Provincia di Rimini

Rimini Atlas

Indagine sul paesaggio
della provincia di Rimini
per il nuovo PTCP
galleria
DarioCampana64
Fotografie di
Guido Guidi
 
presentazione
Eugenio Pari
assessore all’Urbanistica, Pianificazione territoriale,
Tutela e difesa del suolo,
Sistema informativo territoriale della Provincia di Rimini
 

Qualcuno potrà chiedersi i motivi di una ricerca fotografica d’autore rispetto alle iniziative che di solito accompagnano la preparazione di un piano territoriale e urbanistico: si è infatti abituati a pensare che un piano sia la sintesi fra lettura del territorio e indirizzi dell’amministrazione, rappresentata su carte geografiche e topografiche, su planimetrie alle varie scale, tutte rigorosamente zenitali.

Con questa ricerca abbiamo inteso proporre un punto di vista fotografico oltre l’aerofotogrammetria e i satelliti, che restituiscono in tempo reale l’immagine dall’alto di ogni palmo dei nostri territori. Abbiamo voluto ricercare le vedute quotidiane che si presentano a un individuo che si muove nel territorio. Certo il rischio era di fornire immagini retoriche o ‘da cartolina’, le immagini canoniche che hanno fatto conoscere Rimini, e per evitare questo rischio ci siamo affidati a una delle firme più prestigiose della fotografia: Guido Guidi.

Le foto di Guidi restituiscono un’immagine dei paesaggi riminesi che, sebbene sia ‘quotidiana’, risulta sconosciuta, o meglio, non immediatamente riconoscibile. Alcuni dettagli delle nostre città, dei nostri borghi, delle nostre contrade e del nostro ameno paesaggio collinare: problemi da risolvere e tesori nascosti da valorizzare spingendo il visitatore della mostra o il lettore del catalogo ad andare verso la loro riscoperta. Rimini rappresenta i tratti di una tipicità cosiddetta postmoderna. Rimini e il peculiare sviluppo del suo territorio, paradigma dell’evoluzione urbanistica postmoderna.

Il fatto che in un così ristretto spazio, migliaia di individui, con una densità di popolazione altissima, producano, studino, inventino, si muovano, pone problemi sempre nuovi, non risolvibili attraverso forme di disegno urbano composto da piccoli pezzi, ma bensì con forme di pianificazione che abbiano come obiettivo primario le necessarie vie di relazione interne al territorio e fra il territorio con il ‘resto del mondo’. In questa direzione si riflette, non da oggi, l’intero apparato concettuale delle politiche urbanistiche della Provincia. Il nostro territorio ha conosciuto attraverso le forme caotiche, quasi convulse, che costituiscono la base del proprio sviluppo una paradossale “distruzione creativa”. La massiccia edificazione, specie in fascia costiera, ha determinato sviluppo economico e benessere diffuso; ma oggi per preservare i notevoli livelli di qualità della vita raggiunti dobbiamo decisamente rivedere i termini e le politiche che determinarono quello sviluppo.

Dall’”apertura illimitata di nuovi spazi”, alla definizione di traiettorie per uno sviluppo sostantivato dai termini qualità e sostenibilità. Qualità ambientale, qualità delle relazioni socio-culturali in grado di costituirsi nello spazio, qualità dei servizi, sono i fattori salienti dello sviluppo sostenibile, sono i termini pratici per proporre forme di pianificazione concreta anziché semplicemente astratta e quindi irrealizzabile. Nell’ottica della sostenibilità che è ormai il filo conduttore di tutte le azioni dell’Unione Europea, si è recentemente consolidato un orientamento nelle politiche urbane che privilegia la “città compatta”, vale a dire una forma urbana contenuta nelle sue dimensioni e con una elevata densità abitativa, perché permetterebbe un maggior ricorso ai sistemi di trasporto collettivi, avrebbe una maggior accessibilità, ridurrebbe i tempi di percorso determinando anche un minor consumo del territorio.

Alle politiche locali, di cui il PTCP è un elemento fondamentale, è assegnato un ruolo molto importante. Da esse dipendono la mediazione tra effetti positivi e negativi dei processi di globalizzazione: è l’azione politica locale che rafforza o indebolisce l’impatto delle trasformazioni della struttura occupazionale, che offre maggiore o minore protezione alle categorie più deboli che sono più colpite dai meccanismi di mercato nell’accesso ai beni fondamentali - lavoro, casa, istruzione, salute - e che mette in atto meccanismi di inclusione o esclusione ai processi decisionali di rappresentanza, che costruiscono livelli di legittimità e consenso attorno alle sue scelte.

Altro effetto, specie per una realtà come la nostra così attenta e sensibile verso le innovazioni culturali e con un forte flusso di idee e individui, è quello di sapere preservare la propria identità, formata anche dai
luoghi, non attraverso una dannosa chiusura al mondo esterno e a una recalcitrante incomunicabilità, ma con lo scambio di valori. Saper valorizzare il prezioso contributo di esperienza e di cultura dell’altro e al tempo stesso saper fornire all’altro l’insieme dei nostri valori. Ciò vale anche per i cittadini temporanei, ossia i turisti, che ogni anno vivono nel territorio riminese, usufruiscono di strutture e servizi, offrendo loro un territorio accogliente e di qualità. Il comportamento umano, la cultura e i messaggi sono senza dubbio in rapporto con lo spazio in cui si esplicano; l’occupazione dello spazio e del territorio possono essere letti come le forme di linguaggio più immediato.

Scriveva a tal proposito il sociologo Henri Lefebvre: “Lo spazio è un prodotto della storia […] è stato foggiato, modellato a partire da elementi storici o naturali, ma sempre in maniera politica. È uno spettacolo letteralmente popolato di ideologia. Perché c’è una ideologia dello spazio? Perché questo spazio che sembra omogeneo, che appare bloccato nella sua oggettività, nella sua forma pura, così come lo vediamo, è invece un prodotto sociale”. Ecco perché non possiamo accontentarci di organizzare lo spazio e il territorio attraverso la trasposizione pedissequa di piani, modelli o teorie, ma dobbiamo invece arricchire le nostre forme di pianificazione territoriale delle nostre aspirazioni, delle nostre idee e della nostra cultura.

La ricerca fotografica di Guido Guidi, questa mostra, e il volume che seguirà, sono parte di quel territorio dove affondano le nostre radici, e che vuol essere sempre più accogliente e ospitale.

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