popolazione, con un’età media di quasi 3 anni maggiore di quella maschile (rispettivamente 43,5 anni e 40,6 anni; la media della popolazione totale risulta di 42,1 anni) (tav. 4.6).

Complessivamente le femmine sono 139.769 e costituiscono il 51% della popolazione totale, percentuale che varia a seconda della classe di età considerata.

Nelle diverse classi d’età, come evidenzia il rapporto di mascolinità (5), uomini e donne non sono in sostanziale equilibrio come nella popolazione complessiva, ma vi è uno sbilanciamento di volta in volta verso uno dei due sessi: dalla nascita e fino verso i 40 anni i maschi risultano numericamente maggiori rispetto alle femmine e fino ai primi 5 anni di vita si ha 1,1 maschi per femmina, il rapporto si riequilibra verso i 40 anni per poi spostarsi verso il sesso femminile, che nella classe dei settantenni vede 1,2 donne per ogni uomo e in quelle degli ultraottantaquatrenni 2 a 1 a favore delle donne.

(5) Rapporto di mascolinità = Maschi / Femmine *100

Anche lo stato civile distingue in modo netto le due componenti: rilevante su tutto è lo stato di vedovanza che su 21.826 persone vedove (l’8% della popolazione), l’85% è costituito da donne (tav. 3.21). Fenomeno dovuto prevalentemente alla maggiore longevità femminile.

Un’altra considerazione da fare per la parte femminile della popolazione riguarda l’attività di cura prestata ai parenti più anziani che ancora oggi risulta un’attività in gran parte effettuata dalle donne. Sono infatti in maggioranza loro, in particolar modo quelle in età adulta, a prendersi cura dei familiari che in questo modo spesso si trovano investite anche di un doppio ruolo di figlie e di madri. L’indicatore di dipendenza di assistenza familiare (6) mostra, seppure in termini totalmente teorici il numero di donne in età compresa tra i 45 e i 69 anni che potenzialmente potrebbero trovarsi ad assistere uno o più persone anziane in età da 70 anni in su. Nella provincia di Rimini si hanno in media 1,2 donne di questa fascia d’età per ogni persona anziana.

(6) Indice di dipendenza assistenziale familiare = popolazione femminile in età 45-69 anni / popolazione totale in età da 70 anni e oltre.

2.2 Lo stato civile

La popolazione riminese risulta per il 52% coniugata, e per il 38,5% celibe/nubile, percentuali che sono più alte per la componente maschile (rispettivamente 53,6% e 42,8%). Lo stato di vedovanza interessa l’8% della popolazione complessiva e si tratta in prevalenza di donne (13,2%). Infine i divorziati rappresentano l’1,3% del complesso. Lo stato civile è strettamente correlato all’età infatti i celibi/nubili sono concentrati nelle asce di età più giovanili (entro i 30 anni), tra i 30 e i 60-70 si trova la maggiore concentrazione di coniugati e nelle età più anziane compaiono i vedovi/vedove.

 

2.3 La struttura per età

Oltre che sulla localizzazione territoriale le dinamiche demografiche si diversificano anche rispetto alla struttura per età della popolazione.

Prendendo in esame tre fasce di popolazione: giovani, adulti e anziani si può vedere che: la fascia dei giovani tra 0-14 anni si è vistosamente ridimensionata passando da una consistenza del 24,2% della popolazione totale del 1951 all’attuale 12,6%. In progressiva crescita invece la fascia degli ultra sessantacinquenni, che dal 1951 ad oggi, si è più che quadruplicata passando dalle 12.685 persone alle attuali 51.494.

Nel grafico a piramide in cui è rappresentata la struttura per età della popolazione, si può verificare attraverso la modificazione della sua forma le trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo decennio. Il confronto tra la piramide del 1993 e quella del 2000 mostra come la base (costituita dalla popolazione giovane) si stia sempre più restringendo a causa della diminuita natalità, mentre la parte centrale (formata dalle classi adulte) presenta un profilo discontinuo più allargato e spostato verso la parte superiore della figura, infine la parte più alta, soprattutto nella metà di sinistra (relativa alla componente femminile) è la risultanza dell’aumento della vita media, soprattutto delle femmine (7).

