DOCUMENTO DI FINE MANDATO - 2004/2009
Aprile 2009

Provincia di Rimini 2004-2009
I risultati di cinque anni di governo

 

 
DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DI MANDATO - 2004/2009
Consiglio provinciale del 7 luglio 2004
 
RELAZIONE


GLI ALLEGATI ALLA RELAZIONE


Signor Presidente, signore consigliere e signori consiglieri,

si apre oggi il terzo mandato amministrativo della giovane Provincia di Rimini. Entriamo in una fase importante della vita del nostro Ente. Siamo adulti. Il periodo “dell’insediamento” nella realtà riminese è terminato. Siamo nel pieno della nostra funzione di governo locale che abbraccia, come sapete, temi importantissimi per lo sviluppo e l’innovazione della nostra area. Le aspettative, dunque, sono tante.

Questa maggioranza, questa Giunta, questa Presidenza hanno la volontà, la fiducia e, voglio dirlo, l’ambizione, di essere all’altezza del compito. Ciò lo si può misurare dai tanti motivi di natura politica e programmatica che presento al Consiglio e che costituiscono, nell’insieme, le Dichiarazione Programmatiche per il nostro lavoro nei prossimi cinque anni.

 

Il Centrosinistra riminese vince nettamente le elezioni provinciali
 

La Lista raggiunge il 58,81% dei consensi con 104.000 voti. Il candidato Presidente contribuisce a questo risultato in maniera molto positiva con 6.900 indicazioni personali. Vi è quindi, nei fatti, un consenso preciso che gli elettori hanno espresso, condividendo l’unità politica e la coesione programmatica del Centrosinistra provinciale e apprezzando le donne e gli uomini proposti nelle sue liste.

Da qui si parte per tracciare le coordinate che orienteranno la nostra azione. Dal buonissimo risultato elettorale. Dalla forza, insisto, della coesione politica e dal valore della proposta programmatica che ha costituito il programma elettorale. C’è una crescita in ciò, c’è un percorso che si arricchisce strada facendo. Infatti la Provincia di Rimini, lo penso seriamente e i fatti mi danno ragione, è stata governata bene fin dalla sua nascita che prende il via nel 1995 con la prima Giunta dell’allora presidente Ermanno Vichi. Nove anni di buon governo, di due amministrazioni, che va avanti trovando nuovi contributi per vincere le sfide impegnative che ci attendono.

L’accordo con il partito della Rifondazione Comunista e con l’Italia dei Valori, che hanno allargato e completato il quadro politico del Centrosinistra locale, ha infatti il segno di un percorso che si arricchisce. Dove sul terreno dei programmi e dei valori comuni, che si richiamano al binomio innovazione e solidarietà, vi è la volontà di realizzare una forte esperienza di governo locale. Così come sta avvenendo con successo nella Regione Emilia Romagna e nel comune capoluogo.  Tant’è vero che la proposta programmatica che ho scritto e presentato agli elettori, su mandato della Coalizione, è il frutto di un’insieme di valutazioni, ragionamenti, obiettivi, che prende le mosse dalla ricca esperienza amministrativa realizzata negli anni e dalle indicazioni, preziose, che i partiti mi hanno fornito.

Da quelle della Margherita incentrate sul tema decisivo del Sistema Rimini, a quelle di Rifondazione Comunista rivolte principalmente all’idea del limite dello sviluppo urbanistico e alla tutela del territorio inteso come risorsa e, ancora, a quelle dell’Italia dei Valori, attente ai diritti dei cittadini e alla trasparenza della Pubblica amministrazione. Passando, ovviamente, dai contributi, che su questi temi e su altri, come quelli di un moderno Welfare, dell’innovazione infrastrutturale, del lavoro, dello sviluppo sostenibile, i Democratici di Sinistra, i Verdi, i Comunisti Italiani, i Popolari e i Socialisti hanno offerto.

