DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DI MANDATO - 2004/2009
Consiglio provinciale del 7 luglio 2004
 
ALLEGATI ALLA RELAZIONE
 

LE POLITICHE DI SISTEMA

Sociale
il Welfare a Rimini e in Emilia Romagna. L’immigrazione

Impresa e lavoro
dai servizi per l’impiego alla piccola impresa

Infrastrutture superiori
i tralicci del sistema: fiera, aeroporto, università, centro AA, congressi, aree produttive, logistica urbana

Viabilità e mobilità
Trasporto Rapido Costiero, accessibilità dell’area riminese, modernizzazione del traffico urbano

La pianificazione urbanistica e il nuovo PTCP

Identità e territorio
l’entroterra quale area strategica per lo sviluppo della provincia

Il ruolo del Pubblico
autogoverno, efficienza, cooperazione, sussidiarietà

 

I FATTORI DELLO SVILUPPO

L’ambiente

Il Turismo
come raccogliere e vincere le sfide del XXI secolo

Il Turismo
l’evoluzione dell’ Agenzia di Marketing di Distretto

Il Turismo
una comunicazione integrata

La cultura

La formazione ed il lavoro

La sicurezza per un sistema territoriale più competitivo
 
 

LE POLITICHE DI SETTORE

Commercio ed artigianato

Agricoltura e pesca

Sport

Cooperazione internazionale

Politiche abitative


 

LE POLITICHE DI SISTEMA


Sociale:
il Welfare a Rimini e in Emilia Romagna. L’immigrazione


La società provinciale è segnata da aspetti che la contraddistinguono anche nel panorama regionale. Fra questi: la popolazione più giovane con una media di 42,3 anni, che rappresenta l’età media più bassa tra tutte le province emiliano romagnole; un alto tasso di migrazione con una crescita sensibile dei cittadini stranieri; la stagionalità del lavoro che accentua l’instabilità dei flussi occupazionali; la presenza di una miriadi di piccole imprese a maggioranza di tipo familiare.

La famiglia riminese più diffusa è rappresentata dalla “coppia coniugata con un figlio unico”, con un significativo aumento delle famiglie composte da un'unica persona che rappresentano il 27% sul totale. Ciò è dovuto dal progressivo invecchiamento della popolazione nel quale le donne segnano una maggiore longevità. Va tenuto presente inoltre che la metà delle famiglie unipersonali è composta da persone che hanno superato i 65 anni di età (circa 14.000).

Oltre al processo di invecchiamento sempre più accentuato della società locale e nazionale, che sarà una delle caratteristiche socialmente più rilevanti dei prossimi decenni, l’altro dato strutturale che sta cambiando profondamente il panorama sociale dentro il quale siamo vissuti e cresciuti è quello dell’immigrazione.

L’Italia è un Paese di immigrazione. Lo è gia nel nostro presente. Lo sarà sempre più nei prossimi anni. Vi è ancora uno scarto fra la percezione del fenomeno è realtà. Ma i dati parlano chiaro. Basta guardarci attorno con occhi aperti e ci accorgiamo come la nostra comunità sia sempre più una collettività multietnica. Dove le famiglie albanesi, cinesi, africane fanno parte ormai del nostro connotato sociale e lavorativo. Nella provincia la presenza di stranieri regolare è arrivata a 21.000 unità con una percentuale sulla popolazione residente che sfiora l’8%, ben al di sopra della media nazionale.

C’è in ciò la nascita di problemi nuovi che hanno la matrice della integrazione e della multiculturalità. Non sarà un processo breve e semplice quello di riprofilare in armonia il volto della comunità nazionale e anche locale con le tante culture, i tanti colori, le tante religioni che si confronteranno. La fase comunque è aperta e il mondo, al di là della nostra volontà, cammina in questa direzione.

Noi pensiamo che l’immigrazione sia una risorsa. Essa porta linfa vitale alla nostra società non solo perché risponde alle esigenze dell’economia, che poi sono sempre quelle che per prime muovono i flussi migratori, ma perché sollecita processi culturali e sociali che, se governati con intelligenza e lungimiranza, facendo leva sul rispetto delle regole, sull’integrazione e l’accoglienza, arricchiscono le comunità, danno più energia, aprono nuovi orizzonti, ci proiettano nel futuro con maggiori possibilità di successo. Più le culture interagiscono e più l’innovazione e il benessere sociale crescono.

Gli atti che abbiamo già compiuto, come per esempio la nascita del Consiglio degli immigrati, democraticamente eletto, e le azioni che intendiamo intraprendere nei prossimi anni, facendo della Provincia il soggetto pubblico “sovrintendente” alla cittadinanza attiva dei cittadini stranieri, sono figli della visione che ci guida: l’immigrazione straniera risorsa importante per la comunità provinciale.

Sono dunque tre le caratteristiche principali che stanno modificando i connotati della nostra comunità locale e che saranno sempre più evidenti nei prossimi anni: l’evoluzione della tipologia familiare con l’aumento delle famiglie composte da persone sole; l’invecchiamento della popolazione anche per l’elevarsi delle aspettative di vita; la presenza consistente di cittadini immigrati. La società riminese del 2010 sarà radicalmente diversa rispetto a quelle che era nel 1990. Vent’anni sembrano pochi, ma il loro trascorrere impetuoso ha prodotto e produrrà dei cambiamenti così radicali che ci impongono fin d’ora a ripensare ai nostri comportamenti culturali e alla fisionomia dei servizi sociali.

Un moderno Welfare, quale noi vogliamo organizzare, richiede una capacità di non limitarsi né ad interventi settoriali, legati di volta in volta a questo o quell’altro bisogno emergente, né a soluzioni di servizi indifferenziati per sostenere la sola presenza del pubblico. Esso comporta invece la necessità di costruire una rete di servizi integrati sul territorio che, uscendo dalla vecchia logica dell’assistenza, soddisfino una duplice esigenza: da una parte il compito, mai superato, di offrire possibilità e sostegno ai soggetti più svantaggiati, prevenendo, rimuovendo o riducendo le condizioni di bisogno e di disagio individuale e familiare, limitando in questo modo gli effetti della distanza fra le classi; dall’altra lo sviluppo di servizi integrati, pubblici e privati, sul territorio che vanno dalla salute alla scuola, dalla formazione al lavoro, dal tempo libero alle relazioni collettive, per generare opportunità alla persona e al suo percorso di vita individuale e familiare.

La legge nazionale di riforma dell’assistenza la n.328 del 2000 porta un titolo significativo: “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. La riforma rappresenta un passo in avanti nella predisposizione dei servizi sociali, basati non più sull’assistenzialismo, ma sulla promozione delle opportunità di crescita e di sviluppo della persona come portatrice di diritti cittadinanza sociale, indipendentemente dal sesso, dal credo religioso, dalla razza.

Promozione che non è relegabile all’intervento fine se stesso, né alle mance di un mattino, come quelle offerte, sperimentalmente, dal governo di centrodestra alle famiglie per la nascita di un figlio, ma che si attiva nella cooperazione e sussidiarietà fra i diversi attori sociali per un rete di servizi idonei a promuovere e sostenere nel tempo le scelte delle famiglie e dei cittadini.

Il Welfare in Emilia Romagna aggiorna, dunque, il suo compito non per ridursi, nonostante i tagli continui che la spesa sociale subisce dalle leggi finanziarie, ma per ampliare la propria efficacia in risposta ad una società in continuo cambiamento.

Realizzare un sistema integrato di interventi e servizi sociali è il compito previsto dalla legislazione nazionale e regionale a cui la Provincia di Rimini non intende sottrarsi.

L’esperienza positiva dei Piani per la Salute e dei Piani di Zona per gli interventi sociali che abbiamo prodotto rappresenta il modello di programmazione partecipata che va sostenuto e sempre più arricchito con la verifica periodica degli obiettivi strategici contenuti nei Piani. Siamo nelle condizione di impegnare le risorse pubbliche e le tante energie della cooperazione sociale e del volontariato su priorità comunemente definite e su azioni di intervento che rispondono a quelle domande diffuse prodotte dal disagio e dal bisogno individuale e familiare che anche nella nostra terra stanno crescendo con allarmante velocità.

Ci sono ambiti di intervento, da noi ritenuti prioritari, che riguardano gli “anziani”, le “responsabilità familiari”, “i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, la “disabilità”, “l’immigrazione” e “l’esclusione sociale”, rispetto ai quali occorrono interventi e servizi integrati che devono di essere perseguiti con coerenza e con la massima mobilitazione delle risorse finanziarie, di cura e di accoglienza di cui la nostra società locale è capace.

Così come riteniamo importante fare riferimento all’interno di politiche sociali integrate ai temi della sicurezza sociale e della sicurezza sul lavoro:

La sicurezza sociale
Con risposte ad una inquietudine sociale che pervade sottopelle la nostra società. Dobbiamo garantire il futuro delle nostre comunità e fugare il ‘Senso di incertezza che domanda sicurezza’. Dobbiamo promuovere azioni che garantiscano guida ma soprattutto crescita morale, politica e culturale. Per far questo è necessario rimodulare anche il welfare locale pensando alla tutela di quei soggetti più deboli e vittime di violenze. Questi devono essere accolti e tutelati dal nostro sistema di assistenza sociale (c’è la necessità di creare una ‘casa di accoglienza’ per donne vittime di violenza) evitando così il deleterio fenomeno della marginalizzazione.

La sicurezza sul lavoro
Con investimenti e politiche sulla formazione continua e permanente per tutte le fasce di lavoratori, ma anche con una idea del lavoro chiaro, sicuro e regolare la cui organizzazione generale sia largamente condivisa. Questa sicurezza implica anche il tema della qualità del lavoro come elemento essenziale della qualità della vita. Questo argomento deve essere maggiormente sottolineato per il mondo femminile dove si ha il più alto numero di casi di occupazione ‘atipica’. Deve essere valorizzata la dimensione della donna, che non rinuncia ad avere un ruolo attivo nella società e nel lavoro durante tutto l’arco della sua vita.


