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PROVINCIA
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progettazione e coordinamento: Rossella Salvi |
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E’ autorizzata la riproduzione parziale o totale del
presente volume con la citazione della fonte e degli autori. |
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Agosto 2001 |
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"Considerato che il riconoscimento della dignità (premessa alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo) |
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Un patto democratico con i
fratelli stranieri |
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Presentazione dell’Osservatorio |
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1. |
Evoluzione demografica E DINAMICHE MIGRATORIE |
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1.1 |
Popolazione residente nella provincia di Rimini: autoctoni e immigrati |
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2. |
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2.1 |
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2.2 |
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3. |
La popolazione residente straniera NELLA PROVINCIA DI RIMINI |
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3.1 |
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3.2 |
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3.3 |
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3.3.1 |
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3.3.2 |
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3.3.3 |
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3.3.4 |
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3.4 |
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3.4.1 |
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3.4.2 |
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3.5 |
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3.6 |
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4. |
GLI STRANIERI REGOLARMENTE PRESENTI NELLA PROVINCIA DI RIMINI |
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4.1 |
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4.2 |
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5. |
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5.1 |
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5.2 |
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5.3 |
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6. |
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6.1 |
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6.2 |
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6.3 |
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7. |
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8. |
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8.1 |
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9. |
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10. |
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TAVOLE STATISTICHE |
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ALLEGATI |
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La
popolazione straniera residente in Italia (al 1° gennaio 2001) |
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Gli
stranieri regolarmente presenti in Italia (al 1° gennaio 2001) |
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La programmazione dei flussi per il 2001 (D.P.C.M. del 9.04.2001) |
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Caratteristiche generali
I processi decisionali sono soggetti ad una casistica varia ed articolata: vi sono
decisioni che possono essere prese correttamente anche disponendo solo di un numero limitato di conoscenze o
con informazioni già disponibili, mentre per altre bisogna procedere ad analisi specifiche ed approfondite o
mettere a punto dei modelli interpretativi complessi. Soddisfare queste condizioni è sempre oneroso,
soprattutto se il fenomeno da tenere sotto controllo è molto complesso e variabile, per cui è anche
necessario rivedere molte delle ipotesi consuete e dotarsi di strumenti complessi come può essere uno
specifico osservatorio. Una definizione formale di Osservatorio consente di identificare una struttura
organizzativa alla quale sia attribuita, come funzione
istituzionale, l’attività permanente di analisi, considerata come oggetto di un servizio pubblico svolto
dall’Istituzione preposta. Questa definizione oltre a delineare le caratteristiche generali di un
osservatorio, mette anche uno spartiacque tra iniziative episodiche e limitate all’attivazione saltuaria di
studio o ricerca e la predisposizione di uno strumento organizzativo che soddisfa nel tempo e con continuità,
i bisogni a cui l’attività di osservazione è rivolta. I ritmi di trasformazione del sistema
reale che si vuole osservare presuppongo che l’Osservatorio sia costituito da una struttura
continuamente modificabile, entro la quale si succedono fasi più complesse di impostazione dei processi di
base ed altre meno impegnative di completamento, aggiornamento e messa a punto. Un Osservatorio è quindi una struttura complessa che svolge un’attività permanente di
memorizzazione sistematizzazione e analisi dei fenomeni, a fini non solo di conoscenza per sé, ma per
fornire indicazioni utili e utilizzabili a fini decisionali e programmatori. La descrizione dello stato attuale che evidenzi quali siano le fonti informative
esistenti e quelle che devono essere costruite e con quali i sistemi di gestione devono essere trattate.
Questa analisi consente di impostare una programmazione che tiene conto anche dei diversi condizionamenti. Per l’articolazione organizzativa e metodologica su cui basare la realizzazione
dell’Osservatorio si possono individuare tre componenti fondamentali: 1.
la teoria interpretativa 2. i dati 3.