Invito i consilieri a rileggersi, o a leggersi, il Documento programmatico elettorale. So che è articolato, corposo, ma è la precisa conferma di quello che sto affermando. Un percorso, una crescita ulteriore di proposte per lo sviluppo armonioso della comunità provinciale. Non siano di fronte ad un esercizio rituale, obbligato anche dallo Statuto. Esso è il cuore pulsante di come intendiamo e su cosa vogliamo esercitare le nostre responsabilità amministrative. Non è un vezzo, un fiore all’occhiello, è la sostanza. E’ la carta d’identità del Centrosinistra. E’ l’impegno sacrosanto assunto con gli elettori che va rispettato come i nostri vecchi rispettavano la parola data. Io personalmente ne sarò responsabile e il garante, anche a scapito di richiamare alla coerenza i partiti che lo hanno sottoscritto, qualora qualcuno intendesse debordare.

 

Ma perché oggi, più del passato, dobbiamo essere coerenti con gli impegni assunti?
 

Perché dobbiamo essere legati al programma? Perché la nostra Provincia, come del resto, per molti aspetti il Paese, si trova ad affrontare un’altra fase che manifesta l’urgenza di scelte nette. Siamo in un presente che richiede dei salti di qualità, dei passaggi netti. Così come si registrò negli anni ’50 con l’avvio del turismo di massa; negli anni ’60 con il potenziamento infrastrutturale della costa per dare spazio e ruolo allo sbocciare dei “mille mestieri e delle mille imprese” collegate al turismo e all’indotto da esso derivato; come negli anni ’70 e ’80 con il segnare della maturità dell’offerta turistica accompagnata dallo sviluppo di una importante presenza industriale legata principalmente alla metalmeccanica e, di pari passo, dall’esplosione della crescita immobiliare; e, infine, come all’inizio degli anni ’90 con la felice scelta, obbligata in parte, della diversificazione turistica e lo sviluppo dei servizi alla persona. Sono fasi, queste, che hanno cambiato la realtà riminese facendole fare, in positivo o in negativo, a seconda delle letture - io ritengo, nel complesso, in positivo -dei salti. Dei passaggi che potremmo definire strutturali per la nostra storia locale contemporanea.

Oggi, all’inizio del ventunesimo secolo, si ripropone l’esigenza di un passaggio strutturale. Di un salto di fase che abbia il segno dell’innovazione e dell’armonia territoriale. Lo impone la competizione fra sistemi che cresce nel mondo e nella nuova Europa. Lo impone la domanda di qualità diffusa dei nostri ospiti. Lo impone la richiesta dei nostri cittadini di relazioni economiche e sociali sempre più moderne e civili. E soprattutto lo esige il livello della competizione internazionale. Infatti, quello che stiamo registrando negli ultimi anni sul fronte dell’economia nazionale con il protrarsi della stagnazione dei consumi non è il risultato - attenzione - solo di momenti contingenti, del solito pendolo fra espansione e recessione, ma è qualcosa di più profondo, di carattere strutturale. Cambiano le gerarchie economiche nel mondo. Paesi come Cina, India, Brasile, Sud Africa, stanno affermandosi come le nuove locomotive dello sviluppo internazionale. Tutto si muove. Vecchie certezze e vecchie rendite di posizione dei Paesi più ricchi sono sempre più aleatorie. Per essere della partita è obbligatorio puntare sulla qualità dei sistemi territoriali e su forti identità locali.

Da tempo andiamo dicendo che siamo un’area eccellente di questa Regione e del Paese. Sono convinto che poche altre province, oltre a Rimini e Bologna, contengano le “antenne” che connettono il sistema regionale al mondo. L’area riminese ha un primato di servizi terziari, prevalentemente destinati alla persona, che raramente si registra in altre province italiane. Abbiamo, fra l’altro, proprio per l’impronta terziaria della nostra economia, il record nazionale e forse mondiale del numero di imprese in rapporto alla popolazione residente: una impresa ogni nove abitanti. Siamo in presenza di un territorio dinamico sempre pronto a ricominciare e a cercare nuove strade rivolte all’ospitalità e alle molteplici iniziative imprenditoriali.

Una realtà non priva di problemi sociali. Non certamente un’isola tranquilla al riparo dalle contraddizioni del nostro tempo, anzi, spesso le contraddizioni sociali si manifestano prima che altrove. Vi sono questioni antiche e nuove dovute all’urbanizzazione massiccia, allo sfruttamento intensivo dell’ambiente, alle miriadi di piccole imprese familiari non sempre in grado di mettere in campo qualità, ad un mercato del lavoro dove la precarietà e l’estrema flessibilità generano preoccupanti e inaccettabili violazioni dei diritti.