Impresa e lavoro:
dai servizi per l’impiego alla piccola impresa


Gli ultimi tre anni sono stati di non crescita per l’economia provinciale. Abbiamo scontato le difficoltà internazionali e lo stentare del Paese. Però sarebbe limitato pensare solo allo stallo. Al galleggiamento in attesa di tempi migliori. Alcuni parametri economici segnalano quella che potremo chiamare una difesa attiva.

L’occupazione si è mantenuta sui livelli buoni, anche se più bassi della media regionale. Il tasso di natalità delle imprese non è calato. Gli impieghi di risorse finanziarie da parte del mercato locale segnalano un trend non negativo. In generale, siamo dentro ad una lunga fase congiunturale che non può essere chiamata né di recessione né di declino del nostro tessuto produttivo. Ci sono preoccupazioni, c’è il forte calo dei consumi. Ci sono nuove povertà nascoste che toccano ceti fino a ieri al riparo dell’incertezza economica e che ora invece devono arretrare nelle spese e soprattutto nelle loro speranze di un futuro sicuro. La vita è più difficile. Le certezze vengono meno.

Tuttavia le tante imprese della nostra provincia, presentano nel loro insieme, una vitalità importante. La piccola impresa, in particolare, che rappresenta la spina dorsale della nostra economia, non è retrocessa. Non ha lasciato il campo.

Nel turismo abbiamo registrato anche nell’ultimo triennio la spinta alla qualificazione che prese il via massiccio dai primi anni Novanta, con il salto di qualità degli esercizi alberghieri a tre stelle. Altri operatori del settore, come bagnini, commercianti, ristoratori, hanno anch’essi dimostrato la voglia di investire in innovazione dando il via a strutture diversificate ed a nuove tipologie di servizio. Se abbiamo tenuto in presenze, nonostante il calo dei flussi turistici nazionali, lo dobbiamo in special modo alla continua propensione a qualificarsi della piccola impresa turistica. Il progetto “pacchetto impresa” della Provincia ed i fondi regionali per la riqualificazione alberghiera e delle attività turistiche hanno colto nel segno. I nostri operatori hanno utilizzato le opportunità che le politiche pubbliche hanno proposto.

La reattività della piccola impresa locale non si manifesta solo nel turismo. Sia l’artigianato, che l’agricoltura e più in generale la grande area dei servizi hanno proposto, in questi anni non facili di rallentamento dell’economia, cespugli significativi di innovazione alla ricerca di forme moderne ed efficienti di lavoro e di produzione.

Nei fatti la provincia di Rimini è la terra dei tanti mestieri e delle tante imprese che scelgono le strade più avanzate per rispondere alle mutevolezze del mercato e alla sfida competitiva. Dalle professioni di servizio alle imprese manifatturiere, dai nuovi mestieri alle imprese creative, dalle produzioni tipiche delle nostre colline al terziario avanzato legato ai servizi alla persona, si segnalano una moltitudine di iniziative di lavoro e di intrapresa che non si registra in nessuna altra provincia dell’Emilia Romagna.

Di fronte ad un panorama così variegato e certamente interessante, che l’iniziativa pubblica locale ha saputo favorire (dalle infrastrutture agli incentivi alle imprese; dalla formazione alla qualità urbana), la giunta provinciale intende proseguire nelle politiche a sostegno dell’impresa e del lavoro, confermando la strada dell’innovazione del nostro tessuto produttivo.

  • Il primo titolo sul quale intendiamo spenderci nei prossimi cinque anni è quello della crescita dei servizi per il lavoro. Pensiamo che nel far ciò sia necessario partire dell’Accordo di Governo sottoscritto da tutti gli attori pubblici e privati della provincia nel maggio 2002, riguardante le politiche per il lavoro, ovvero:
    "Favorire un incontro ottimale tra domanda e offerta di lavoro, accrescere la qualità dell'offerta in un'area che conosce alcune distorsioni (quali la difficoltà ad assorbire figure professionali dotate di una formazione scolastica superiore), rendere effettivo l'intreccio tra scuola, formazione e le politiche attive per il lavoro, appaiono gli obiettivi essenziali cui deve tendere una fondamentale collaborazione tra pubblico e privato.
    In particolare, efficaci politiche attive del lavoro debbono fare perno sui Servizi per il Lavoro, previsti nel "Progetto di riforma dei Servizi per l'impiego" approvati dal Consiglio provinciale nel dicembre 1998. L'azione di questi nuovi soggetti, che a Rimini hanno conosciuto un avvio promettente, deve realizzarsi attraverso un'articolazione di funzioni e attività (informazione, orientamento, promozione di incentivi e opportunità formative, accesso a banche dati) in stretta relazione con i lavoratori e le imprese, affinché la mediazione tra domanda ed offerta sia davvero adeguata Al tempo stesso, i Servizi per Lavoro debbono fornire al sistema della formazione indicazioni costanti, in relazione alla domanda di lavoro, utili per la programmazione degli interventi.”
     

  • il secondo grande versante delle politiche per lo sviluppo economico è rappresentato dal sostegno alla piccola impresa

Le trentamila imprese del nostro territorio, la vastissima rete di attività imprenditoriali che rappresentano il pilastro su cui poggia il sistema economico riminese, sono un patrimonio inestimabile da cui non è possibile prescindere per impostare qualsivoglia strategia dello sviluppo. La piccola impresa, industriale, artigianale e turistica, va sostenuta con incentivi economici e finanziari, ma soprattutto con la creazione di un “ambiente favorevole” alla crescita ed alla maturazione di percorsi di modernizzazione, consapevoli che essa sconta serie difficoltà a competere sui mercati internazionali, nonostante le sue grandi doti di dinamicità.

Attraverso una vasta concertazione fra il pubblico e le parti sociali vanno delineati i tratti di una politica economica che collochi il nostro sistema produttivo su un elevato piano di competitività, investendo sulla ricerca e l’innovazione, puntando sulla qualità e lo sviluppo tecnologico. La nuova tecnologia informatica e telematica, l’intreccio tra formazione, comunicazione, multimedialità, rappresentano le innovazioni più importanti che riguardano territorio, società, pubblica amministrazione e imprese e possono sviluppare nuove produttività. Il cablaggio del territorio e lo sviluppo di un concreto piano telematico e delle nuove strutture a banda larga sono leve imprescindibili di sviluppo e crescita del tessuto economico.

L’economia della conoscenza è il terreno sul quale dispiegare le energie e i talenti su cui la nostra comunità può contare. Molti di questi talenti sono rappresentati da donne (le imprenditrici rappresentano il 30% del totale degli imprenditori riminesi). Parlare di imprenditoria femminile significa parlare di piccola e media impresa spesso nel settore dei servizi. Appare evidente quindi che deve essere compito della politica del centrosinistra sostenere con azioni specifiche l’imprenditoria femminile garantendo l’Accesso al sapere e al credito (sviluppando ad esempio la politica dei Confidi) che sono i principali fattori del successo e dello sviluppo dell’impresa stessa.



Infrastrutture superiori
i tralicci del sistema: fiera, aeroporto, università, centro AA, congressi, aree produttive, logistica urbana


Tutta l’impostazione strategica del documento programmatico della giunta provinciale ruota attorno all’obiettivo di fondo della nostra azione di governo locale che si traduce nella proposizione: il sistema Rimini “Porta” della regione Emilia Romagna. Assi portanti di questo nostro proposito sono le infrastrutture cosiddette di livello superiore che per la nostra realtà portano il nome di Fiera, Università, Aeroporto, spazi congressuali, servizi per le attività agroalimentare (CAAR), aree produttive e per la logistica urbana.

Le potenzialità di servizio dell’area riminese sono molto grandi. Il terziario rappresenta i quattro quinti dell’imprese e occupa oltre 75% della forza lavoro. Se fino a pochi anni fa tutto il comparto ruotava attorno al turismo, in questi ultimi anni le cose sono cambiate notevolmente, sia perché la diversificazione delle attività turistiche ha camminato in fretta dal ’90 in poi, mettendo in campo nuove imprese di servizio che via via hanno assunto una capacità di operare su tutto il territorio nazionale (imprese legate al mondo della informazione e comunicazione, del tempo libero, della ristorazione, del commercio, dell’agroalimentare ecc.), sia perché la rete infrastrutturale di supporto al sistema delle imprese locali è talmente cresciuta che ha prodotto valore aggiunto. Ovvero ha prodotto nuova impresa di servizio, nuove filiere ricadenti nel terziario, generando un processo virtuoso, che pur ancora giovane, colloca la provincia di Rimini fra le province più competitive del Paese.

Questa rete infrastrutturale ha i punti di snodo in quelli che abbiamo chiamato gli assi portanti del Sistema. Su questi occorre continuare ad investire e a far crescere il rapporto pubblico e privato che tanti buoni risultati sta portando a tutta l’economia locale. Vogliamo promuovere anche per i prossimi anni azioni forti per garantire che il ruolo di propulsore, non solo regionale ma nazionale, delle nostre infrastrutture pregiate possa crescere.

  • Il primo impegno va dedicato all’Università.
    Senza conoscenza non vi è sviluppo, senza intelligenza non vi innovazione. Il polo universitario riminese è cresciuto a ritmo accelerato passando dai 77 studenti del 1992 agli oltre 5000 di quest’anno accademico. Siamo riusciti perciò, nonostante il ritardo con cui si è partiti, a recuperare parte del terreno che ci separava dalle altre città romagnole di Cesena e Forlì in termini di popolazione studentesca e servizi universitari. Il numero dei corsi di laurea, le lauree specialistiche, i master e gli spazi (aule, laboratori, uffici, sale di studio: sono passati dai 4000 mq. del 1998 agli 11.530 del 2004) testimoniano il livello di tale importante crescita.

