Qualcuno potrà chiedersi
i motivi di una ricerca fotografica d’autore rispetto
alle iniziative che di solito accompagnano la preparazione
di un piano territoriale e urbanistico: si è infatti
abituati a pensare che un piano sia la sintesi fra lettura
del territorio e indirizzi dell’amministrazione, rappresentata
su carte geografiche e topografiche, su planimetrie alle
varie scale, tutte rigorosamente zenitali.
Con questa ricerca abbiamo inteso proporre un punto di vista
fotografico oltre l’aerofotogrammetria e i satelliti,
che restituiscono in tempo reale l’immagine dall’alto
di ogni palmo dei nostri territori. Abbiamo voluto ricercare
le vedute quotidiane che si presentano a un individuo che
si muove nel territorio. Certo il rischio era di fornire
immagini retoriche o ‘da cartolina’, le immagini
canoniche che hanno fatto conoscere Rimini, e per evitare
questo rischio ci siamo affidati a una delle firme più
prestigiose della fotografia: Guido Guidi.
Le foto di Guidi restituiscono un’immagine dei paesaggi
riminesi che, sebbene sia ‘quotidiana’, risulta
sconosciuta, o meglio, non immediatamente riconoscibile.
Alcuni dettagli delle nostre città, dei nostri borghi,
delle nostre contrade e del nostro ameno paesaggio collinare:
problemi da risolvere e tesori nascosti da valorizzare spingendo
il visitatore della mostra o il lettore del catalogo ad
andare verso la loro riscoperta. Rimini rappresenta i tratti
di una tipicità cosiddetta postmoderna. Rimini e
il peculiare sviluppo del suo territorio, paradigma dell’evoluzione
urbanistica postmoderna.
Il fatto che in un così ristretto spazio, migliaia
di individui, con una densità di popolazione altissima,
producano, studino, inventino, si muovano, pone problemi
sempre nuovi, non risolvibili attraverso forme di disegno
urbano composto da piccoli pezzi, ma bensì con forme
di pianificazione che abbiano come obiettivo primario le
necessarie vie di relazione interne al territorio e fra
il territorio con il ‘resto del mondo’. In questa
direzione si riflette, non da oggi, l’intero apparato
concettuale delle politiche urbanistiche della Provincia.
Il nostro territorio ha conosciuto attraverso le forme caotiche,
quasi convulse, che costituiscono la base del proprio sviluppo
una paradossale “distruzione creativa”. La massiccia
edificazione, specie in fascia costiera, ha determinato
sviluppo economico e benessere diffuso; ma oggi per preservare
i notevoli livelli di qualità della vita raggiunti
dobbiamo decisamente rivedere i termini e le politiche che
determinarono quello sviluppo.
Dall’”apertura illimitata di nuovi spazi”,
alla definizione di traiettorie per uno sviluppo sostantivato
dai termini qualità e sostenibilità. Qualità
ambientale, qualità delle relazioni socio-culturali
in grado di costituirsi nello spazio, qualità dei
servizi, sono i fattori salienti dello sviluppo sostenibile,
sono i termini pratici per proporre forme di pianificazione
concreta anziché semplicemente astratta e quindi
irrealizzabile. Nell’ottica della sostenibilità
che è ormai il filo conduttore di tutte le azioni
dell’Unione Europea, si è recentemente consolidato
un orientamento nelle politiche urbane che privilegia la
“città compatta”, vale a dire una forma
urbana contenuta nelle sue dimensioni e con una elevata
densità abitativa, perché permetterebbe un
maggior ricorso ai sistemi di trasporto collettivi, avrebbe
una maggior accessibilità, ridurrebbe i tempi di
percorso determinando anche un minor consumo del territorio.
Alle politiche locali, di cui il PTCP è un elemento
fondamentale, è assegnato un ruolo molto importante.
Da esse dipendono la mediazione tra effetti positivi e negativi
dei processi di globalizzazione: è l’azione
politica locale che rafforza o indebolisce l’impatto
delle trasformazioni della struttura occupazionale, che
offre maggiore o minore protezione alle categorie più
deboli che sono più colpite dai meccanismi di mercato
nell’accesso ai beni fondamentali - lavoro, casa,
istruzione, salute - e che mette in atto meccanismi di inclusione
o esclusione ai processi decisionali di rappresentanza,
che costruiscono livelli di legittimità e consenso
attorno alle sue scelte.
Altro effetto, specie per una realtà come la nostra
così attenta e sensibile verso le innovazioni culturali
e con un forte flusso di idee e individui, è quello
di sapere preservare la propria identità, formata
anche dai
luoghi, non attraverso una dannosa chiusura al mondo esterno
e a una recalcitrante incomunicabilità, ma con lo
scambio di valori. Saper valorizzare il prezioso contributo
di esperienza e di cultura dell’altro e al tempo stesso
saper fornire all’altro l’insieme dei nostri
valori. Ciò vale anche per i cittadini temporanei,
ossia i turisti, che ogni anno vivono nel territorio riminese,
usufruiscono di strutture e servizi, offrendo loro un territorio
accogliente e di qualità. Il comportamento umano,
la cultura e i messaggi sono senza dubbio in rapporto con
lo spazio in cui si esplicano; l’occupazione dello
spazio e del territorio possono essere letti come le forme
di linguaggio più immediato.
Scriveva a tal proposito il sociologo Henri Lefebvre: “Lo
spazio è un prodotto della storia […] è
stato foggiato, modellato a partire da elementi storici
o naturali, ma sempre in maniera politica. È uno
spettacolo letteralmente popolato di ideologia. Perché
c’è una ideologia dello spazio? Perché
questo spazio che sembra omogeneo, che appare bloccato nella
sua oggettività, nella sua forma pura, così
come lo vediamo, è invece un prodotto sociale”.
Ecco perché non possiamo accontentarci di organizzare
lo spazio e il territorio attraverso la trasposizione pedissequa
di piani, modelli o teorie, ma dobbiamo invece arricchire
le nostre forme di pianificazione territoriale delle nostre
aspirazioni, delle nostre idee e della nostra cultura.
La ricerca fotografica di Guido Guidi, questa mostra, e
il volume che seguirà, sono parte di quel territorio
dove affondano le nostre radici, e che vuol essere sempre
più accogliente e ospitale. |
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