Tuttavia la provincia di Rimini possiede una felice combinazione di risorse, da quelle umane a quelle territoriali, che la collocano fra le aree più competitive d’Italia, come spesso viene ricordato dai principali Istituti di ricerca sociale. E quando si usa il termine “competizione”, oggi, nel mondo sempre più globalizzato, sempre più piccolo, non ci si riferisce tanto ai prodotti in sé, al mercato dei beni e delle merci. Il riferimento è più complesso. Si fonda sulla ricchezza sociale di una comunità e del territorio dove essa è insediata. Ovvero, sulle possibilità che le famiglie e le imprese hanno di costruire futuro sulla “terra” dove vivono e dove spesso sono nate.

Siamo una bella realtà, con problemi evidenti, che poi sono quelli della nostra Italia, ma anche con tante luci e con un benessere sociale ed economico che colloca la nostra regione fra le aree nel mondo dove più alta è la qualità della vita. E Rimini, con le sue peculiari caratteristiche, è, lo ripeto, una capitale dell’Emilia Romagna e della costa adriatica.
 

Le scelte della Pubblica Amministrazione assumono in questo quadro un valore straordinario
 
 

Oggi più che negli anni passati, quando lo sviluppo era una linea retta, certa, e bastava assecondarlo. Sono scelte che hanno bisogno del sostegno nazionale, basti pensare ad esempio alla grande viabilità e alla sicurezza dei cittadini. Di una presenza attiva della Regione, che non è mai venuta meno in questi anni e, infine, sicuramente cosa principale, necessitano di una grande unione da parte di tutta la società provinciale con i suoi venti comuni e la sua ricca articolazione associativa.

Quello che chiamiamo giustamente Sistema Rimini è il risultato non solo di una integrazione feconda fra la programmazione pubblica e l’iniziativa privata. E’ prima di tutto un tratto culturale. La cultura dello stare insieme, della coesione fra i diversi attori sociali che nasce dalla condivisione di identità e di valori comuni.

Le scelte che vogliamo perseguire e realizzare nei prossimi anni, dovranno, perciò, avere il marchio della condivisione e della partecipazione. Non per mettere in secondo ordine il valore dell’atto specifico - magari preso sotto l’esclusiva responsabilità dell’Ente e del suo Governo, cosa che potrà, naturalmente, anche verificarsi - ma per codificare un comportamento di fondo che deve essere sempre figlio di una partecipazione attiva delle “diverse responsabilità” che si presentano nella società locale. Anche quando le soluzioni finali vedranno la preferenza di alcuni interessi a discapito di altri. L’importante è il metodo. Decisivo è il perseguimento di valori comuni e di un sentire collettivo.

Occorrerà a questo fine aggiornare, nelle prossime settimane, l’“Accordo per la governance” che sottoscrivemmo nel maggio del 2002 con tutti i comuni e le associazione economiche e sindacali della provincia. L’obiettivo è riprofilare le priorità contenute in esso - certamente in gran parte ancora presenti e valide - alla luce delle proposte programmatiche che usciranno dal nuovo Consiglio provinciale, che non potranno non contenere i cambiamenti del contesto economico e sociale avvenuti nella nostra provincia e nel Paese negli ultimi tre anni. Proposte programmatiche di cui questa mia relazione vuol essere il principale riferimento.


 Se, come ho provato a motivare, vi è dunque bisogno di un altro passaggio di fase del nostro assetto economico e sociale, perseguendo il metodo della partecipazione responsabile con la condivisioni di valori comuni, qual è il contributo della Provincia? Quali sono le priorità sulle quali orientare il nostro mandato amministrativo?

Allegherò a questa parte della mia relazione una seconda riguardante i capitoli delle Politiche di Sistema, dei Fattori dello sviluppo, delle Politiche di Settore che sono quelli presentati all’elettorato e che costituiscono, per la completezza delle analisi e delle proposte contenute, il compendio preciso di quale sarà la rotta che la Giunta provinciale seguirà nel proprio lavoro. Essi costituiscono la sostanza di cosa intendiamo per innovazione e solidarietà.

Ora, però, ritengo necessario, per rispondere alle domande che ponevo, precisare le chiavi di volta, cioè i punti salienti sui quali intervenire subito. Insomma, mettere a fuoco quelle politiche pubbliche dalle quali dipende, a mio giudizio, quello che ho chiamato un “salto di qualità che abbia il segno dell’innovazione e dell’armonia territoriale”.