(7) La speranza di vita alla nascita è arrivata a 75,5 anni per gli uomini e 82,5 anni per le donne.

2.4 Le classi prescolari e scolari

I giovani delle classi d’età interessati ai diversi gradi di istruzione dal 1993 ad oggi hanno subito un discreto ridimensionamento, passando da 72.743 unità a 63.335, che equivale ad un calo del 13%. La contrazione riguarda le classi d’età della scuola media e quella più intensa si è verificata nella classe d’età 14-18, mentre le classi 0-2 anni e 3-5 anni hanno registrato un notevole incremento. In calo anche la classe d’età di interesse dell’istruzione universitaria (19-24 anni) La presenza di un decimale in più per tutta la popolazione in età scolastica, rispetto all’anno precedente sembra segnalare una possibile inversione di tendenza, che invece non si verifica nella fascia degli adulti. Questo fenomeno collegato ad un incremento della natalità è dato non solo dalla popolazione straniera (che comunque ancora ha una bassa influenza sulle dinamiche complessive) ma soprattutto dalle coorti (8) femminili degli anni ’60 (8), che però stanno per essere sostituite da quelle successive, meno numerose, e a tal punto il fenomeno di crescita naturale potrebbe essere sostenuto solo dall’immigrazione.


Da segnalare che negli anni scorsi la contrazione della natalità aveva ridimensionato le classi più giovani, ma, seppur in modo molto contenuto sembra essersi invertito questo trend e fanno registrare fra le classi d’età dei più piccoli incrementi positivi che daranno origine ad una domanda di servizi più ampia e diversificata rispetto a quella attuale.

(8) periodo definito del baby-boom, per il numero di nati in quegli anni

2.5 La popolazione in età attiva

La popolazione attiva, base potenziale del mercato del lavoro, nella provincia di Rimini risulta composta da 186.352 persone, equamente divisa fra donne e uomini, e costituisce il 69% della popolazione totale

Per analizzare i rapporti tra le varie classi di popolazione e i flussi di entrata e di uscita dal mercato del lavoro, anche se in maniera molto schematica, perché si parla sempre in termini demografici e non si tengono conto di tutta una serie di peculiarità e comportamenti individuali, si possono utilizzare alcuni specifici indicatori (tav. 1.1).

L’indice di struttura della popolazione in età attiva (9) (92,6) mostra che la popolazione riminese occupata, è rispetto al contesto regionale, relativamente giovane anche se comunque aumentano i lavoratori di età più avanzata. L’indice di ricambio della popolazione attiva (10) ci fa vedere che un giovane riminese ha poco più di una possibilità di andare a sostituire un lavoratore anziano.

(9) Indice della struttura della popolazione in età attiva: popolazione da 40-64 anni / popolazione da 15-39 anni moltiplicato 100.
(10) Indice di ricambio della popolazione in età attiva: popolazione in età 60-64 anni / popolazione in età 15-19 anni moltiplicato 100


Le
persone che fanno parte delle non forze (11) lavoro ammontano a 85.679 unità e l’indice di dipendenza totale (12) calcolato per la provincia di Rimini uguale 46 ci dice che ogni 100 persone in età attiva devono sopportare il carico sociale di 46 persone che sono fuori dal mercato del lavoro, perché ancora troppo giovani o perché pensionate avendo superato il sessantacinquesimo anno d’età. La pressione più forte di questo carico è data dal sesso femminile il cui indicatore ha un valore uguale a 49,9. L’indice di dipendenza totale scomposto nelle sue due componenti dipendenza giovanile e senile ci fa vedere che il carico sociale dato dai giovani (indice di dipendenza giovanile (13)) ha un valore di 18,3 in quasi equilibrio tra i due sessi, mentre il carico sociale dagli anziani (indice di dipendenza senile (14)) ha un valore di 27,6, è ben più elevato per il sesso femminile (32,1).