    La Fondazione Cassa di Risparmio e gli Enti locali hanno agito con coerenza scegliendo l’università come risorsa indispensabile per lo sviluppo della nostra provincia.

    Si può affermare che ora vi è il bisogno in primis di consolidare la crescita, completando la “cittadella universitaria”, potenziando i servizi per gli studenti, sostenendo il corpo insegnanti sia in numero che nel rapporto con il territorio. E poi, contestualmente, lavorare per la qualificazione ed il potenziamento dei corsi di laurea.

    La giunta ritiene che si debbano investire tutte le risorse finanziarie necessarie per centrare gli obiettivi, strettamente intrecciati, del consolidamento e della crescita qualitativa del polo universitario. Siamo di fronte ad una priorità assoluta dalla quale dipende buona parte della capacità competitiva della nostra area per i prossimi decenni. Senza ricerca, senza conoscenza continua, senza intelligenza applicata, un territorio come quello riminese, che basa il proprio successo sul costume, sulla moda, sui servizi alla persona, sul turismo per dodici mesi all’anno, e più in generale, si potrebbe affermare, sulle esperienze culturali, sarebbe destinato a non avere più carburante e dunque a rinunciare al proprio ruolo nazionale.
     

  • La Fiera deve continuare sulla strada intrapresa e consolidare la propria funzione di azienda trainante per l’economia provinciale.
    La trasformazione in Spa secondo le indicazione della legge regionale, la sua apertura ai privati con la partecipazione significativa delle associazione locali, il progetto industriale per una prossima quotazione sul mercato azionario, sono tappe di un percorso societario che cammina di pari passo con l’ampliamento e il potenziamento delle manifestazioni fieristiche. L’esperienza della Fiera costituisce il fiore all’occhiello della buona amministrazione del governo locale e del rapporto fra gli attori pubblici e privati della società locale. Ci sentiamo pertanto impegnati a proseguire nelle scelte fatte e in quelle previste dal piano di sviluppo approvato dal consiglio provinciale e dal consiglio comunale di Rimini. I prossimi anni saranno in questo senso di particolare importanza non solo per la crescita ulteriore di ‘Rimini Fiera’, ma per il suo posizionamento internazionale. Le alleanze da attivare saranno decisive per essere all’altezza della competizione in atto. Riteniamo perciò valida l’impostazione regionale, ma anche degli Enti soci, di ricercare nel rapporto con Bologna la carta principale di questo potenziamento competitivo.
     

  • Lo stesso ragionamento ci pare utile farlo anche per l’aeroporto Federico Fellini,
    una struttura indispensabile per garantire non solo un’ adeguata accessibilità di un’area a forte vocazione turistica come la nostra ma, anche, la stessa efficacia degli investimenti realizzati (o in via di realizzazione) nell’ambito fieristico e congressuale.

    La sua strategicità, tuttavia, non deve indurci ad accettare il protrarsi ulteriore di un assetto dell’offerta aeroportuale nella nostra Regione dove, una competizione interna irrazionale, porta a bruciare inutilmente risorse pubbliche. C’è bisogno urgente di riorganizzare il trasporto aereo in Emilia Romagna per rispondere ad una domanda crescente di mobilità rapida che vede in questo il mezzo più efficace. Se i quattro scali della regione (Parma, Bologna, Forlì, Rimini) non sposeranno una logica di solida integrazione dei servizi e delle funzioni, l’intero territorio regionale ne subirà uno “svantaggio” competitivo a tutto vantaggio di aree a noi oggettivamente concorrenti (Verona, Bergamo, Ancona).

    Siamo disponibili ad una decisa iniziativa per dare vita ad un sistema aeroportuale dell’Emilia Romagna che superi la logica del Piano regionale dei Trasporti, che definisce il nostro aeroporto come scalo stagionale, e corrisponda, invece, all’esigenza inderogabile della nostra area di avere garantiti alcuni collegamenti annuali con l’hub di Roma e con alcune capitali europee. Da qui, le alleanze e le sinergie con gli aeroporti di Bologna e Forlì che non possono essere ulteriormente rimandate, pur mantenendo fede alle esigenze strategiche della nostra area.
     

  • La forza annuale della nostra offerta turistica e la nostra capacità di offrire mille occasioni di vacanza e soggiorno nel territorio sarebbero ridotte se non crescono i nostri servizi congressuali. Abbiamo bisogno di segnare un passo decisivo con una forte innovazione di livello europeo delle strutture congressuali.

    Quelle che ora abbiamo (da Cattolica a Bellaria) non bastano più e comunque vanno totalmente ristrutturate (vedi Padiglione di Rimini). Le iniziative assunte dal Comune di Riccione e quelle in corso a Rimini, previste nel vecchio sito fieristico, sono da intendersi necessarie e fondamentali per il decollo di un offerta d’eccellenza del riminese che divenga un punto di riferimento nazionale. Esse devono concludersi al più presto, per intercettare una domanda crescente, e non certo in declino, di grandi eventi congressuali e sociali che spesso purtroppo trovano soddisfazione in altri paesi europei. Nel congressuale e nel fieristico stanno gli assi sui quali consolidare una nostra leadership nazionale nei servizi per il tempo libero e il turismo d’affari, che non può perdere terreno se non vogliamo mettere a rischio l’importantissimo processo di diversificazione turistica che abbiamo saputo sviluppare dagli anni ’90 in poi.
     

  • Nel campo delle infrastrutture strategiche vanno segnalate le aree produttive di valore provinciale che sono state individuate nella pianificazione urbanistica e che ora, dopo la fase necessaria degli Accordi di programma, possono vedere la loro attivazione con l’insediamento delle imprese e la realizzazione dei relativi servizi. Stiamo parlando delle aree di San Clemente, di San Giovanni e Cattolica, di Raibano (Riccione, Coriano, Misano) e di quella di Rimini Nord (Rimini e Santarcangelo).

    Ci riferiamo dunque ad una pianificazione definita e organizzata funzionalmente che comporta la messa a disposizione di circa tre milioni di metri quadri per la qualificazione delle aziende industriale e artigianali e per lo sviluppo delle attività di logistica superiore comprendente servizi per le imprese e per la mobilità delle merci. I prossimi cinque anni dovranno segnare l’ordinato sviluppo dei comparti produttivi inseriti nei piani di attuazione comunali, in accordo con le associazioni di categoria, facendo di tutto per abbattere eventuali speculazioni immobiliari che il mercato potrebbe innescare qualora non vi fosse sufficiente “vigilanza” pubblica.
     

  • Occorre infine ricordare l’importante funzione che il Centro Agroalimentare sta svolgendo per il commercio dei prodotti agricoli e dunque per le nostre imprese agricole. Funzione che sta sviluppandosi e sempre più arricchendosi di nuovi produttori e di nuove iniziative, rendendo più moderna la filiera dell’agroalimentare in Romagna con vantaggi diretti per l’economia turistica e più in generale per i consumatori. In questo quadro si colloca la nascita del Macello provinciale con le caratteristiche strutturali e tecnologiche in sintonia con le rigorose disposizioni europee. Un macello che collocato a Rimini Nord potrà svolgere un servizio non solo per la nostra provincia ma anche per l’area del Basso Rubiconde (Svignano, San Mauro, Sogliano, Gatteo, Gambettola) favorendo i piccoli produttori romagnoli nel loro rapporto col mercato locale che richiede sempre più prodotti di qualità, rispettosi della salute e trasparenti nel loro percorso produttivo.



Viabilità e Mobilità:
Trasporto Rapido Costiero, accessibilità dell’area riminese, modernizzazione del traffico urbano


Nella nuova Europa la competizione sarà sempre più competizione fra territori. Da diversi anni le principali aree metropolitane europee stanno strutturandosi per offrire vantaggi alle imprese e alle famiglie. Le regioni più forti investono in infrastrutture, in servizi, in conoscenza.

Se la nostra regione, fra le più ricche del mondo, vorrà continuare a mantenere e rafforzare la sua posizione dovrà risolvere il problema principale che ha di fronte e dal quale dipende il futuro dell’intero sistema policentrico dell’Emilia Romagna: la mobilità interna e i collegamenti con il resto del Paese e del mondo.

La provincia di Rimini soffre, forse più di altri territori per la sua collocazione geografica che le conferisce un ruolo obiettivo di area di snodo sia del Corridoio Adriatico che di “porta sud” della Padana verso Roma e il Tirreno, la carenza di una moderna rete di comunicazione che la colleghi efficacemente con le principali direttrici europee. Se fino a vent’anni fa, tutto sommato, i nostri collegamenti potevano dirsi sufficienti con una mobilità che ancora reggeva, oggi lo scenario e totalmente insufficiente per rispondere alle nostre esigenze di sviluppo sostenibile e di ruolo di “capitale adriatica”.

Ci sono soluzioni che non possono essere più rimandate. Esse portano il nome di Terzia Corsia dell’A14, nuova SS 16 da Rimini Nord a Cattolica con l’innesto della SS Emilia a Santarcangelo (trasformandone l’attuale percorso in strada urbana), miglioramento strutturale dell’E 45, collegamento verso nord – est attraverso l’E 55 in connessione con la grande viabilità autostradale a Cesena nord, utilizzo metropolitano della linea ferroviaria Ravenna - Rimini per un servizio passeggeri cadenzato come stabilito nell’accordo di programma fra Regione e Enti locali della Romagna.