Premetto che vi sono due grandi questioni nazionali che condizionano alla base gli sforzi per rendere più moderna la nostra area.

La prima in assoluto, anche in termini di urgenza di medio periodo, è quella della grande viabilità. Ci sono tre titoli che pesano come macigni sulle nostra capacità competitiva. Essi sono, li ricordo ancora una volta: la nuova Statale 16; il trasporto pubblico di massa lungo l’asse costiero che va da Ravenna a Cattolica; la terza corsia dell’A 14. Nonostante le pressioni continue che stiamo esercitando sui ministeri competenti e gli enti nazionali abilitati ad intervenire, il rischio vero è quello di aspettare ancora troppo tempo perché si possano vedere atti concreti. Ci auguriamo che almeno il primo lotto della SS 16 Riccione – Misano, già appaltato, possa aprire i cantieri entro il 2005.

La seconda è quella della salute del mare Adriatico e della gestione integrata della fascia costiera attraverso i criteri del risanamento e della sostenibilità. Lo scorso anno tutte le province e i comuni della Costa, con la Regione Emilia Romagna, hanno approvato un documento articolato contenente gli impegni locali e le proposte nazionali per dare corpo a quella azione di lunga lena orientata a tutelare il mare e il sistema costiero per riportare equilibrio nell’uso della risorsa marina e del territorio costiero. Purtroppo, così come sta accadendo per la grande viabilità, la mancanza di una governo nazionale attento a queste tematiche, con la fallimentare gestione delle finanza pubblica che lo stesso presenta, non lasciano presagire nulla di buono.


Da parte nostra continueremo a muoverci con testardo impegno affinché, su questioni di tale importanza che condizionano la nostra credibilità come sistema territoriale di rango europeo, si possano realizzare concreti passi in avanti in tempi ravvicinati.

Oltre a segnalare la battaglia aperta per dare sbocco a situazioni di carattere nazionale che frenano le nostre possibilità di innovazione, richiamo l’attenzione su quelle politiche locali che la Giunta provinciale ritiene prioritarie per contribuire al “salto di qualità” della nostra area.

Per primo, le infrastrutture superiori di servizio alle persone e al sistema delle piccole imprese. Nei prossimi giorni bisognerà dare il via, senza più tentennamenti, al nuovo Palazzo dei Congressi della città di Rimini. Siamo a un punto decisivo, indispensabile per completare quel sistema di servizi pregiati che può portarci ad essere leader in Italia nel campo del turismo d’affari e congressuale e per le grandi convention di valore internazionale. La Provincia si adopererà con fermezza perché il tutto si attivi con quelle caratteristiche di qualità che da tempo la Fiera, soggetto proponente dell’opera, indica. Ci sono tutte le condizioni per andare avanti speditamente. Noi intendiamo fare fino in fondo la nostra parte.

Con eguale convinzione intendiamo sostenere il piano industriale della Fiera di Rimini, con il previsto allargamento della base societaria e l’individuazione dei partner strategici, rimanendo fedeli all’orientamento - giusto - di lasciare ai soci pubblici il peso maggioritario nella compagine sociale. Costruire un Polo fieristico e congressuale di valore europeo è una condizione indispensabile per dare forza al Sistema Rimini nei prossimi decenni.

Congressi e fiere spostano subito l’attenzione sui collegamenti ed, in primis, sull’aeroporto. Non è questa la sede per entrare nel merito su come si è gestito il nostro scalo negli ultimi anni. Conoscete tutti la mia opinione. A me sembra che si sia fatto un buon lavoro e che i frutti, dopo il fallimento del rapporto con la Sea di Milano, si stiano vedendo. Tuttavia, al di là dei diversi giudizi, è chiaro che abbiamo bisogno di collocare la nostra infrastruttura in un quadro di rapporti e di alleanze che le consentano di essere pilastro prezioso di una rete di servizi aeroportuali attivati nella dimensione regionale e interregionale. Da parte nostra sosteniamo questa prospettiva. Non c’è, e non c’è mai stata, nessuna visione autarchica. Posso aggiungere che in tempi molto brevi presenteremo al Consiglio alcune proposte concrete che vanno nella direzione esposta.