(11) Si definisce non forza lavoro la somma della popolazione tra 0-14 anni e quella da 65 e oltre.
(12) Indice di dipendenza totale: (popolazione 0-14 anni + popolazione da 65 anni e oltre) / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100.
(13) Indice di dipendenza giovanile: popolazione 0-14 anni / popolazione 15-64 anni moltiplicato per 100.
(14)  Indice di dipendenza senile: popolazione di età da 65 anni de oltre / popolazione 15-64 anni moltiplicato 100.

2.6 Un quadro dell’invecchiamento

Con una speranza di vita per gli uomini di circa 75,5 anni e per le donne di circa 82,5 anni, come già evidenziato nelle pagine precedenti, anche nella provincia di Rimini, pur con una dinamica meno veloce di quella regionale, continua il progressivo invecchiamento dei suoi abitanti. L’indicatore di vecchiaia che ha raggiunto quota 150,6, indica che c’è 1,5 persona anziana per ogni giovane. Il fenomeno investe però in modo diverso i comuni, perché il valore dell’indicatore ancora inferiore a 100 nei comuni di Verucchio e Poggio Berni, ci segnala, invece, la presenza di una popolazione più giovane rispetto al resto dell’area provinciale (tav.1.1).

Gli ultrasessantacinquenni costituiscono il 18,9% della popolazione e la frazione ancora più anziana, quella degli ultraottantenni, è diventata il 4,3% dei residenti. Inoltre, in queste classi d’età, in virtù della differente durata della vita media dei due sessi, le donne risultano sempre più numerose degli uomini, infatti, esse costituiscono il 58,2% degli over 65 e il 67,7 degli ultraottantenni.

Gli ultracentenari, cioè quelli nati alla fine del XIX° secolo sono complessivamente 23 (3 in più rispetto all’anno precedente) di cui l’83% sono donne. Nel comune di Rimini si concentra il 57% degli ultracentenari: 2 uomini e 11 donne (tav. 2.14 e 2.21).

Un altro elemento che evidenzia il grado di invecchiamento della popolazione è dato dal rapporto tra gli ultrasessantacinquenni e i bambini sotto i cinque anni che vede un bambino attorniato da 4,5 "nonni" per lo più di sesso femminile.

Popolazione residente anziana per stato civile e sesso

 

Per quanto riguarda lo stato civile Il 59% della popolazione anziana risulta coniugato/a (prevalentemente maschi), mentre il 33% risulta vedovo/a (prevalentemente donne).

2.7 La base elettorale (15)

Il complesso dei potenziali elettori della Camera dei Deputati e del Senato si ritrovano, come del resto tutta la popolazione, più invecchiati e con un maggiore peso della componente femminile.

Circa un quarto della base elettorale che vota per l’elezione del senato è composto da ultrasessantacinquenni.

(15) La Legge n. 39/75 ha portato la maggiore età a 18 anni.


Nel corso di mezzo secolo la struttura demografica delle età degli aventi diritto al voto si è modificata, poiché risultano più numerose, rispetto al passato, le classi di età dai 40 anni in su, mentre numericamente inferiori le classi di età più giovanili.

2.8 gli indicatori demografici

I principali indicatori demografici rappresentati su una cartografia che riporta i confini provinciali e quelli comunali permette di analizzare la distribuzione territoriale dei valori dei diversi indicatori (16) che, raggruppati in classi, evidenziano le omogeneità e le disomogeneità tra i diversi comuni della provincia di Rimini.

Ad esempio nella carta relativa all’indice di vecchiaia si distinguono i comuni che rientrano nell’ultima classe e quindi territori a più elevato invecchiamento: Rimini e Cattolica (tra quelli della fascia costiera) e Gemmano, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo (tra quelli dell’entroterra). Nella prima classe rientrano invece i comuni di Coriano, Verucchio, Torriana, Poggio Berni, San Clemente, Montecolombo e Misano Adriatico dove sono sorti recenti insediamenti residenziali in cui si sono andati ad abitare le coppie di nuova costituzione e le famiglie composte da membri giovani.