Molte cose si sono mosse positivamente negli ultimi cinque anni grazie anche al lavoro convinto ed efficace della Provincia che ha finanziato il progetto definitivo della nuova SS 16, che ha raggiunto l’accordo con la società autostrade per la progettazione della terza corsia, che ha sostenuto con le altre province romagnole le proposte per le due grandi arterie di rango europeo la E 45 e la nuova E 55. L’iniziativa efficace ed autorevole della Regione sul fronte dei trasporti e della grande mobilità ha consentito, poi, di arrivare ad un accordo con il Governo nazionale che definisce in maniera precisa le priorità sulle quali lavorare nei prossimi anni, comprendente, per quanto ci riguarda, le proposte che l’area riminese ritiene inderogabili. Il lavoro è stato utile. Ora bisogna procedere con gli interventi previsti. Purtroppo le note stonate sono le inadempienze di Roma. Gli impegni non mantenuti del Governo Nazionale. L’incapacità di rispondere alla sollecitazioni locali e regionali per una politica disastrosa nell’uso delle risorse finanziarie pubbliche e per l’indeterminatezza della programmazione nazionale.

Tuttavia noi pensiamo che si debba insistere per arrivare in tempi brevi all’apertura di quei cantieri prioritari che possono essere finanziati anche all’interno della normale programmazione Anas. In primis, ovviamente quello della Statale 16 con il primo intervento già finanziato e appaltato che è il tratto Riccione – Misano per il quale non possono più essere commessi gli errori e le troppe insufficienze procedurali che l’Anas ha manifestato.

In parallelo alle questioni dei grandi collegamenti stessa attenzione e capacità progettuale vanno dedicate ai temi della mobilità locale. Anche su questo terreno si sono compiuti passi significativi. Il pensiero corre subito al trasporto rapido di massa che abbiamo chiamato TRC. Quell’intervento di trasporto pubblico locale che deve rendere più efficace la mobilità delle persone lungo la costa romagnola e nel contempo consentire di accrescere i servizi urbani della Città turistica. Il comitato di coordinamento del TRC composto da Regione, Provincia di Rimini e dai comuni di Rimini, Riccione, Misano, Cattolica è riuscito, insieme ad Agenzia Tram, ad aggiornare e completare la progettazione definitiva per avere il via libera tecnico da parte del Ministero. Ora spetta al Governo nazionale stanziare i fondi già promessi con la legge sul trasporto pubblico.

Il trasporto rapido costiero rappresenta la grande opportunità di riorganizzare il traffico privato in maniera sostenibile facendo leva sulla efficacia dell’alternativa presentata dal trasporto pubblico a sua volta riprogettato sulla spina dorsale del TRC. E’ una grande occasione che non va sprecata. Costituisce quell’innovazione strutturale che può offrire alla Costa un’alta qualità dell’offerta turistica e dell’organizzazione urbana.

Occorre infine continuare con l’opera di messa in sicurezza e di potenziamento della viabilità provinciale, così come è avvenuto positivamente in questi anni. I tre principali assi di penetrazione longitudinale sui quale si articola la circolazione provinciale: la Saludecese SP 17, la Marecchiese, la Santarcangiolese SP 14, devono rappresentare le priorità d’intervento per offrire alle due comunità di vallata (Conca e Marecchia) collegamenti efficienti e servizi di qualità.



La pianificazione urbanistica e il nuovo PTCP

In questi anni l’amministrazione provinciale ha perseguito l’applicazione coerente del Piano Territoriale di Coordinamento. Vi è stato il corretto mantenimento del rapporto fra sistema insediativo, contesto paesistico ed aree a alto contenuto ambientale. Si è provveduto inoltre ad una Variante riguardante la zone colonie per aiutare quei processi di riqualificazione della fascia costiera che vanno incoraggiati e sostenuti non solo con norme di tutela ma anche con norme che premino progettazioni di qualità nel rispetto ambientale e naturalistico dell’arenile. Si può affermare che la pianificazione di livello provinciale, il PTCP, abbia rappresentato non solo un coordinamento indispensabile per le scelte dei Piani comunali ma una “preziosa guida” urbanistica e culturale nell’uso del territorio.

Nei prossimi anni questo lavoro deve continuare con la stessa intensità. Per far ciò riteniamo utile mettere in cantiere una Variante Generale del PTCP per completare quella trama di pianificazione intelligente del territorio che dovrà avere sempre più come denominatore la sostenibilità dello sviluppo e il senso del limite nell’uso dello spazio fisico.

L’aggiornamento del Piano Provinciale è necessario per rispondere, prima di tutto, alle direttive della nuova legge urbanistica regionale n.20 del 2000 dal titolo “Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio”, che contiene un obiettivo, fra i diversi, che noi giudichiamo fondamentale: “prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione”.

Altri temi dovranno essere poi giustamente incorporati nella Pianificazione di livello provinciale, fra questi: il dimensionamento commerciale, la revisione delle aree di espansione, le aree di esclusivo pregio agricolo, le fasce di rispetto fluviale sulla base del lavoro svolto dall’Autorità di Bacino e soprattutto una valutazione preventiva della sostenibilità ambientale e territoriale delle nuove previsioni che saranno contenute nel Piano aggiornato. Una fase impegnativa di pianificazione, che dovrà vedere coinvolto il nuovo consiglio provinciale, che però non può essere elusa. La nostra capacità di carico antropico sta subendo pressioni quantitative che non sono più compatibili con la qualità dello sviluppo. Siamo giunti al punto di rottura. Bisogna ridefinire gli equilibri. L’aggiornamento del Piano dovrà perciò con coraggio essere coerente con gli obiettivi di sostenibilità della legge 20/2000.



Identità e territorio:
l’entroterra quale area strategica per lo sviluppo della provincia


In questi anni le pubbliche amministrazioni hanno concentrato sforzi imponenti nella direzione di valorizzare l’entroterra. Per la fascia collinare Provincia e comuni hanno realizzato cose preziose, importantissime, con risultati di grandissimo valore, riuscendo in buona parte a colmare quel distacco, che solo fino a poco tempo fa sembrava invalicabile, fra costa e collina, in termini di diversità di redditi, di servizi, di interessi culturali, di opportunità sociali.

Allo scopo di sanare questo “gap”, accanto al generale miglioramento della viabilità e dei servizi primari, sono stati attivati ed utilizzati strumenti intelligenti, come gli Insediamenti Malatestiani, i Contenitori culturali, i Programmi d’area, i fondi di sviluppo europei attraverso l’Obiettivo 2, il circuito museale, le Notti Malatestiane, la valorizzazione delle colture agricole tipiche, la legge regionale 3 (ora 40) per la qualificazione urbana dedicata ai centri storici collinari. Insomma parlare di una vera e propria “rinascita” in questi anni del nuovo secolo dei nostri borghi, dei nostri piccoli comuni, delle nostre chiese storiche, dei nostri castelli non è affatto una forzatura senza fondamento.

Non corrisponde più alla realtà l’ immagine di una provincia a “due velocità”, nella quale modernità, dinamismo ed innovazione si concentrano solo in riviera, mentre l’entroterra è condannato al ruolo di “parente povero”.

Ha preso forma il profilo di una provincia fortemente coesa ed integrata, in cui è venuta emergendo una spiccata diversificazione economica ed una riorganizzazione del reticolo urbano e produttivo che lo rende sempre meno costierocentrico.

Anche dal punto di vista turistico la collina respinge ormai ogni subalternità al binomio mare-divertimento e rivendica, con ragione, un proprio spazio autonomo, presentandosi come vero e proprio “terzo prodotto”. A sostegno di questa strategia è stata avviata una notevole operazione, concretizzatasi nel progetto interregionale denominato Terre malatestiane e del Montefeltro, un complesso programma d’interventi dell’importo di 10 milioni di euro, che coinvolgerà i quindici comuni non costieri, utilizzando le risorse della legge 135/2001 (legge di riforma nazionale del turismo) art. 5 comma 5 (progetti di sviluppo intercomunale per le aree turistiche), messe a disposizione dalla Regione, con la partecipazione diretta dei comuni (per un 50%) e della Provincia.

Questi traguardi di rilievo non sarebbero stati conseguiti se a livello locale non fosse maturata una nuova classe dirigente, più consapevole e preparata, che si è ormai messa alle spalle la stagione della mera protesta contro lo “strapotere” della costa ed ha scelto di giocare un ruolo di primo piano, con idee e proposte costruttive, nella determinazione delle politiche di sviluppo del “sistema Rimini”.

Occorre ora consolidare i risultati conseguiti, attraverso strategie di ampio respiro che cancellino una volta per sempre anche gli ultimi residui di interessi campanilistici nell’ottica di un’azione di governo che sia impostata su basi nuove, integrate e sovraccomunali. In questo contesto l’esperienza positiva della Comunità montana Valmarecchia e dell’Unione dei Comuni della Valconca hanno aperto prospettive nuove, non solo nella gestione associata dei servizi, ma anche nel governo del territorio e dei fattori socio-economici, avendo coscienza che la dimensione dei problemi da affrontare e delle conseguenti soluzioni da adottare non è più confinabile entro il perimetro amministrativo dei singoli enti locali.

Un governo del territorio attento e pienamente consapevole dei limiti e della necessità di assicurare sostenibilità ambientale allo sviluppo, una politica economica e sociale volta a sprigionare le enormi energie e potenzialità che detiene il nostro entroterra, uno scrigno prezioso di storia, arte e cultura, rappresentano le principali linee di indirizzo di un nuovo programma di governo per lo sviluppo della fascia collinare, perché possa affermarsi sempre di più come area di valore strategico sullo scacchiere provinciale. Un programma che miri a costruire una società più armoniosa, più unita ed orgogliosa della propria storia e delle proprie tradizioni, che sia cosciente di un destino comune, configurando nuove prospettive economiche e nuove opportunità per migliorare la qualità di vita e di accoglienza di tutto il territorio.



Il ruolo del Pubblico:
autogoverno, efficienza, cooperazione, sussidiarietà


Uno dei temi essenziali che connotano il grado di modernizzazione di un territorio è quello dell’autogoverno della comunità.

Negli ultimi tempi sono venuti avanti importanti processi di riforma della pubblica amministrazione, fondati, in primo luogo, sul federalismo e sul rafforzamento della separazione fra il ruolo e la funzione della burocrazia e quelli degli organi di governo.