Sempre sul fronte delle infrastrutture superiori, per completare il quadro di quei servizi strategici che alzano il livello di qualità della provincia consentendole di essere un sistema competitivo, va ricordato l’altro tema nevralgico costituito dalla formazione universitaria. Anche per il Polo universitario di Rimini dopo la crescita importante e per certi versi inaspettata degli ultimi anni, occorre passare ad un suo consolidamento e ad una crescita qualitativa così come si ricorda nei capitoli successivi.

L’insieme di queste infrastrutture, Palacongressi, Fiera, Aeroporto, Università, e il loro sviluppo qualitativo, sono l’ossatura di ciò che intendiamo per innovazione. Esse costituiscono il principale fulcro dal quale promuovere il “salto di fase”.

Ebbene, la partita Infrastrutture deve vedere altri due giocatori in campo.

Per primo la Regione, affinché si passi dal riconoscimento del policentrismo, che contraddistingue l’Emilia Romagna, al riconoscimento delle eccellenze territoriali, che danno, appunto, forza e volto al concetto di rete di territori sul quale insiste, giustamente, il Presidente Errani.

Ci sono due aree che nei fatti rappresentano la Porta della regione: Bologna, con il suo ruolo e il suo primato di capitale, e Rimini, per il suo primato nei servizi superiori dedicati alla persona e alle “persone del mondo”. Abbiamo bisogno, perciò, che la Regione scelga il raccordo funzionale fra queste due eccellenze, attivandosi in maniera ancora più incisiva rispetto a quello che ha già fatto con i programmi d’area, con la legislazione sulle fiere, con gli interventi per la qualificazione turistica e commerciale. In altre parole noi crediamo che debba essere costituito in poco tempo, indirizzandovi le risorse necessarie, il sistema degli aeroporti regionali e quello delle Fiere puntando, come Regione, all’integrazione infrastrutturale fra Bologna e Rimini. Vi è bisogno di segnali forti, non lasciando l’iniziativa alle sole realtà locali.

Il secondo giocatore che deve scendere in campo per vincere la partita è Bologna. Sono fiducioso che dopo la vittoria di Cofferati se ne possa fare concreto affidamento. Non solo perché ho avuto modo di parlare con il neosindaco durante la campagna elettorale trovandolo totalmente d’accordo sul rapporto fra Bologna e Rimini sui temi specifici delle infrastrutture, a partire da Fiera e Aeroporto; ma perché, indipendentemente dalla disponibilità degli amministratori locali, vi sono in gioco interessi significativi, e interdipendenti, delle due comunità.

Sono diverse le ragioni che ci spingono a sostenere con convinzione la disponibilità di Bologna. Ne segnalo tre.

La prima ragione è che Bologna da sola non c’è la fa a contenere l’insieme delle funzioni terziarie avanzate necessarie per collegare il sistema Emilia Romagna alla rete del mercato globalizzato.

La seconda ragione sta nella crescita degli interessi politici ed economici con l’ampliamento dell’Europa verso Est. Interessi che spostano il baricentro europeo su quei Paesi che sono stati per troppi anni separati dalla loro naturale gravitazione mitteleuropea, favorendo così nuove rotte per le merci, per gli affari e per i movimenti delle persone. Di fronte a questo nuovo scenario, che ha visto dal 1 maggio scorso l’allargamento dell’Unione Europea a 25 Stati, il Nord-Est italiano e, soprattutto, la Costa adriatica possono svolgere un ruolo economico e culturale di primo piano.

La terza ragione è il frutto delle innovazioni che si sono affermate nella nostra terra negli ultimi 10 anni. In altre parole noi crediamo che la provincia di Rimini possa assurgere al ruolo di punto d’eccellenza della rete territoriale della regione, dimostrando nei fatti il proprio primato nei servizi superiori, di livello europeo, rivolti all’accoglienza, al tempo libero, alle esperienze culturali, alle relazioni di lavoro e d’affari, alla comunicazione, alla formazione avanzata nel campo del turismo, della moda e del costume.

Il ragionamento sulle infrastrutture ci conduce a considerare gli effetti diretti e indiretti che esso porta sul turismo e sul mondo delle piccole imprese che operano nella provincia.