La carta dell’indice di dipendenza totale mostra che i comuni di Saludecio, Mondaino, Montefiore Conca, Gemmano, Montescudo, più intensamente colorati, sono quelli con il valore dell’indicatore più alto e quindi con un maggior carico sociale per la popolazione in età attiva.

La carta dell’indice di struttura evidenzia i comuni di Rimini, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, San Giovanni in Marignano, Cattolica. con il valore dell’indicatore più alto e quindi con un peso più elevato della componente 40-64 su quella 15-39.

La carta dell’indice di ricambio mette in evidenza che il valore dell’indicatore più elevato e quindi con il più alto rapporto 60-64 enni e 15-19 enni (chi esce e chi entra potenzialmente nel mercato del lavoro) si riscontra nel comune capoluogo e negli altri comuni di costa escluso Misano Adriatico e nei comuni di Saludecio e Mondaino

(16) I valori degli indicatori relativi a ciascun comune sono stati raggruppati in classi, ottenute tramite la ripartizione del campo di variazione dei valori dei singoli indici in quantili, cioè in intervalli cui cade il medesimo numero di osservazioni. Naturalmente essendo diversi i valori dei vari indici, le classi intervallari così costruite hanno estremi inferiori e superiori diversi. Alle 3 classi utilizzate sono state attribuite delle grandezze di tipo ordinale identificate da un numero progressivo: la prima classe rappresenta i valori più bassi, la seconda i valori medi e l’ultima quelli più elevati (cfr. serie di cartogrammi).

2.9 La popolazione riminese nel contesto regionale e nazionale

La popolazione riminese costituisce il 6,8% della popolazione complessiva residente nel territorio della regione Emilia-Romagna (tav.8.1) e per concentrazione demografica risulta al penultimo posto tra le province emiliano-romagnole, prima della provincia di Piacenza (6,7%).

Considerando, invece la crescita demografica avvenuta nel periodo 1991-1999 si può constatare che l’aumento della popolazione riminese (+5,1%) è risultata seconda solo a quella della provincia di Reggio-Emilia (+6,9%)

 


Rispetto a tutta la popolazione regionale quella riminese risulta un aggregato più giovane, non solo i riminesi hanno un’età media di circa 42 anni (40 per gli uomini e circa di 43 anni per le donne), mentre quella regionale è di 46 anni (44 anni per i maschi e 47,5 per le donne), ma anche l’indice di vecchiaia
(17)  risulta di circa 50 punti inferiore a quello regionale, nonostante quest’ultimo sia leggermente diminuito rispetto all’anno precedente.

Le altre peculiarità che caratterizzano la provincia di Rimini nel contesto regionale sono una concentrazione demografica superiore al 48% nel comune capoluogo e una densità abitativa 2,8 volte superiore a quella media regionale ed anche più elevata rispetto a quella delle altre province emiliano – romagnole.

Inoltre nella graduatoria nazionale (18), l’elevata densità abitativa colloca la provincia di Rimini, fra le 103 province italiane, al 7° posto dopo Napoli (2656,4 ab/kmq.), Milano (1893,4 ab/kmq.), Trieste (1175,2 ab/kmq.), Roma (711,9 ab/kmq.), Varese (678,7 ab/kmq.) e Prato ( 619,3 ab/kmq.), mentre l’estensione della sua superficie territoriale la colloca, nella graduatoria delle province con minore estensione territoriale, al quarto posto dopo Trieste (211,8 kmq.), Prato (365,3 kmq.) e Gorizia (466 kmq.).

(17) Indice di vecchiaia: popolazione in età da 65 anni ed oltre / popolazione 0-14 anni moltiplicato 100.
(18)
Alla data del 31.12.1998 – Fonte Istat


3. I MOVIMENTI DEMOGRAFICI

Come si è già rilevato in precedenza, il saldo demografico ottenuto dalla provincia di Rimini è risultato dell’1,1%, in crescita rispetto agli anni precedenti, con un incremento in valore assoluto di 2.836 unità (1.408 maschi e 1.428 maschi).

Il risultato positivo è da attribuirsi alla componente migratoria, poiché il saldo naturale (nati – morti) è ancora, anche se con valori molti piccoli, negativo (tav. 1.2).