La stessa riforma del Titolo V della Costituzione, che ha aperto la strada ad un nuovo e più radicale protagonismo delle autonomie locali, è stata orientata a creare le condizioni affinché, attraverso una diversa articolazione dello Stato, il governo della cosa pubblica si avvicini di più ai cittadini. Tutto ciò non è avvenuto, né sta avvenendo senza contraddizioni, né ambiguità. Ed oggi possiamo affermare che la via delle riforme, su questo terreno, è stata pericolosamente interrotta.

Il cammino delle riforme va ripreso con vigore, con un pacchetto di interventi che completino l’operazione riformatrice. In tal senso occorre affrontare, senza remore, un nodo ancora irrisolto che risiede nello scarto profondo fra le esigenze della società civile e le risposte del pubblico. E’ necessario rispondere, in particolare, a due domande di fondo che investono con la loro forza la stessa concezione dello Stato moderno.

La prima si esprime nel binomio cooperazione - sussidiarietà tra istituzioni, forze sociali, reti associative e di volontariato, famiglie. Cooperare nella sussidiarietà vuol dire lasciare ai soggetti sociali ciò che essi, nella loro autonomia, possono far bene, aiutando così la comunità a prendersi cura di se stessa..

La seconda è rappresentata dalla richiesta del cittadino di poter esercitare le proprie libertà, dentro un quadro di regole certe che permettano l’esercizio di diritti e di doveri.

Se vogliamo ricostruire il patto di cittadinanza e dare nuova linfa alla democrazia, le tradizionali categorie della partecipazione e dei diritti vanno ripensate, mettendo al centro una nuova gerarchia di valori e di soluzioni. Gerarchia che deve vedere ai primi posti il rispetto delle regole, l'ampliamento delle opportunità, l'esercizio pieno delle libertà.

Serve una cultura dell'amministrazione pubblica che, laddove sia utile e possibile, si ritragga, lasciando spazio all'autogoverno della comunità. Nel contempo l’Ente pubblico non può sottrarsi dal sviluppare politiche di genere mirate a rispondere a domande diverse e ai diversi livelli di opportunità che presentano i percorsi di vita fra uomini e donne.


 

I FATTORI DELLO SVILUPPO

L’ambiente

La qualità ambientale è uno dei principali fattori strategici per lo sviluppo della provincia di Rimini. Sotto questo profilo non siamo affatto all’anno zero. Nell’ultimo quinquennio, infatti, gli enti locali, in particolare l’amministrazione provinciale, hanno intrapreso incisivi interventi nella direzione di coniugare salvaguardia dell’ambiente e crescita delle opportunità di sviluppo economico, con eccellenti risultati. Oggi possiamo dire, a ragion veduta, che il nostro territorio costituisce uno dei più importanti laboratori europei di innovazione e sperimentazione della sostenibilità ambientale del turismo, nel quadro dell’applicazione di quei principi e di quelle strategie collegati alla cosiddetta Agenda 21, il programma definito dalla Conferenza di Rio de Janeiro nel giugno '92. Due anni di attività dell’Agenda 21, dall’apertura, nel giugno 2002, del Forum provinciale, hanno fatto registrare un bilancio più che positivo

Nell’estate 2003 il Forum ha approvato il Piano d’Azione Locale per uno sviluppo sostenibile della provincia, frutto dell’impegno, del confronto, della progettualità messi in campo da quattro gruppi di lavoro tecnico, in trentadue incontri effettuati dall’autunno 2002 alla primavera 2003: uno sforzo propositivo da parte delle diverse componenti della comunità provinciale che credo abbia pochi termini di confronto. Non possiamo passare sotto silenzio il successo ottenuto da una delle iniziative previste dal Piano, quella denominata “Bagnino Sostenibile”, portata a compimento già nell’estate 2003, che ha convinto la Provincia ad estendere tale azione a tutta la costa, attraverso l’approvazione di un apposito bando per assegnare contributi a quegli operatori di spiaggia che intendano operare per il risparmio idrico, energetico, per la raccolta differenziata dei rifiuti.

E’ lungo l’elenco delle azioni avviate dalla Provincia di Rimini nel senso della sostenibilità ambientale. Basti citare le due conferenze internazionali sul turismo sostenibile (2001 e 2003) organizzate a Rimini, la prima delle quali è terminata con l’approvazione della “Carta di Rimini del Turismo Sostenibile”; la conclusione, nell’ottobre 2003, di un progetto LIFE co-finanziato al 50% dalla Commissione Europea, che ci ha visto lavorare fianco a fianco con partner come Calvià e la FederAlberghi Nazionale; la promozione, insieme all’UNEP, l’Agenzia Ambientale delle Nazioni Unite, nel maggio 2003 a Rimini di un workshop sull’applicazione della Carrying Capacity Assessment alle destinazioni turistiche di massa del Mare Mediterraneo; la sottoscrizione nell’estate 2002 di un Protocollo d’Intesa con Lega Ambiente Turismo per lavorare insieme e con la massima sinergia per migliorare le performance ambientali dei servizi turistici; la creazione, nel 2001, insieme ad ICLEI, del network delle “Città per il Turismo Sostenibile”, che vede attualmente sedici destinazioni turistiche di massa localizzate ai quattro angoli del bacino mediterraneo unire i loro sforzi in direzione di accrescere la sostenibilità del consumo turistico di massa. Tutto ciò ha consentito alla Provincia di Rimini di vedersi riconosciuto, con ampio merito, il ruolo di coordinatore del nuovo Gruppo di Lavoro “Turismo Sostenibile” della Associazione Nazionale Agenda 21.

Non dobbiamo, tuttavia, sederci sugli allori. Il tema della sostenibilità ambientale dovrà essere l’elemento portante anche per la predisposizione del nuovo Piano provinciale gestione rifiuti (PPGR). Il punto di partenza non potrà che essere il potenziamento della raccolta differenziata su tutto il territorio provinciale, con l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 40% entro il 2012.

Pensiamo che un ruolo centrale, per quanto concerne gli impianti, debbano avere il termovalorizzatore di Coriano, che dovrà essere potenziato puntando sulle migliori tecnologie disponibili e sul maggiore rendimento per la produzione di energia elettrica, e l’impianto di compostaggio, che dovrà sempre di più assolvere ad un compito di primo piano nel sistema provinciale di gestione dei rifiuti. Allo scopo di pervenire all’autosufficienza di ambito, come indicato dal decreto Ronchi, si lavorerà, inoltre, per la realizzazione di una discarica sul territorio provinciale attraverso la condivisione della scelta con la comunità locale interessata. In tal modo, si potrà dare il via allo svincolo dei tredici siti potenziali di discarica individuati dal vecchio Piano. Un altro obiettivo dovrà essere l’attuazione del contratto di programma per il recupero di rifiuti provenienti dall’attività di demolizione e costruzione.



Il Turismo:
come raccogliere e vincere le sfide del XXI secolo


La crisi economica, un generale clima di insicurezza e di incertezza nel futuro hanno lasciato un segno profondo nelle coordinate che regolano il mondo. In particolare, sensibili segnali di cambiamento stanno incidendo sul “pianeta” turismo. Sotto il peso delle difficoltà economiche, che gravano direttamente sui livelli di reddito e sulle possibilità di consumo delle famiglie europee, il mercato delle vacanze si va restringendo ed anche posizioni che si ritenevano acquisite non appaiono più così solide ed inattaccabili. Tutto, insomma, è in movimento.

Sono proprio i grandi sommovimenti in corso sul mercato internazionale della vacanza a costringerci a ripensare il nostro ruolo e la nostra posizione competitiva, ad imporci lucidità d’analisi sullo stato del nostro turismo, valutandone i punti di forza per agevolare e premiare i processi di innovazione.

La nostra area, in ogni caso, nonostante le enormi difficoltà e le trasformazioni in atto nei gusti dei consumatori e del “popolo” delle vacanze, che sempre di più orientano le proprie scelte verso quelle destinazioni che garantiscono serenità, benessere ed identità da scoprire, sta reagendo con energia ed intelligenza, dimostrando come il nostro sistema turistico, la nostra variegata e ricca offerta, dove a fianco del turismo balneare nascono costantemente nuove opportunità e nuovi servizi, abbiano ancora molte carte da giocare.

Per rispondere in maniera vincente alle sfide del cambiamento occorre affermare non solo nei fatti ma anche nei comportamenti il nostro ruolo di territorio turistico leader in regione e nel Paese. Bisogna dare senso al concetto di “distretto turistico integrato”, ovvero di sistema turistico locale, fatto di mare, di costa, di entroterra: un territorio bellissimo di 20 comuni aperto all’ospitalità, ai servizi, al tempo libero.

Da questo punto di vista va assunto con concretezza il tema della comunicazione intelligente, dei progetti unitari, che ripropongano il fascino della Riviera di Rimini, rimuovendo anche vecchi stereotipi che appartengono ormai al passato e non alla realtà di questo inizio di XXI secolo. Dobbiamo fare leva sulle tante ricchezze locali e territoriali che abbiamo a partire dalle specificità dei nostri comuni turistici.

D’altronde la competizione fra territori e fra grandi bacini regionali ricchi di attività complesse sarà sempre più impegnativa, sempre più dura. Dobbiamo svolgere il nostro ruolo di leader in Romagna e in regione sia per quanto attiene il turismo sia per quanto riguarda i servizi superiori. Non possiamo sottrarci, né fare sconti. Ne va del nostro futuro, ma anche, in parte, di quello della Emilia Romagna. Ci sono frontiere come quelle dell’innovazione turistica e dell’eccellenza infrastrutturale: fiere, congressi, aeroporto, università, entroterra e della mobilità efficiente, verso le quali dobbiamo continuare a procedere, non sono ammesse battute d’arresto d’alcun genere.