La stagione 2004 sarà un’altra stagione difficile. Certo i conti si fanno a fine estate, ma l’andamento delle presenze e dei consumi risentirà ancora una volta della cattiva situazione dell’economia nazionale. Le famiglie sono in difficoltà. I consumi sono calati drasticamente. Il Paese, possiamo dirlo, è allo sbando. Non vede davanti a sé strade sicure. Il turismo, essendo un settore sensibilissimo al clima generale nei momenti di crisi, ne subisce direttamente le conseguenze. Anche se - va detto - rispetto ad altre zone balneari del Paese i nostri conti sono meno in rosso.

Tuttavia, nonostante la situazione incerta e il fatturato della vacanza fiacco, non possiamo perdere la traiettoria di marcia. Non possiamo perdere la fiducia nella nostra vocazione all’ospitalità. Le imprese devono continuare sulla strada della qualificazione. Nel contempo il percorso intrapreso della diversificazione e del potenziamento infrastrutturale, motore delle tante nuove offerte turistiche che possiamo presentare, deve raggiungere quegli obiettivi a cui prima facevo riferimento. Ecco dunque che qualificare il territorio provinciale, dotandolo di moderni servizi, di una efficiente accessibilità e di una adeguata armonia ambientale e paesaggistica, diventa la risposta alle domande di futuro dei nostri operatori, supera le incertezze del momento contingente, da senso al concetto di innovazione.

Siamo già su questa strada. Il nostro turismo e il nostro territorio non sono ciò che erano solo dieci anni fa. Molto è cambiato. Siamo migliori di prima. La Riviera di Rimini, con i suoi venti comuni, e le tante proposte di ospitalità comprendenti la vacanza attiva e lo star bene, ha bisogno di ri-raccontarsi, di ri-comunicare, di far conoscere cos’è oggi e cosa sta diventando Rimini, inteso come territorio ampio.

Siamo un sistema turistico locale, forse il più importante del Paese. Dobbiamo muovere la comunicazione, e di conseguenza anche i nostri prodotti, con una complessità, con una profondità, con una capacità di sintonizzarci con le tante domande e le tante curiosità dei nostri ospiti, mantenendo intatto il filo conduttore che lega la nostra ospitalità a questo mare e a questa nostra antica e bellissima terra. Mantenendo, dunque, forte la nostra identità.

Ecco allora la ragione di quella che abbiamo chiamato l’Agenzia di marketing di distretto. Il sistema turistico locale, “Riviera di Rimini”, ha bisogno di avere uno strumento di sistema - appunto - che comunichi al mondo e ai nostri ospiti, le tante cose buone che racchiude il nostro Territorio, aperto alla vacanza e alle esperienze culturali. Ritengo che l’Agenzia debba scrivere un nuovo capitolo della sua già significativa esperienza, così come abbiamo proposto nella Conferenza provinciale sul Turismo e ripreso dal sottoscritto nel documento elettorale. E’ una proposta programmatica che rilancio come priorità del governo provinciale e che, assieme alle altre, allego alla presente relazione.

Altro terreno prioritario sul quale indirizzare il nostro lavoro amministrativo è quello della sostenibilità. Termine molto usato recentemente che rischia, se non coniugato con coerenza, di rimanere un concetto vuoto. Non può essere così per un’area come la nostra che ha nelle risorse ambientali e territoriali le fondamenta dell’ospitalità. Abbiamo nel 2001 organizzato un’importante Conferenza internazionale sul turismo sostenibile, riscontrando una partecipazione ed un interesse che hanno portato la “Carta di Rimini” ad essere utile riferimento di molte elaborazioni progettuali e normative. Abbiamo cercato di dare senso alle pratiche di Agenda 21 coinvolgendo i comuni e i soggetti economici e professionali della nostra provincia. Stiamo raccogliendo ora i primi significativi risultati attraverso alcuni progetti pilota avviati.

Possiamo dunque vantare al nostro attivo una ricca elaborazione ed i primi passi concreti mossi sul terreno del riequilibrio ambientale e della cultura della sostenibilità. Tuttavia non possiamo ritenere di avere tutte le carte in regola. Bisogna fare di più. Dobbiamo promuovere segnali più profondi, che diano il segno di una inversione di tendenza. Di un diverso equilibrio urbano e territoriale che può rappresentare la vera svolta qualitativa nel modo di vivere, di usare e amare questo piccolo pezzo di pianeta che i nostri padri ci hanno consegnato.