Per l’anno 1999 il tasso di natalità per mille abitanti è risultato pari a 9, continuando nel suo trend di crescita.

Analogamente in crescita anche il tasso generico di fecondità (19) attualmente pari a 36,9 contro 34,1 dell’anno precedente. Cresce anche il carico di figli per donna feconda (20) che in precedenza era 16,9 ed ora salito a 17,5, seppure sempre sotto il valore teorico di 30 che già indica le popolazioni mature a bassa fecondità.
Il tasso di mortalità è risultato di 9,2 decessi ogni mille abitanti.

(19)  Tasso generico di fecondità: rapporto tra i nati nell’anno e le donne in età feconda, cioè in età compresa tra 15 e 49 anni, moltiplicato per 1000.
(20)  Carico di figli per donna feconda: rapporto tra la popolazione di età compresa tra 0 e 4 anni e le donne di età compresa tra 15 e 49 anni moltiplicato per 100. Tale indicatore varia tra il valore 30 delle popolazioni mature a bassa fecondità e 90 che caratterizza le popolazioni in via di sviluppo e ad alta fecondità.

3.1 I movimenti naturali

Il movimento naturale dato da 2.446 nati vivi e 2.503 morti si è chiuso con un saldo caratterizzato da un segno negativo (-57).

Il tasso di natalità (21) provinciale (9 nati vivi per 1.000 residenti) si colloca tra il valore 5,6 del comune di Montegridolfo che presenta la più bassa natalità e il valore 13 del comune di Poggio Berni in cui si verifica il tasso natalità più alto tra i comuni della provincia di Rimini.

I tassi di natalità, dopo una riduzione sensibile che dai valori degli anni ’60 (18,7%o), li ha visti scendere fino al livello più basso nel 1988 (7,6%o) sono rimasti poi sostanzialmente stabili, oscillando attorno al valore di (8,5%o), con un trend che soprattutto negli ultimi anni è risultato in lieve crescita (tav. 1.1.3).

I valori dei tassi di natalità (8,5 nati ogni 1.000 abitanti) e mortalità (9,7 morti ogni 1.000 abitanti) nella provincia di Rimini registrano valori intermedi tra quelli riscontrati nelle altre province italiane. I due estremi della natalità si registrano nella provincia di Napoli (13) che segna il valore più alto e nella provincia di Ferrara che con 6 nati ogni 1.000 residenti. Nella provincia di Rimini la distribuzione delle strutture ospedaliere specializzate localizzate solo in alcuni comuni nascono nel comune di residenza solo il 44% dei bambini, mentre la maggioranza (55%) nasce fuori dal comune di residenza. Dall’estero arriva l’1% delle nascite complessive.

(21)  Tasso di natalità: nati vivi per 1.000 abitanti

Nel corso del 1999 sono decedute 2.503 persone (1.310 maschi e 1.193 femmine) portando il tasso di mortalità (22) provinciale a 9,3. Il comune in cui la mortalità è risultata più bassa che nel resto del territorio provinciale è San Clemente, mentre quello dove si è verificato il tasso più alto è Montegridolfo (tav. 1.1.2).

Il 31% dei decessi dell’anno è avvenuto fuori del comune di residenza. In un confronto nazionale i tassi di mortalità estremi si trovano a Trieste (15,5) e a Latina (7,8).

(22) Tasso di mortalità: morti per 1.000 abitanti

3.2 I movimenti migratori

Per tutti gli anni ‘90 si è verificato un costante flusso di immigrazione proveniente sia dagli altri comuni italiani, in particolare da quelli dell’Italia meridionale, che dall’estero, soprattutto dai paesi dell’Europa dell’Est (Balcani, ecc.). In particolare nel corso del 1999 si sono iscritti alle anagrafi dei 20 comuni della provincia 8.835 persone (83% provenienti da altri comuni italiani, 15% dall’estero).

Vi è stato un incremento notevole del numero di immigrati rispetto all’anno precedente (+1.303 unità), in gran parte da attribuirsi all’applicazione delle recenti norme sull’immigrazione attuate nel corso dell’anno.