Per questo, infine, è necessario definire bene le priorità del nostro lavoro. Ci sono ambiti già chiaramente individuati e che costituiscono patrimonio comune di un ampio ventaglio di forze pubbliche e private operanti sul territorio riminese. E sono la sostenibilità dello sviluppo, l’innovazione del sistema Rimini, che possiamo riassumere in titoli ben precisi a partire dalla mobilità da sostegno all’impresa turistica e dal marketing territoriale. Perché sia possibile cogliere i frutti di un comune e concordato impegno abbiamo però bisogno di coesione, che deriva non solo dal condividere le priorità del fare, dall’incontro pubblico e privato per rispondere a interessi comuni. Per remare tutti nella stessa direzione dobbiamo essere motivati da valori comuni che sono quelli dell’amore verso la propria terra, dell’orgoglio della propria identità, del ricorso alla sussidiarietà - cooperazione non solo come vantaggio economico ma come vantaggio culturale.



Il Turismo:
l’evoluzione dell’ Agenzia di Marketing di Distretto


L’esperienza dell’Agenzia di Marketing di Distretto di questi anni ha sottolineato alcuni aspetti importanti per le politiche del turismo:

  • la volontà di dare forza e voce al sistema turistico più importante in Italia, la Riviera di Rimini, che esprime un’esigenza speciale per lo sviluppo turistico data l’importanza di questo settore per la sua economia
     

  • la coesione intorno a questa idea di fare sistema tra soggetti pubblici e privati
     

  • l’integrazione dei valori e dei prodotti del territorio e della marca turistica nel complesso delle politiche turistiche regionali
     

  • la ricerca di un mix complesso tra politiche di promozione e di riqualificazione dell’offerta, tra azioni d’area vasta –  livello Riviera di Rimini – che integra tutti i comuni della provincia e dinamismo dei singoli comuni, tra strumentazioni classiche di azioni e mezzi innovativi, tra ricerca e studio del mercato ed azione concreta ed efficace.

Da qui in avanti occorre prospettare un futuro di evoluzione dell’Agenzia che la porti ad identificarsi maggiormente con l’intero sistema turistico locale e come riferimento pieno ed autorevole per la Regione Emilia Romagna titolare delle funzioni costituzionali in materia di turismo.

I passaggi necessari verso la piena funzionalità, operativa e politica, dell’Agenzia sono rappresentati da:

  • la definizione di uno strumento “di tutti”, autonomo rispetto ad ognuno degli Enti che lo compongono, la cui legittimazione deriva da una volontà comune di investire nel turismo e da una pari dignità di tutti i partecipanti
     

  • un’organizzazione ed una forma giuridica orientata alla massima efficacia ed economicità, sufficientemente leggera da poter usare le risorse assegnate per i progetti di attività e solo in parte limitata per i costi fissi di gestione
     

  • l’integrazione all’interno dell’agenzia delle aziende e degli enti che in vari modi promuovono il turismo – dalla Camera di Commercio all’ente fiera, dall’Università, all’Aeroporto e tutti quei soggetti che a diverso titolo proiettano all’esterno l’immagine della riviera
     

  • un orizzonte di attività che lega una progettualità comune a tutto il territorio con un’altra specifica ed autonoma delle singole destinazioni che debbono essere valorizzate
     

  • un’integrazione forte con il lavoro, indispensabile e propedeutico, che il sistema regionale compie, sia sulla leva promozione e comunicazione che sulla leva prodotto e riqualificazione

Il risultato atteso è uno strumento efficace e condiviso di marketing territoriale che mette in gioco, ed in relazione, tutte le possibili offerte turistiche e l’identità della nostra terra.

Il turista chiede per la propria vacanza un prodotto principale ed una catena di altri servizi coerenti con la motivazione prima che lo spinge a passare un periodo fuori di casa.

Il compito dell’agenzia è quello di mettere a sistema tutti gli elementi che compongono una vacanza ben riuscita e quindi tutti i soggetti che li organizzano poiché essi sono strettamente collegati.

L’agenzia è strumento per il “racconto” puntuale e preciso delle trasformazioni nel senso dell’innovazione che hanno attraversato il prodotto riminese; racconto che è sostenuto dalla base di lavoro degli strumenti regionali [APT e UdP] che rappresenta lo zoccolo dal quale partire. Rimini e la sua Riviera debbono recuperare un gap di comunicazione tra il livello del turismo e dei servizi percepiti da molti potenziali turisti e quello effettivamente raggiunto in questi ultimi 10 anni di grandi investimenti.

Occorre posizionare correttamente la Riviera di Rimini sui mercati, su quelli internazionali in particolare, selezionando target group mirati e mezzi di comunicazione coerenti con essi.

La condivisione di questo percorso tra funzione pubblica e ruolo privato appare ad oggi matura e pronta a fare il salto di qualità che un sistema turistico complesso ed articolato richiede. L’ampia concertazione nelle scelte e la misura nelle azioni portate avanti consentono di fare avanzare tutto il sistema per realizzare quell’unità di intenti e prospettive che è obiettivo storico del nostro sistema turistico locale.



Il Turismo:
una comunicazione integrata


Per un territorio connotato fortemente dallo sviluppo turistico, definito come destinazione turistica e come marca, e con alcuni problemi di immagine e comunicazione che si traducono spesso in luoghi comuni nella percezione dei turisti è forte l’esigenza di dotarsi di uno strumento di comunicazione integrato con le logiche regionali di attività e parallelo ad esse, capace di valorizzare l’identità delle nostre destinazioni, di esaltare le innovazioni di prodotto, di qualità della vacanza che stanno emergendo senza una corrispondente efficace comunicazione.

Il terreno di lavoro è dunque la comunicazione turistica, l’informazione e l’accoglienza; lo strumento è una struttura leggera organizzata per progetti, inserita nell’Assessorato al Turismo & Ospitalità della Provincia di Rimini, coordinata con i Comuni della provincia e con gli altri strumenti di livello regionale, ed integrata da alcune professionalità specializzate.

Una struttura orientata al mercato ed al turista, capace di reagire in modo rapido e flessibile ai cambiamenti del mercato (che per una destinazione a turismo maturo è azione indispensabile), che sappia sfruttare le opportunità date dalle nuove tecnologie per la comunicazione applicate al turismo, dalla forza di comunicazione degli eventi, dalle opportunità di collaborazione con gli interlocutori più avanzati dell’imprenditoria privata, che sollecitano l’azione, e dei Comuni turistici.

La Mission è quella di creare una forte e positiva identità del “Sistema Rimini”, come destinazione turistica di primaria importanza, con un’attività incessante di comunicazione e di verifica delle coerenze di comunicazione nella filiera obiettivi – messaggio – immagine – prodotto.



La cultura

Se l’economia della conoscenza è il terreno sul quale fondare le coordinate dello sviluppo, torna alla cultura il primato tra i fattori dello sviluppo sociale e produttivo. Senza cultura non vi è innovazione, così come senza ricerca e formazione continua non c’è qualità dello sviluppo. V'è, innanzitutto, una consapevolezza di fondo: è necessario intendere la cultura non semplicemente come settore specifico e neppure come struttura o categoria concettuale astratta, bensì come elemento che contribuisce in modo determinante a caratterizzare lo sviluppo sociale e produttivo di una comunità elevandone il livello di civiltà.

Cultura, quindi, nella sua accezione più ampia, non solo in riferimento alla produzione di eventi ed iniziative, ma come pratica significante attraverso la quale si definisce un modo di pensare, un modo di vivere, un tratto forte della identità di una comunità.

Il lavoro svolto in questi anni da tutti i comuni della provincia e dall’amministrazione provinciale stessa ha proceduto con decisione verso questa meta.

Non possiamo sottacere il fatto che molti ed importanti progetti di carattere innovativo sono stati messi in cantieri o giunti a completamento nella nostra provincia, permettendo di ricollocare su un piano più elevato il territorio riminese nel panorama culturale emiliano romagnolo, grazie soprattutto ad interventi in specifici ambiti di attività, spesso elevandoli nella realtà regionale a specifici modelli di riferimento. E’ bene richiamare, a titolo esemplificativo, i Sistemi delle Biblioteche e dei Musei, dei Contenitori Culturali, dei Teatri, attraverso i progetti di Teatro Adulti e Teatro Ragazzi, l’impegno legato all’offerta musicale, mediante la rassegna Notti Malatestiane, alla valorizzazione del dialetto romagnolo.

Tratto unificante di questa lunga serie di progetti è l’intento di stringere ancor di più le maglie dell’integrazione territoriale, di rendere più capillare e diffusa la fruizione di significativi prodotti culturali di qualità, di esaltare luoghi e “contenitori” che rappresentano le gemme più preziose dei nostri paesi e dei nostri borghi.

Partendo da qui, un campo nel quale è necessario sviluppare il lavoro delle Amministrazioni locali è quello della trasformazione di una realtà territoriale “consumatrice” di cultura in una di produzione creativa, elaborando in modo approfondito e gestendo al meglio tre livelli di azione:

  • quello del dimensionamento corretto, del completamento e della messa a sistema dei contenitori culturali, come rete infrastrutturale indispensabile allo sviluppo economico;
     

  • quello della progettazione continua di sistemi di eventi culturali come struttura di servizio alla formazione continua, alla competizione turistica e in generale all’economia della conoscenza;
     

  • quello dell’incremento della produzione di cultura non solo e non tanto come attività del tempo libero e al servizio del tempo libero,ma anche e soprattutto come motore dello sviluppo economico in generale,nella direzione dichiarata di uno sviluppo sostenibile.

A questo scopo occorrerà sostenere le dinamiche economiche territoriali secondo le linee di progettazione di un distretto turistico–culturale che, partendo dalla constatazione che non esiste discontinuità tra i saperi e le culture (“alta” e “bassa”, storica e fusionale eccetera) porti la realtà provinciale al dialogo ed all’interscambio con le esperienze culturali più avanzate e propositive in Europa, proiettandola realmente nella direzione prescelta dello sviluppo qualitativo e sostenibile.