Il concetto di “limite dello sviluppo quantitativo” che da anni professiamo, va messo in pratica senza altri rinvii. So che l’argomento è estremamente difficile da gestire. Tuttavia, insisto, mi sembra che non ci siano alternative se vogliamo dare un futuro alle prossime generazioni. A questo fine penso che si debba aggiornare il nostro Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale per rapportarlo alla nuova legge regionale, la n.20 del 2000 dal titolo “Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio”, e per offrire nuove coordinate alla pianificazione urbanistica partendo da un assunto preciso: “prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione”.

Per completare quelle che ritengo essere le “chiavi di volta” che sorreggono e informano il lavoro della Giunta provinciale per i prossimi anni, dopo i riferimenti alle infrastrutture, alle alleanze territoriali, alle tematiche turistiche, alla sostenibilità, richiamo l’attenzione del Consiglio sull’azione della Provincia rivolta alle politiche sociali.

La normativa regionale sul sociale non attribuisce un ruolo centrale alle province. Si limita a riconoscergli una funzione di coordinamento e di supporto ai comuni. E’ giusto che sia così. Il bandolo della matassa su argomenti di diretta rilevanza per le famiglie come l’assistenza, la cura, il sostegno ai più bisognosi, spetta direttamente al Comune. Ciò nonostante ritengo che lo spazio per una nostra presenza attiva sia ampio. Per due ordini di motivi che costituiscono due facce della stessa medaglia.

Il primo è riferito alla integrazione dei servizi. La legge nazionale di riforma dell’assistenza, la n. 328 del 2000, mira a realizzare un “sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Si passa da una vecchia visione legata all’assistenza alla promozione dei diritti di cittadinanza della persona, per offrire ad ogni cittadino opportunità di crescita e di sviluppo. Tutta una serie di progetti che la Provincia ha in corso, dall’infanzia al sostegno delle giovani coppie, dagli anziani agli immigrati regolari, dalla casa alla scuola, trovano, di concerto con i comuni, una forte integrazione con i Piani di Zona e, per altro versante, con i Piani per la Salute.

Insomma sul terreno del “sistema integrato di interventi e servizi sociali” il compito nostro, di Ente preordinato al benessere della comunità locale, non è secondario. Anzi.

Il secondo motivo risiede nella crescita del disagio sociale anche nel nostro territorio. La situazione delle famiglie riminesi è molto più difficile di qualche anno addietro. Vi sono aree sempre più estese di vita ai limiti della povertà sociale. Famiglie che stentano a tirare avanti, con redditi che non riescono più a garantire un’esistenza dignitosa. Crescono i lavori precari, saltuari. Cresce il lavoro nero e la contrattazione fuori da ogni controllo e ogni diritto. Non parlo di fatti marginali, estremi, limitati. Parlo di fenomeni che allargano il loro peso con l’aumentare dell’incertezza e della insufficienza del reddito di base. Episodi sempre più numerosi che l’immigrazione, quella debole che non riesce a regolarizzarsi, alimenta.

Le famiglie riminesi, come quelle del resto d’Italia, sono oggi più deboli, più insicure. Una situazione che grava sui soggetti meno difesi, come gli anziani, le donne, i giovani. Per i primi c’è il rischio di isolamento e dell’abbandono, che si manifesta a causa della maggiore fragilità dei legami parentali e l’inadeguatezza, il più delle volte, del reddito da pensione rispetto al costo della vita. Per i figli, nella famiglia in difficoltà, si chiudono le porte. La formazione e la crescita professionale diventano più complicate. I meriti vengono cancellati, negletti dal bisogno. Non basta l’omaggio/regalia una tantum di 500 euro per ogni nato nel 2004 per sostenere le famiglie e i loro progetti di vita. Se mancano i servizi, se il lavoro è incerto, se si affievoliscono i diritti, se il bisogno di cura e assistenza di un anziano diventa un onere pesante che la famiglia deve affrontare senza nessuna rete di sostegno, i progetti di vita svaniscono. Ogni giorno è un giorno in salita.