I cancellati nel corso del 1999 sono risultati nel complesso 5.942 (89% per iscrizioni in altri comuni italiani e 6% per l’estero). I comuni che hanno avuto i saldi migratori maggiori sono stati nell’ordine: il capoluogo con 945, Bellaria Igea –Marina con 306, Riccione con 301, Santarcangelo di Romagna con 256. I comuni che invece hanno avuto un tasso di migratorietà (23) più alto, sono stati: Montefiore Conca, San Clemente, Verucchio, Bellaria-Igea Marina, Misano Adriatico.

(23) Si tratta del rapporto tra il saldo migratorio e la popolazione all’1/1/99 per mille abitanti

 


4. LA POPOLAZIONE STRANIERA

Alla data dell’1/1/2000 i cittadini residenti stranieri risultano essere 7.182 (48% femmine e 52% maschi) con una variazione percentuale rispetto l’anno precedente pari al 19%, percentuale di una certa consistenza dovuta alle recenti normative di regolarizzazione dei flussi migratori. Il numero di stranieri residenti per mille abitanti è arrivato a 26,4, contro 22,4 dell’anno precedente.

Se si analizza la composizione della popolazione straniera per nazionalità si riscontra durante tutti gli anni ‘90 sia un progressivo calo dei cittadini della Repubblica di San Marino (che sono passati dalle 1.238 unità del 1993 agli attuali 706), sia una crescita esponenziale dei cittadini Albanesi, oggi divenuti con 1.389 unità e la comunità più numerosa presente tra i residenti stranieri. Intorno alle 400-500 unità risulta la consistenza delle comunità del Senegal, Marocco e Tunisia. Quella Cinese ha raggiunto invece le 461 unità. In crescita sono anche i cittadini provenienti dai paesi dell’Est Europa soprattutto quelli Balcanici (Ex-Jugoslavia – Macedonia) (tav.5.1).

 


Sono diversi i comportamenti di immigrazione da parte dei cittadini delle varie nazionalità, come si può rilevare anche dal tasso di mascolinità (maschi su femmine per nazionalità), gli esempi più significativi sono offerti dalla comunità senegalese in cui gli immigrati sono prevalentemente di sesso maschile e non molto interessati al ricongiungimento familiare all’estero, ma piuttosto al ritorno nel proprio paese di origine e dalla comunità cinese che invece risulta composta da interi nuclei familiari.

Il bilancio demografico della popolazione straniera mostra come l’incremento sia costituito da un alto numero di iscrizioni nelle anagrafi comunali soprattutto dall’estero (1.118) e da altri comuni italiani (548) (tav.5). Va infatti sottolineato che si è in presenza anche per la popolazione straniera di flussi di mobilità con in direzione Sud – Nord dove le prospettive occupazionali e di vita appaiono migliori per chi decide di fermarsi sul territorio italiano. Per questo vanno monitorate ed analizzate le nazionalità anche per i flussi di immigrazione proveniente da altri comuni italiani.

Con l’aumento della popolazione residente straniera e con la sua "stanzialità di lungo periodo" sul territorio provinciale cominciano a prendere corpo altri fenomeni che da analizzare in termini demografici, come ad esempio i matrimoni misti, le iscrizioni di bambini stranieri nelle scuole e cosi via.

La distribuzione territoriale dei residenti di nazionalità estera nel comune capoluogo e in quello di Riccione vede concentrato il 69% degli stranieri residenti in provincia pari a 4.947 individui (tav.5.1a), ma i comuni che hanno le percentuali più elevate di presenza straniera per 1000 abitanti sono: Torriana (44,1), Mondaino (35,5) Montescudo (34,1), Montecolombo e Gemmano (30,1), Rimini (30,0). Quelli invece dove la presenza straniera ha un peso minore sulla popolazione residente sono: Poggio Berni (9,2), San Giovanni in M: (12,2), Santarcangelo di R. (13,5), Montefiore C. (14,9) e Morciano di R.(15,4). (tav.1.1.2)

 


5. LE FAMIGLIE E I MATRIMONI

5.1 Le famiglie

All’1/1/2000 le famiglie iscritte nelle anagrafi dei 20 comuni della provincia di Rimini sono risultate 106.216 (+2,05% rispetto l’anno precedente) e quindi le persone che vivono in famiglia sono complessivamente 269.906 (99% della popolazione residente totale).