il sistema di gestione (composto dall’organizzazione, dalle attrezzature e dalle
procedure) che riconducono l’attività svolta dall’
Osservatorio a tre funzioni essenziali: ·
informativo / informatico ·
statistico ·
interpretativo. La funzione informativa / informatica comprende la realizzazione del modello logico
concettuale della rappresentazione della realtà di osservazione e la successiva attività permanente di
registrazione e sistematizzazione dei fenomeni, di scoperta di fatti nuovi, a fini non solo di conoscenza in sé,
ma che fornisce indicazioni utili e utilizzabili da parte dei decisori da diffondere con sistemi mirati. La funzione statistica mette a punto di un sistema di elaborazione e comparazione di dati
e informazioni provenienti dalle diverse fonti. La funzione interpretativa, (quella che
caratterizza maggiormente l’Osservatorio) mette a punto la chiave interpretativa dell’attività di ricerca
e di analisi, intesa non una semplice enunciazione dei fenomeni, ma come la loro interpretazione e
spiegazione. In una situazione ottimale l’Osservatorio deve essere in grado di fornire risposte
varie e precise. Per ottenere questi risultati nella costruzione di un Osservatorio sull’immigrazione è
necessario avere un approccio multidimensionale (dal punto di vista
dei contenuti e delle metodologie) e multifonte (le fonti separatamente non riescono a rispondere alle necessità informative del
fenomeno analizzato che, nel caso specifico è particolarmente complesso e sottoposto a numerose variabili). Le principali fonti che forniranno i dati necessari e i successivi aggiornamenti sono
state individuate in quelle pubbliche (Istat, Ministero dell’Interno, Inps, Ispettorato del lavoro, Polizie
Municipali, Prefettura, Questura, Azienda Sanitaria locale, Camera di Commercio, Anagrafi Comunali e
Provveditorato agli Studi) con l’integrazione di dati provenienti dalle Associazioni
e dalle Organizzazioni Sindacali. Operativamente l’attività necessaria al funzionamento dell’Osservatorio può essere
sintetizzata nei seguenti punti: · creazione di procedure logico-informatiche di sistematizzazione degli archivi che
dovranno essere standardizzate per l’aggiornamento dei dati; · coordinamento di un apparato di raccolta controllo ed acquisizione dei dati necessari; · svolgimento di un lavoro interdisciplinare sui dati disponibili, sistematizzandoli e
creando i necessari e logici collegamenti per giungere ad una corretta interpretazione dei fenomeni
riguardanti i flussi migratori; · realizzazione di progetti per la realizzazione di indagini ad hoc che devono coprire le
lacune dei dati disponibili. Qualora i risultati dell’attività dell’analisi di routine segnalino
particolari fenomeni, si può decidere di intervenire attraverso approfondimenti ed ulteriori indagini. ·
impostare iniziative, anche sperimentali, per contribuire a qualificare gli interventi di
competenza provinciale. Tutta l’attività dovrà avere caratteristiche di affidabilità e di tempestività
nella presentazione dei risultati. Questi dovranno poi essere verificati e confrontati anche con le altre
istituzioni o con le forze economiche sociali, attraverso strumenti divulgativi quali: conferenze stampa,
convegni e pubblicazioni. Nello specifico, il primo rapporto dell’Osservatorio sull’immigrazione nella
provincia di Rimini è stato impostato sull’elaborazione e l’analisi dei dati anagrafici integrati dai
dati di altre fonti pubbliche e private. La prevalenza dei dati anagrafici è dovuta sia all’alto contenuto
informativo sulla popolazione complessiva e sui residenti stranieri, sia alla possibilità di utilizzare il
sistema informativo realizzato dall’Ufficio Statistica. Sistema informativo che dalla prossima rilevazione
può usufruire della Rete Telematica Provinciale (realizzata dalla Provincia di Rimini per collegare in rete i 20 Comuni del territorio
provinciale) per l’annuale aggiornamento degli archivi anagrafici. L’analisi statistica si è indirizzata sia su fenomeni quantitativi che qualitativi,
infatti oltre alla quantificazione numerica della popolazione straniera regolarmente soggiornante nel
territorio provinciale si è prestata particolare attenzione alla composizione familiare, al titolo di studio,
alla condizione professionale, alla distribuzione territoriale e alle differenti situazioni esistenti
all’interno dei singoli comuni, nonché alla presenza di significativi movimenti di emigrazione verso altri
comuni del territorio provinciale e verso altre province e l’estero. Nel corso dell’elaborazione si è anche potenziata l’analisi attraverso l’utilizzo
della dimensione territoriale: il territorio è stato elevato da attributo a soggetto del sistema informativo,
perdendo la sua ordinaria fisionomia amministrativa per configurarsi ad una geografia tematizzata. Ad esempio
i dati anagrafici, elaborati con sistemi di analisi geografica, sono stati sintetizzati in una serie di
cartografie. Particolarità di questa cartografica è che il dato è riferito a micro-aree territoriali, per
cui il fenomeno risulta maggiormente localizzato e l’analisi delle carte permette di vedere la distribuzione
e la concentrazione della popolazione immigrata. 1.