La formazione ed il lavoro

La formazione, per assicurare a tutti i cittadini, in particolare ai giovani, un lavoro sicuro e di qualità, è uno dei cardini attorno ai quali deve ruotare ogni politica di sviluppo di un territorio, con la consapevolezza che:

  • la formazione delle persone è il frutto di più ambienti ed esperienze;

  • la formazione dura tutta la vita, e non solo un momento;

  • la società complessa richiede cittadini in grado di contribuire attivamente a una vita democratica molto più articolata;

  • una economia ipercompetitiva richiede lavoratori flessibili ma soprattutto con elevate competenze professionali.

La creazione ed il rafforzamento di un sistema integrato scuola-formazione-lavoro, gli interventi volti a facilitare l’incontro ottimale tra domanda e offerta di lavoro, l’incremento della qualità dell’offerta in un’area che conosce alcune distorsioni, ad esempio la difficoltà ad assorbire figure professionali dotate di una formazione scolastica superiore, nel contesto di una fondamentale collaborazione fra pubblico e privato, debbono disegnare la rotta lungo la quale indirizzare le azioni di governo sul nostro territorio.

Una attenzione particolare dovrà essere dedicata all’inserimento del mondo del lavoro, in condizioni di pari opportunità fra uomo e donna, delle persone più deboli e dei portatori di handicaps. Gli strumenti principali della strategia tesa a consentire l’accesso al “pianeta” lavoro, in prima istanza a chi vi si affaccia per la prima volta, sono l’informazione, l’orientamento e l’aiuto alla ricerca. Ed è questa la Mission dei Centri per l’impiego la cui attività sul territorio riminese sta raccogliendo larghissimi consensi.

In stretta connessione con queste priorità si pone l’esigenza indifferibile di migliorare la sicurezza sul lavoro (che ogni anno ci costringe a fare i conti con la macabra contabilità delle vite perdute) e di rimuovere le aree di non regolarità, sostenendo politiche di emersione del lavoro nero (dando attuazione al piano di iniziative concertate definite in sede di commissione provinciale per contrastare il lavoro nero e irregolare). Sono questi temi che devono vedere, accanto ad un ruolo attivo dei soggetti pubblici preposti e delle parti sociali, un’adeguata iniziativa da parte degli enti locali del nostro territorio. Così come vanno assunti impegni sulle politiche di riconversione produttiva a fronte di eventuali esuberi e ristrutturazioni, utilizzando lo strumento della formazione permanente.



La sicurezza per un sistema territoriale più competitivo

La sicurezza nel lavoro, nell’intraprendere, nel vivere quotidiano, è un requisito fondamentale per favorire la competitività di un sistema territoriale. Concorrono a determinare questa nozione di sicurezza vari fattori, sia di ordine soggettivo (quando si avverte di essere sicuri e di vivere in una realtà sicura), che oggettivo (i livelli di legalità ed il numero dei reati che si consumano sul territorio).

E’ necessario garantire, attraverso il comune impegno delle istituzioni e dei soggetti rappresentativi della società civile, soluzioni incisive ai problemi che entrambe le componenti presentano.

Occorre, ad esempio, rinvigorire l’attività del Comitato Provinciale per la Sicurezza, la cui istituzione ha senz’altro creato le condizioni per una positiva integrazione tra le istituzioni locali e le forze dell’ordine, dalle quali sono scaturite scelte importanti per il miglioramento degli standard di sicurezza della nostra area.

Il miglioramento dei presidi locali di sicurezza (adeguamento degli organici delle forze di polizia, istituzione del Commissariato di P.S. di Riccione, rafforzamento dell’integrazione positiva tra le forze dell’ordine ed i corpi di Polizia Municipale, maggiore certezza e tempestività dei rinforzi estivi) rimane uno dei principali obiettivi da raggiungere, accanto alla risoluzione dell’ annosa questione dell’adeguamento degli organici degli Uffici Giudiziari del Tribunale di Rimini. Ma a fissare più elevati standard di sicurezza sul territorio non sono sufficienti misure, pur necessarie ed urgenti, di carattere preventivo e repressivo. Si deve essere consapevoli che la civiltà nei comportamenti, la coesione sociale, il rispetto delle regole, l’attenzione ai bisogni dell’altro, riconoscendo negli altri noi stessi, hanno come inevitabile presupposto l’affermazione dell’identità della comunità. E su quest’aspetto, che chiama in causa comportamenti rigorosi e responsabili, è preziosa un’unità sostanziale tra tutti gli attori della comunità provinciale che, insieme, possono concorrere ad affermare una serenità diffusa che è fondamentale per affrontare con concretezza le scelte che migliorano l’ambiente sociale in cui viviamo ed operiamo.



 

LE POLITICHE DI SETTORE


Commercio ed artigianato


Gli scambi commerciali e la produzione artigianale fanno parte del DNA di una realtà economica come quella riminese, incentrata prevalentemente sul turismo. E tuttavia non ci sono solo ragioni economiche a sostenere l’importanza di una politica di sviluppo e potenziamento in questo comparto. Si può affermare, infatti, che il commercio oggi segni anche lo stile di vita, la condizione sociale del singolo e della collettività, e quindi che occorra far prevalere una visione innovativa del commercio, la quale sancisca la sostanziale uguaglianza tra la funzione produttiva e quella commerciale, in coerenza, peraltro, con la visione moderna delle attività economiche (creatrici, cioè, di sviluppo economico e di occupazione).

E se gli insediamenti produttivi e le opere infrastrutturali, costituiscono gli strumenti dello sviluppo complessivo del territorio della provincia di Rimini, nondimeno andranno potenziate le iniziative di “settore”.

In questa ottica, sarà necessario confermare le funzioni dell’Osservatorio provinciale sul commercio quale strumento di programmazione e di sostegno alla pianificazione commerciale affidata al Coordinamento della Provincia, prima in fase di Conferenza di Servizi poi in ambito di PTCP, relativamente alle medie e grandi strutture di vendita.

L’Osservatorio, quale strumento di rilevazione locale, concertata nella metodologia, dovrà altresì costituire supporto ai lavori della Conferenza Provinciale per lo Sviluppo e l’Innovazione (Provincia, Associazioni di categoria, organizzazioni cooperative e sindacali) affinché i Comuni colgano appieno le opportunità finanziarie previste dalla normativa regionale (L.R. 41/97 e L.R.14/99). Risorse volte, mediante il privilegiato rapporto pubblico/privato, alla qualificazione dei centri urbani ed alla valorizzazione delle aree collinari. Nondimeno le risorse provinciali dovranno confermare e rilanciare le iniziative avviate con il sostegno alle Cooperative di Garanzia, per prevenire il rischio d’usura ed il “Pacchetto Turismo”. Con quest’ultima iniziativa si vuole sottolineare la valenza, il peso che il commercio ha in ambito turistico, sia come volano economico sia come veicolo di valorizzazione delle aree urbane, dai centro storici ai borghi, perché resta ormai difficile pensare ad un’offerta turistica qualificata e competitiva, se qualificata e competitiva non diviene anche la proposta commerciale.

Rimane fermo l’obiettivo di intensificare percorsi di connessione tra la pianificazione commerciale ed il Piano dell’artigianato, attualmente in fase di rilevazione e ricognizione e che, a regime, dovrà individuare gli indirizzi programmatici per la gestione delle risorse della LR 20/94 nonché le priorità in ordine alle risorse proprie di Provincia e Comuni, ricondotte nel Fondo Comune per l’artigianato. Ed ancora, si avverte l’esigenza di creare condizioni per favorire l’accesso ai finanziamenti rendendo più favorevoli procedure e condizioni, accelerando il completo trasferimento della competenza dalla Regione alla Provincia. Il nuovo Piano dell’artigianato dovrà inoltre integrarsi con le innovazioni d’impresa, introdotte autonomamente dalla Provincia o in coerenza coi progetti comunitari: dai marchi di produzione tipica (DOC e DOP) agli Insediamenti Malatestiani, dalla Strada dei Vini e dei Sapori, ai Programmi dell’OB2 (asse 1 – sostegno all’impresa e asse 2 - Piano di Sviluppo Locale) al Leader Plus, progetto di valorizzazione dei territori rurali.



Agricoltura e pesca

Nei programmi a sostegno dell’impresa locale, si dovrà cogliere la peculiarità del territorio, del made in Rimini, ovvero la combinazione originale delle risorse territoriali che ne assicura la riproduzione e lo sviluppo.

Uno dei terreni su cui mettere alla prova la validità e la portata di questa strategia è senz’altro l’agricoltura.

Già nel corso dell’uscente legislatura, infatti, con la piena attuazione di Agenda 2000, si è andata affermando la centralità dell’agricoltura riminese, intesa non come comparto secondario, residuale, ma veicolo di una nuova strategia organizzativa capace di conciliare l'evoluzione economica con la qualità dell'ambiente e la vita dei cittadini. Tanto da apparire più appropriata la definizione di Sistema Agroalimentare, ad indicare un comparto dell’economia che dalla produzione si estende al sistema dell’alimentazione dentro e fuori casa.

Di qui il sostegno ai marchi, DOC dei vini e DOP dell’olio, sia con interventi strutturali (vigneti e olivicoltura) sia con iniziative, anche finanziarie, volte ad agevolare il procedimento di adesione al disciplinare della DOP Olio Extravergine d’oliva Colline di Romagna, nonché a confermare i buoni risultati raggiunti dalle “etichette” dei vini locali (dai Felliniani a Castel Sismondo). Nell’ambito della programmazione sarà di particolare rilievo l’adesione ai programmi comunitari volti alla valorizzazione dei territori e loro tipicità e l’intesa con le associazioni di categoria (tavolo di consultazione ovvero Tavolo Verde) già partners nella seconda legislatura.