I diversi comportamenti sociali indotti sia dall’affermazione di nuove tipologie familiari (single, genitori soli non vedovi, coppie non coniugate, famiglie ricostruite) che dall’allungamento della vita media (in modo differenziato tra i due sessi), hanno prodotto un aumento del numero delle famiglie nel complesso ed una contemporanea riduzione delle famiglie con 4 e più componenti, dovuta in prevalenza ad una netta riduzione delle famiglie multigenerazionali.

Attualmente la tipologia familiare dominante è "la coppia coniugata con figli" che rappresenta circa il 37% delle famiglie. In crescita il numero delle famiglie unipersonali (26% del complesso) e le "coppie coniugate senza figli" (17,5% del complesso). Nella tipologia "coppia coniugata con figli" quella più frequente è rappresentata da coppie con un solo figlio (3 componenti 19.411 famiglie contro le 16.711 con 4 componenti cioè 2 figli a carico).


Rispetto al censimento 1991 vi è stato un consistente aumento delle "famiglie unipersonali" (+55.8%), in crescita anche le "coppie coniugate senza figli" e la famiglia "monogenitore e figli", mentre in leggero calo la tipologia più tradizionale "coppie coniugate con figli".

Nella distribuzione per numero di componenti le maggior percentuali sono date dalle famiglie con 2 componenti seguite da quelle di 1 componente che complessivamente rappresentano il 52,4% delle famiglie residenti nella provincia.

La dimensione media della famiglia si attesta su 2,5 membri per famiglia contro i 3 componenti del 1981 e i 2,8 registrati nel 1991.

A livello nazionale il numero medio di componenti per famiglia oscilla tra il valore più alto della provincia di Crotone con 3,2 e quella più basso della provincia di Trieste con 2,1 (24).

Anche per le provincia di Rimini, emerge chiaramente, dal confronto con i dati censuari del ’91, la mutazione in atto nella struttura familiare: sono, infatti, in netto calo le famiglie numerose, quelle costituite da 6 componenti hanno registrato un calo di 383 unità, pari al 24,5% e quelle composte da 5 componenti che hanno registrare una diminuzione di 1.237 unità (-20,5%), la diminuzione assoluta più consistente. Parallelamente è aumentata la tipologia delle famiglie unipersonali con un incremento di 9.889 famiglie (+55,8%). Questo aumento è dovuto a diversi fattori quali: il fenomeno dell’invecchiamento e della maggiore longevità delle donne che restano vedove e sole e anche alle forti immigrazioni dall’estero che hanno portato in prevalenza sul territorio individui senza altri familiari almeno nella prima fase dell’immigrazione.

Le famiglie con 2 componenti sono aumentate di 4.638 unità incrementandosi rispetto al 1991 del 19,8%.

(24) dato istat al 31/12/98

5.1.2 La popolazione in convivenza

Negli archivi anagrafici sono iscritte anche le persone che vivono fuori da nuclei familiari ma in convivenze per motivi di lavoro, di religione, di assistenza, ecc. La popolazione che all’1/1/2000 risiedeva nelle 153 convivenze presenti nella Provincia di Rimini ammontava a 2.125 persone. La natura delle convivenze presenti è molteplice e varia, si trovano infatti anche sul territorio provinciale diversi tipi di convivenze: religiose, militari, case di riposo e case protette, comunità per il recupero tossicodipendenti, case famiglia, istituti di pena e detenzione, associazioni di accoglienza per stranieri e associazioni culturali.

5.2 I matrimoni

I matrimoni celebrati nella provincia di Rimini sono stati 1.306 dei quali il 28% pari a 363 sono stati celebrati, con rito civile. Il numero complessivo delle unioni è risultato sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, mentre è cresciuta la percentuale di quelli celebrati con rito civile.