EVOLUZIONE DEMOGRAFICA E DINAMICHE MIGRATORIE NELLA PROVINCIA DI RIMINI L’analisi dell’evoluzione demografica degli ultimi cinquanta anni della popolazione
residente nel territorio della provincia di Rimini evidenzia che essa è risultata quasi raddoppiata e che
tale crescita è da imputare prevalentemente ai flussi migratori che hanno interessato il territorio
provinciale. I tassi di incremento demografico sono risultati molto consistenti soprattutto tra il
1950 e il 1970 (+17% tra il 1951 e il 1961, +19% tra il 1961 e il 1971), mentre nei decenni successivi si sono
progressivamente ridotti, toccando il valore più basso tra il 1981 e il 1991 (+3,4%). La crescita demografica in atto dal 1951 non ha riguardato in modo uniforme tutto il
territorio provinciale, in cui la popolazione ha avuto un incremento complessiva di circa il 70%, perché i
territori dell’area della Fascia Interna Valconca
Variazione assoluta e % della popolazione nei comuni della provincia di
Rimini (anni 1951-2001)
Per comprendere meglio le dinamiche, i modi e i tempi con cui i fenomeni migratori si
sono realizzati e hanno contribuito alla trasformazione e all’incremento della popolazione residente
riminese, si possono analizzare le diverse origini dei flussi migratori che si sono verificati nel territorio
provinciale per tre diverse tipologie di provenienza: locale (interna tra i 20 comuni riminesi), nazionale
(flussi migratori tra provincia e resto del territorio nazionale) e internazionale (movimenti migratori con
l’estero). In termini generali si può affermare che le immigrazioni fino al 1970 riguardavano quasi
esclusivamente gli italiani che, dai comuni più interni della provincia o dalle province limitrofe, si
spostavano verso i comuni della costa e verso il comune capoluogo. In particolare tra il 1961 e il 1971 a
fronte di un incremento provinciale complessivo di popolazione pari al 19%, il comune di Rimini ha visto
aumentare la propria popolazione residente del 27%, divenendo così un polo di attrazione per tutto il
territorio provinciale ed extraprovinciale confinante. Funzione attrattiva che si è poi progressivamente
ridotta, nel corso degli anni ’80, quando è iniziata la fuoriuscita di residenti dal comune di Rimini verso
i comuni della fascia intermedia (Santarcangelo di Romagna, Coriano, Verucchio, Morciano di Romagna, ecc.) che
sono diventati i nuovi poli attrattivi. Per quanto riguarda la provincia nel suo complesso nel decennio degli anni ’90, si
assiste a una ripresa, rispetto al decennio precedente, del trend di crescita che ha segnato un incremento del
6,2%. I principali elementi di questo incremento sono stati: · i nuovi flussi di immigrazione da altri paesi esteri (soprattutto dai paesi balcanici e
dell’est europeo, dall’Africa e dall’Asia). In questo decennio questi flussi cominciano ad assumere
dimensioni e connotazioni nuove rispetto agli esigui flussi dei periodi precedenti che erano costituiti, in
prevalenza, da donne del nord Europa che si sposavano con i riminesi e i di cittadini sammarinesi che, per
vari motivi, prendevano la residenza nel territorio provinciale. Le nuove immigrazioni, che provengono dalle
aree extracomunitarie più povere, sono motivate, nella prima parte del decennio, soprattutto da fattori
economici e successivamente dagli eventi bellici che si sono succeduti nei loro paesi ed i cui strascichi sono
ancora attivi. ·
un consistente flusso di immigrazione anche da altri comuni esterni dal territorio
provinciale, in particolare, dalle regioni del sud (Campania e Puglia) e dalle province confinanti (Pesaro-Urbino,
Forlì-Cesena) 1.1
Popolazione residente nella provincia di rimini: autoctoni e immigrati
L’attuale composizione della popolazione della provincia di Rimini è il risultato di
flussi migratori che si sono originati in modo diverso (flussi locali, nazionali e internazionali) che si sono
innestati sulla popolazione autoctona. Fino a tutti gli anni ’70 la quasi totalità dei flussi migratori ha coinvolto le
popolazioni locali, che dall’entroterra si spostavano nei comuni della costa, invece dagli inizi degli anni
’90 il fenomeno si estende, in maniera più consistente ai flussi internazionali. Scomponendo il dato relativo alla popolazione residente nella provincia di Rimini per
area di provenienza si può constatare il diverso peso percentuale delle diverse aree di provenienza degli
immigrati: · il 25% proviene da un altro comune della provincia di Rimini, · l’8% dalle altre province emiliano-romagnole (prevalentemente Forlì-Cesena e Ravenna),
·
il 4% dalle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria), · l’1% dalle regioni del Nord-Est (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino–Alto Adige),
·
il 9% dall’Italia Centrale (soprattutto dalla provincia di Pesaro–Urbino), ·
il 5% dal Sud e dalle Isole · il 4% dall’Estero.
