Presentazione:
UN PO' DI STORIA


Quella voglia di autonomia che nasce ai primi del ‘900

Il 22 gennaio 1974, il Circondario di Rimini diventa realtà. Rappresenta un organo intermedio della Regione, è limitato ai venti comuni di stretta pertinenza riminese e romagnola e ha il compito di “predisporre i piani di sviluppo economico e sociale” e di proporli ai comuni e agli organi regionali competenti.

La situazione legislativa non è chiara, così come non sono definiti chiaramente compiti e attribuzioni o modelli. Dunque, il Circondario di Rimini cerca faticosamente di sviluppare le proprie potenzialità di ente di programmazione e di acquisire anche apparati e servizi necessari per esercitare completamente il governo del territorio. Produce molte indagini conoscitive e una serie di documenti innovativi per i venti comuni come il Piano territoriale di coordinamento, il piano delle attività estrattive, i piani sull’uso delle risorse idriche, la salvaguardia del paesaggio e riprende i contatti con i comuni delle comunità montane del Montefeltro, soprattutto quelli dell’alta Valmarecchia che avevano accompagnato Rimini in tutti i suoi tentativi di istituzione di una Provincia allargata.

Il momento più alto di questa collaborazione si raggiunge nel marzo del 1983 quando gli incontri tra gli amministratori del Circondario di Rimini, della Provincia di Pesaro e della Comunità montana dell’alta Valmarecchia danno vita a una Consulta d’area alla quale prendono parte tra gli altri la Provincia di Forlì, i comuni del pesarese, quelli del riminese e il governo di San Marino. E’, di fatto, un organismo atipico e informale che serve a “individuare gli interventi prioritari e proporre coordinamento e finanziamento d’interventi”. Essendo atipico e informale, lo strumento produce più elaborazioni teoriche che fatti concreti. Se la lungamente auspicata programmazione unitaria del territorio in pratica non decolla, le forze del decentramento cominciano invece ad operare davvero. In aiuto arriva, negli anni Novanta, la riforma legislativa sulle autonomie locali. Nascono così le unioni di valle, si creano le società pubblico-private di gestione dei servizi. Nell’agosto del 1990 viene presentato lo schema del decreto istitutivo della Provincia di Rimini, la cui approvazione data 6 marzo 1992.

Di Provincia di Rimini, però, si comincia a parlare nei primi anni del Novecento: la prima proposta di legge per elevare il capoluogo al rango d’istituzione autonoma da Forlì è del 1907 a firma del senatore Giuseppe Saracco, “fedele frequentatore della spiaggia cittadina” che intanto si è modernizzata richiamando turisti da ogni dove.

Per una ventina d’anni tutto tace. Le voci autonomiste di levano nuovamente tra il 1928 e il 1932 a opera di storici e politici locali. L’opposizione dei notabili forlivesi che pur di impedire la scissione della parte più ricca e vitale della loro circoscrizione si valgono di motivazioni patriottiche - “La Provincia del Duce non si tocca” - è forte e si dovrà attendere il 1945 per tornare a parlare di Provincia riminese. Il Cnl (Comitato di liberazione nazionale) indice un convegno al quale interviene l’avvocato Giuliani di Rimini che in una relazione sull’ente da costituire, sottolinea titoli geografici, economici e politici. Giuliani parla della centralità del capoluogo riminese, dell’omogeneità del suo territorio e della sua economia e dell’attitudine naturale a essere centro politico-amministrativo rispetto ad una vasta area posta tra il Rubicone, l ’Appennino e la destra del Conca. Esalta il suo ruolo di cerniera e di comunicazione tra Nord e Sud, la specializzazione economica turistico-balneare che, a suo dire, rende incompatibile ogni compenetrazione con il tessuto agricolo-industriale forlivese.

Nel 1946, Rimini, Riccione, Santarcangelo, Pennabilli, Sant’Agata Feltria e Montecerignone, assieme a molte associazioni di categoria, danno vita ad un Comitato promotore per Rimini Provincia. I tempi, però, non sono maturi nonostante il grande entusiasmo per l’autonomia da Forlì.

Nel 1957, parte una nuova proposta di legge presentata da due deputati moderati che si trova, però, a competere con analoghe richieste da parte di 29 città italiane. Niente di fatto anche questa volta. Nel ’59 nuova proposta di legge, firmata anche da parlamentari della sinistra d’opposizione. Nel 1961 il governo invierà una nota al Prefetto di Forlì in cui esprime la decisione di accantonare ogni progetto di nuove Province sino all’istituzione delle Regioni che avviene nel 1970. Le ultime proposte di legge per l’istituzione della Provincia di Rimini datano 1970. Inizia anche con la Regione Emilia-Romagna un burrascoso braccio di ferro che si conclude nel 1974. Il 22 gennaio nasce il Circondario di Rimini.

Nel 1992 nasce la Provincia di Rimini

La Provincia di Rimini è una delle otto nuove Province italiane e viene istituita il 6 marzo del 1992. Il decreto legislativo generale che la istituisce è il numero 252 e viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del primo aprile del 1992.

Questo è il primo, attesissimo, atto formale. Il cammino che porterà alla realizzazione della nuova istituzione sarà, però, ancora lungo e complesso. Fra non pochi contrasti e polemiche, si giunge fino al 23 aprile del 1995. La data coincide con lo svolgimento delle elezioni amministrative. Trascorrono dalla chiusura delle urne solo cinque giorni e si procede alla proclamazione del primo presidente della Provincia di Rimini. L’incarico viene affidato a Ermanno Vichi. Il mese successivo, esattamente il 13 maggio, viene eletto il primo Consiglio Provinciale. Pochi giorni prima, con decreti del presidente della Giunta regionale, cominciavano i trasferimenti di personale dalla Regione Emilia-Romagna alla neo-Provincia di Rimini.

Dal 1999 al 2004 e dal 2004 al 2009 è stato eletto presidente Ferdinando Fabbri.

Dal 25 giugno 2009 è presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali.

Nel 2009 la Provincia di Rimini diventa più grande

Con l'approvazione della legge n. 117 del 3 agosto 2009 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 agosto 2009, sono passati alla Provincia di Rimini i sette Comuni dell'Alta Valmarecchia: Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello.

Le funzioni della Provincia

Il nuovo articolo 114 della Costituzione recita: “La Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo Stato”. Dunque, Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Se l’impianto costituzionale si combina con i contenuti delle leggi di riforma approvate dal Parlamento e dalle regioni, ci si accorge che siamo di fronte ad una nuova fase nella vita degli enti locali che prefigura una Repubblica basata sul decentramento dei poteri pubblici e sulla centralità delle città e delle loro comunità.

La funzione della Provincia è, perciò, essere epicentro di sistemi territoriali complessi ed essere l’ente che programma l’area vasta e coordina il territorio.


 
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