L’insieme di questi problemi si sono aggravati negli ultimi anni per le famiglie italiane. In Emilia Romagna i servizi messi in campo dagli Enti locali e dalla Regione offrono, fortunatamente, più copertura, più sostegno. Anche se da soli non cancellano le difficoltà. Inoltre la presenza di un volontariato cattolico e laico, forte, diffuso, motivato, aperto al bisogno, completa il quadro di positive relazioni sociali che si affermano nella nostra terra. Relazioni vive, che contribuiscono alla coesione comunitaria e alla diffusione delle opportunità. Le famiglie non sono sole. Basti pensare alla qualità del servizio sanitario pubblico e al livello dei servizi di cura e di assistenza.

Tuttavia non possiamo essere fermi sul molto che abbiamo costruito in questa terra. I nostri servizi sociali vanno difesi e ancor più qualificati per rispondere ad un contesto mutato dove crescono le difficoltà economiche, aumenta la popolazione anziana, irrompe l’immigrazione con tutto il carico di nuovi problemi e di opportunità che il fenomeno presenta.

Ecco perché, integrare le scelte per la salute con quelle per il sociale, pensare all’assistenza e alla cura come interventi idonei anche a promuovere nuove opportunità di autonomia individuale, arricchire le relazioni sociali affidando spazio e responsabilità al volontariato con un’idea di sussidiarietà che avvantaggi il benessere di tutta la comunità, sostenere le famiglie nelle loro scelte di vita, sono le componenti del progetto di un moderno Welfare che la Provincia deve contribuire a sviluppare, a fianco dei comuni e all’interno degli obiettivi della legislazione regionale.

Sono alla conclusione di questa mia relazione che esprime gli orientamenti programmatici che la Giunta perseguirà nel mandato amministrativo 2004-2009 che oggi si apre. Allegata ad essa, come dicevo, vi è l’esposizione nel dettaglio delle politiche, delle proposte, delle azioni e degli obiettivi sui quali riferiremo il nostro lavoro. Il Consiglio ha dunque tutto il materiale per controllare, giudicare, sostenere, migliorare l’opera dell’esecutivo e del suo Presidente. Mi auguro che ci sia apprezzamento non solo da parte della maggioranza di Centrosinistra ma, in senso lato, da parte di tutti i gruppi.

Prima di chiudere, però, permettetemi un’ultima riflessione.

L’Italia si trova in uno stato di profonda incertezza. La finanza pubblica registra un disavanzo pesante che provocherà il congelamento di molte iniziative di qualificazione e di miglioramento infrastrutturale del Paese, facendo aumentare il nostro divario con le altre nazioni di punta dell’Europa e del mondo. L’esperienza triennale di questo Governo non sembra aver prodotto un consuntivo utile per gli italiani. Anzi, troppi indicatori sociali sono in rosso. Dal consumo delle famiglie agli investimenti delle imprese, dalla maggior precarietà del lavoro al blocco della finanza locale con l’impoverimento dei servizi. Il bilancio tende al negativo.

Segnalo queste cose non per propaganda, per partito preso. La campagna elettorale, del resto, è alle nostre spalle. Possiamo essere franchi fra noi. Le evidenzio perché incideranno pesantemente sulle nostre determinazioni, sui nostri progetti di innovazione. Se poi si aggiunge che si è fermato il processo di riforma delle Autonomie locali derogando, spesso illegittimamente, agli stessi contenuti del titolo V della Costituzione e che al posto dello sbandierato federalismo si è messa in moto una riforma Costituzionale confusa, velleitaria, in contrasto con le stesse regioni, il quadro è ancora più preoccupante. La stessa recente crisi, con le dimissioni del ministro all’Economia, accentua le incertezze e le preoccupazioni.

Dobbiamo tener conto di tutto ciò. Se il sistema Italia non funziona, tutti siamo più poveri, tutto è tremendamente difficile. Bisogna che si cambi registro. Bisogna che si respiri un’altra aria.

Cari consiglieri ci aspetta un lungo e impegnativo lavoro. Sono sicuro che insieme, con la collaborazione che contraddistingue la giovane storia della Provincia di Rimini, lo faremo bene. Lo faremo bene per rispondere alla domanda di innovazione presente nel nostro territorio e per dare un contributo alla esigenza di progresso che reclama l’Italia. Grazie.
 


GLI ALLEGATI ALLA RELAZIONE

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