Origine della popolazione residente nella provincia di Rimini
Come si può notare un quarto degli immigrati si è spostato da
un comune all’altro del territorio provinciale,
circa un altro quarto arriva da un comune italiano esterno al territorio provinciale Le percentuali più elevate di popolazione residente immigrata dai comuni della limitrofa
provincia di Forlì-Cesena I comuni di Montegridolfo (26%), Cattolica (20%) e Mondaino (17%) sono invece quelli che
hanno la percentuale maggiore di popolazione residente immigrata dai comuni della provincia di
Pesaro–Urbino. L’analisi della provenienza degli attuali 274.669 residenti evidenzia che, attualmente
il 56% degli abitanti è immigrato da un altro territorio, mentre il restante 44% è autoctono, cioè nato nel
comune dove risiede. Proseguendo l’analisi su base territoriale si evidenzia una diversa concentrazione
della popolazione autoctona e, ad esempio si ha che nel comune di Rimini circa la metà della popolazione
(49%) è autoctona e risulta anche il comune con la percentuale di autoctoni sulla popolazione residente
risulta più elevata, mentre Torriana e San Clemente risultano quelli con la percentuale di “autoctoni” più
bassa (31%). Guardando il dato relativo all’immigrazione da altri comuni della provincia è San
Clemente quello con la più alta percentuale (50%) di immigrati, seguito da Coriano (47%) e da Morciano di
Romagna (46%). Le “traiettorie” lungo le quali si sono
spostati, negli anni passati, i flussi migratori sono risultate quelle che portano nei comuni costieri, sia
per gli immigrati dai territori provinciali che dai territori confinanti marchigiani e cesenati. Negli ultimi anni, invece, gli spostamenti interni alla provincia hanno cambiato direzione e i flussi, in particolare quelli dai comuni costieri, si sono diretti verso i comuni della fascia intermedia che hanno riqualificato il territorio e incrementato il loro patrimonio edilizio. I comuni di costa infatti, dalla fine degli anni 80, hanno ridimensionato il loro ruolo “calamitante” per la popolazione della provincia e per i territori confinanti, ma sono rimasti invece meta privilegiata per gli immigrati dal resto dell’Italia e dall’estero.
ORIGINE DELLA POLAZIONE RESIDENTE NELLA PROVINCIA DI RIMINI PER
COMUNE ![]()
Da rilevare anche che nei comuni della fascia intermedia (Santarcangelo di Romagna,
Verucchio, Coriano, Morciano di Romagna) i flussi migratori sono per lo più originati da famiglie composte da
giovani coppie i cui figli, presumibilmente, nasceranno nel nuovo comune di residenza, mentre nella fascia più
interna (Torriana, San Clemente, Montefiore Conca, ecc.) si sono trasferite le famiglie costituite da più
lungo tempo e quindi formate prevalentemente da adulti con o senza figli. Nel complesso si può comunque notare che l’immigrazione avviene tuttora tra territori
confinanti e nella maggioranza dei casi con distanze che non superano i 30/50 km.
2.
I MOVIMENTI MIGRATORI NELLA PROVINCIA DI RIMINI: Nel corso del 2000 il saldo migratorio positivo dato dalla differenza tra dalle nuove
iscrizioni ISCRIZIONI E CANCELLAZIONI NELL’ANNO 2000
PER COMUNE , TIPO DI PROVENIENZA E DESTINAZIONE
2.1 LE ISCRIZIONI NEI REGISTRI ANAGRAFICI Nel corso del 2000 le 8.774 iscrizioni (di cui il 15% risulta effettuato a favore di
persone provenienti dall’estero e l’85% per persone provenienti dal territorio nazionale) hanno prodotto
un incremento più contenuto degli immigrati dall’estero rispetto al 1999, anno in cui le norme Se i flussi migratori registrati nel corso del 2000 nei comuni della provincia si
scompongono per le diverse provenienze, si può notare che per il 38% sono relative a persone che provengono
da un altro comune della provincia, mentre per il 47% le provenienze riguardano persone arrivate da un altro
comune dell’Italia e per un ulteriore 15% dall’estero (tav.5.4.1).