Il tasso di nuzialità
(25) è risultato per l’intero territorio provinciale pari a 4,8 matrimoni ogni 1.000 abitanti, con un valore minimo di 3,0 registrato a Marciano di Romagna ed un massimo di 13,8 ottenuto dal comune di Montefiore Conca.

(25) Tasso generico di nuzialità: numero di matrimoni per 1.000 / numero di residenti


Altri tassi che analizzano i comportamenti coniugali sono il tasso di separazione e il tasso di divorzialità: il tasso di separazione
(26) è uguale a 1,1, valore i intermedio tra quello regionale di 1,4 e quello nazionale di 1,0 (27). Il tasso di divorzialità (28) uguale a 0,4 ha un valore più basso sia di quello regionale che di quello nazionale, rispettivamente 0,6 e 0,8.

(26) Tasso di separazione: separazioni per 1.000 abitanti
(27) Ultimi dati disponibili, anno 1997.
(28) Tasso di divorzialità: divorzi per 1.000 abitanti


6. UNO SCENARIO FUTURO 
(29)

6.1 La popolazione 

Le basi di dati demografiche attualmente disponibili e i modelli previsionali consentono, attraverso delle ipotesi di disegnare scenari futuri sulla evoluzione della popolazione residente. Le dinamiche in atto nella provincia di Rimini, analizzate in precedenza, hanno messo in evidenza che esiste:

  • una mortalità sostanzialmente stazionaria (dall’inizio degli anni ’60 ad oggi il tasso di mortalità oscilla in un range di un punto);

  • una leggera ripresa della fecondità in crescita di anno in anno

  • una crescente immigrazione di popolazione straniera.

Proiezione al 2025 della popolazione riminese nell’ipotesi di "dinamiche forti"

(29) I risultati ottenuti sono stati elaborati con il programma MUDEA realizzato dall’Università di Pisa per il Modello di Proiezioni Demografiche costruito dalla Regione Emilia-Romagna – Servizio Statistica


Queste dinamiche consentono di prefigurare uno scenario fino al 2025, con una migratorietà in crescita già dall’anno scorso, una mortalità in discesa fino al 2010 e una fecondità in ripresa fino allo stesso periodo. Questo scenario definito "delle dinamiche forti" si contrappone ad altre ipotesi più deboli che considerano incrementi di queste componenti inferiori o addirittura nulli, la percentuale di ultrasessantacinquenni crescerà dall’attuale 20% della popolazione residente nel 2025 fino a circa il 24%, e anche il peso percentuale degli ultraottantenni risulterà raddoppiato rispetto a quello attuale.

L’evoluzione della popolazione scolastica presenta una dinamica di crescita in tutte le classi d’età fino al 2010 anno in cui vi sarà una flessione delle classi delle età prescolari, mentre le altre risulteranno in aumento.

6.1 Le famiglie (30)

Nello scenario evolutivo della composizione dei nuclei familiari la proiezione dei tassi di capofamiliarità evidenziano una tendenza della struttura familiare a seguire il comportamento riscontrato nella popolazione.

Complessivamente il numero delle famiglie nei prossimi 25 anni dovrebbe progressivamente salire a 134.709 con una crescita percentuale pari al 27% rispetto al 2000. Tra le tipologia più numerose si riscontrerà quella delle "famiglie unipersonali" che dall’attuale 26% arriverà a costituire il 30% delle famiglie complessive. Più della metà (54%) delle famiglie unipersonali saranno costituite da persone anziane (31) e solo un quinto circa (19%) da persone giovani (32).

Parallelamente a questi fenomeni ci sarà anche una riduzione del numero medio di componenti per famiglia: si passerebbe dall’attuale media di 2,5 a 2,1 componenti per famiglia.

(30) Per ottenere la stima della struttura familiare il metodo utilizzato è stato quello dei tassi di capofamiliarità (o della persona di riferimento della famiglia) ipotizzando una crescita dei tassi di capofamiliarità fino all’anno 2010 e poi di un loro successivo assestamento.
(31) Età da 65 anni e oltre
(32) Età compresa tra 25 e 44 anni

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