Occorre inoltre cogliere ogni utile opportunità finanziaria per incentivare, con risorse congrue, l’affermazione, in un’ottica di offerta turistica integrata di beni culturali, ambientali, di prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale, della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini, del circuito degli Agriturismo, delle Cantine, dei Frantoi, delle Fattorie Aperte. Mentre, di concerto con Unione, Comunità Montana e Comuni della Costa, dovrà essere efficacemente affrontata la problematica connessa alle infrastrutture, a partire dai collegamenti e dai servizi di trasporto. La stessa Darsena, nuova grande opera che pone la città di Rimini al top di qualità e di eccellenza nel turismo di mare, può divenire, con percorsi e scali portuali nei Comuni della costa riminese, un ponte ideale con l’entroterra.

Non va inoltre relegata in secondo piano la concertazione sugli strumenti di previsione urbanistica al fine di costituire il necessario supporto agli investimenti strutturali dell’impresa agricola (agriturismo, fattorie, cantine, punti di commercializzazione). Si dovrà, infine perfezionare l’iter procedurale amministrativo per la realizzazione della nuova struttura di macellazione provinciale: un investimento indispensabile alla zootecnia, per la valorizzazione della tipicità derivata dagli allevamenti locali e che si pone, tra l’altro, a garanzia del consumatore assicurando i percorsi di filiera e rintracciabilità.

Per quanto riguarda la pesca, in un contesto nel quale si consumano alcune forti contraddizioni sul ruolo e le competenze assegnate alle Province, sarà necessario rafforzare la funzione del tavolo blu provinciale, composto dai rappresentanti delle cooperative di pescatori e dai rappresentanti delle associazioni dei commercianti di prodotti ittici presenti nel territorio provinciale, dalla Camera di Commercio, dai responsabili dei Servizi veterinari provinciali, dal comandante della Capitaneria di Porto competente per il proprio territorio, dagli assessori competenti in materia di pesca marittima e maricoltura dei Comuni insistenti e da esperti. Nel contesto di un rapporto organico tra Regione, Provincia e Comuni dovranno essere affrontate con sistematicità le problematiche connesse al fermo biologico, alla qualificazione delle aree portuali, alla realizzazione del disciplinare di produzione integrata (QC), al caro carburanti, alle norme europee, a volte tanto distanti quanto inopportune, alla manodopera (attualmente la manodopera straniera rappresenta circa l’80%), all’inquinamento eutrofico delle acque, agli aspetti sanitari relativi alla pesca dei molluschi, ai rapporti con i Paesi dell’oltre Adriatico.

Nell’ambito del processo di valorizzazione delle tipicità del territorio, la Provincia dovrà, inoltre, proseguire, con risorse proprie, nelle iniziative di incentivazione al consumo del pesce azzurro. Di qui il progetto della Strada del Pesce Azzurro ove la Provincia di Rimini, avrà la funzione pilota rispetto ai percorsi costruiti dalle province romagnole che si affacciano sull’Adriatico. In questa direzione assumerà rilievo la realizzazione del Museo della Marineria Riminese. Non da meno il sostegno alla produzione e alla commercializzazione, dei molluschi ovvero una produzione che caratterizza la tipicità del nostro mare e della nostra gastronomia, raffigurando il 15% dell’intero pescato dell’Emilia Romagna.



Sport

Fare sport è diventato parte integrante della nostra vita, per la ricerca di maggiore benessere fisico e psicologico. Dalle analisi più recenti, che hanno monitorato il territorio, emerge il fatto che la pratica sportiva ha assunto un ruolo essenziale nella qualità della vita di moltissimi cittadini riminesi. Occorre quindi impegnarsi per garantire a tutti la possibilità di fare attività sportiva di qualità, per migliorare ulteriormente le strutture ed i servizi, per dare risposte ad un movimento sempre più complesso ed articolato.
Così come in altri settori occorre saper coniugare al meglio e far convergere le politiche pubbliche con la forte disponibilità che proviene dall’impegno dell’associazionismo e del privato che in questi ultimi anni sta crescendo fortemente. Tre gli obiettivi principali da perseguire su scala provinciale:

  • Un programma per l’impiantistica sportiva, con un impegno finanziario simile a quello già sperimentato per i contenitori culturali, con lo scopo di favorire lo sviluppo e l’accesso a tutte le discipline ed in particolare all’attività di base.
     

  • La formazione e l’aggiornamento di operatori sportivi e dirigenti; di insegnanti di scuole per l’infanzia e del primo ciclo; di diplomati Isef e laureati in Scienze motorie, realizzando accordi con tutti i soggetti presenti sul territorio (Università con il recente corso di laurea aperto a Rimini, AUSL, Ufficio sport CSA, Coni).
     

  • La crescita dei servizi rivolti all’associazionismo, affinché si possa permettere una maggiore conoscenza e informazione di quella che è la realtà del movimento sportivo territoriale, nell’ottica del sistema a rete ed integrato, con la prospettiva di trasformarlo in uno strumento di e-governement . Ed inoltre servizi di consulenza (fiscale, tributaria, giuridica, progettuale, ecc,), accordi e convenzioni per lo sviluppo di segmenti specialistici quali quello del turismo sportivo, progetti educativi quali ripensare e riprogettare lo sport, progetti di inclusione sociale quali nessuno uguale.
     


Cooperazione internazionale

L’Unione europea è in via di consolidamento ed ampliamento, con l’espansione dei suoi confini sempre di più verso oriente, ed oggi conta venticinque paesi.
L’Adriatico ha assunto ormai con nettezza i contorni di mare d’Europa, naturale sbocco nel Mediterraneo dei Paesi al centro del continente europeo. E’ giocoforza, in questo scenario attivare progetti di cooperazione internazionale, che vedano il sistema territoriale riminese stringere rapporti di partnership con altri soggetti europei, collocando così il nostro fra i territori più dinamici ed avanzati d’Europa. Più che mai attuale diventa il proposito di rivendicare per il Sistema Rimini la funzione di porta d’accesso dell’Emilia Romagna alla nuova Europa allargata, utilizzando anche, come è già avvenuto, specifici Programmi di Iniziativa Comunitaria, come Interreg 3, nelle sue diverse articolazioni costituite dalla cooperazione transfrontaliera (Misura “A”), transnazionale mediterranea ed adriatico-danubiana (Misura “B”) ed interregionale (Misura “C”).

Questo strumento consentirà alla Provincia di Rimini di sviluppare collaborazioni istituzionali con enti ed istituzioni di altri Paesi, attraverso la sottoscrizione di protocolli d’intesa, di progetti di cooperazione, ecc., e di realizzare progetti tesi a creare quella cornice internazionale capace di potenziare la nostra esigenza strategica di fondo: il rafforzamento di uno dei più importanti bacini turistici d’Europa.



Politiche abitative

Il mercato immobiliare riminese registra prezzi di acquisto e affitto casa fra i più elevati in Italia (dati Nomisma), mentre è bassa la percentuale di edilizia pubblica (1.861 alloggi pari al 3,5% sul totale in Emilia Romagna) che possa in qualche modo “calmierare” il mercato privato.

La “fame” di alloggi e la conseguente impennata dei prezzi, del resto, sono alimentate da fattori strutturali e, diciamo così, esogeni, come la crescente domanda proveniente dai lavoratori immigrati e da una popolazione studentesca, legata alla sede universitaria, in costante e rapida crescita.

L’eccesso di speculazione che grava sul mercato immobiliare locale, oltre che elemento di distorsioni e squilibri, è causa di forte disagio sociale e gli enti locali, per quanto è nello loro possibilità, devono cercare di rimuoverlo.

Per concertare le politiche abitative territoriali, gli interventi nel campo dell’edilizia residenziale pubblica e per coordinare la gestione del patrimonio pubblico è stato istituito in ambito provinciale uno specifico tavolo di concertazione, ai sensi della Legge regionale n. 24/2001, che ha disciplinato l’intervento pubblico nel settore abitativo, assegnando significative competenze alle Province. Ne fanno parte i rappresentanti degli enti locali, l’ACER (ex IACP) e le organizzazioni sindacali.

I problemi e le difficoltà da affrontare in tema di Edilizia Residenziale Pubblica sono innumerevoli e per affrontarli occorre, innanzitutto, superare la logica assistenziale indifferenziata: giusta è la strada intrapresa sia per le assegnazioni degli alloggi che per la determinazione dei canoni che tiene sempre di più in conto sia il reddito che le particolarità soggettive degli assegnatari e le caratteristiche dell’alloggio.

L’azienda ACER è un attore importante nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico e sta sviluppando delle competenze specifiche e un rapporto con i suoi proprietari, che è strategico, nell’interesse delle comunità, far crescere e consolidare.

Va inoltre ricordato che è operativo l’accordo per la promozione dell’offerta di immobili ad uso abitativo (non compresi nell' ’E.R.P.) ai lavoratori immigrati, firmato dalla Provincia, dall’ACER, dalle associazioni imprenditoriali e dei proprietari immobiliari, dalle organizzazioni sindacali, con il quale sono stati puntualizzati i reciproci impegni e competenze per far conciliare domanda ed offerta di alloggi, contemperando le esigenze delle imprese, quelle dei lavoratori immigrati e quelle delle altre parti coinvolte. L' accordo nasce dalla considerazione che il sistema produttivo riminese deve ricorrere, in misura crescente, a manodopera proveniente da fuori provincia e, conseguentemente, che la questione abitativa può costituire un pesante ostacolo alla maggiore domanda di mobilità geografica.

Si tratta di misure non certo esaustive, né di per sé sufficienti a risolvere lo spinoso problema della quantità, della qualità e del costo degli alloggi, ma comunque marcano importanti passi in avanti. Bisogna insistere e proseguire con ulteriori iniziative, attivando azioni concrete che mirino ad armonizzare e soddisfare le diverse esigenze, con la consapevolezza che si debba dare priorità all’interesse pubblico e ci si debba muovere sulla base di un metodo di lavoro impostato sulla collaborazione e la concertazione degli interventi.

 


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