Da rilevare anche che tra le iscrizioni con provenienza italiana vi è un certo numero di
cittadini stranieri infatti, il 7% degli spostamenti all’interno della provincia e l’8,4% di quelli dagli
altri comuni di Italia riguardano cittadini stranieri che si trovavano già in Italia e la provincia di Rimini
rappresenta, per questi immigrati, una tappa successiva a quella iniziale di ingresso in Italia. Gli immigrati dagli altri comuni italiani provengono soprattutto dalle due province
confinanti di Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino, dal capoluogo regionale (Bologna), dalle regioni meridionali
(prevalentemente dai capoluoghi delle regioni Puglia e Campania) e infine
dai grandi centri metropolitani del nord (prevalentemente Torino e Milano) (tav.5.4.3). Gli immigrati dall’estero provengono per il 50% dall’area “Altri Paesi Europei”
di cui i flussi principali sono costituiti da cittadini provenienti dall’Albania (268), dalla Romania (50),
dalla Russia (45). Dall’area africana proviene il 22% degli immigrati e i flussi più consistenti sono
originati dal Senegal (121) e dal Marocco (65) (tav.5.4.4). Gli immigrati dall’estero sono attratti principalmente dai comuni della costa (82%) e, circa la metà dell’intero flusso estero, dal comune capoluogo (54,5%).
2.2 LE CANCELLAZIONI DAI REGISTRI ANAGRAFICI Le cancellazioni sono risultate 6.204 e di queste 5.607 sono state effettuate per
trasferimenti in altri comuni italiani e 342 per i paesi esteri. Per quanto riguarda le cancellazioni verso i territori italiani il 55% è costituito da
quelli verso altri comuni della provincia, il 42% verso altri comuni italiani. Le emigrazioni più consistenti all’interno della provincia sono quelle che vedono gli
spostamenti dal comune capoluogo verso i comuni di Santarcangelo di Romagna, Verucchio, Riccione, Bellaria
Igea-Marina. In particolare il comune capoluogo cede popolazione a favore degli altri comuni della
provincia, (oltre 550 persone immigrano a Rimini dal resto della provincia, ma oltre 1.000 emigrano verso gli
altri comuni della provincia). Questo fenomeno di travaso demografico verso i territori della fascia
intermedia si riscontra anche per il comune di Riccione. I comuni Santarcangelo di Romagna, Coriano e Verucchio oggi sembrano diventati i centri di maggiore attrazione della popolazione provinciale. Le
emigrazioni verso gli altri comuni italiani sono dirette soprattutto verso i grandi centri del nord (Torino,
Milano, ecc.), le province confinanti (Forlì-Cesena e Pesaro- Urbino), il capoluogo regionale (Bologna) e le
regioni del meridione (in particolare Puglia e Campania).
Ripartizione delle cancellazioni per tipo destinazioneCirca il 30% delle emigrazioni verso l’estero sono dovute ai rientri dei Sammarinesi
che negli ultimi anni hanno notevolmente ridimensionato la loro presenza sul territorio italiano. I comuni che hanno avuto i saldi migratori positivi più consistenti sono stati
nell’ordine: Rimini (721), Bellaria Igea-Marina (388) e Santarcangelo di Romagna (306). I comuni che invece hanno fatto registrare il tasso di migratorietà
3. La
popolazione RESIDENTE straniera nella provincia di rimini
Alla data dell’1/1/2001 i cittadini residenti stranieri iscritti nelle anagrafi dei 20
comuni della provincia di Rimini sono risultati 8.333 (48% femmine e 52% maschi) (tav.3.2)
LE COMPONENTI DEL BILANCIO DEMOGRAFICO
Il bilancio demografico della popolazione residente straniera
(+1.151 unità rispetto all’anno precedente) è costituito in prevalenza dai flussi di immigrazione
provenienti sia dall’estero (81%) che dagli altri comuni italiani (10%) ma anche da un crescente saldo naturale
positivo. Infatti, alla fine del 2000, si sono registrate 129 nascite di bambini di cittadinanza straniera,
tra cui: 31 albanesi, 23 cinesi, 20 marocchini, 15 tunisini e 11 macedoni.
Una della poste del bilancio demografico è quella relativa ai decessi, che per la
popolazione straniera sono risultati stabili. I morti, nel corso del 2000, sono risultati 23, in maggioranza di nazionalità
sanmarinese. Complessivamente il numero di stranieri residenti per mille abitanti è arrivato a 30,3.
Il confronto con il 1993 evidenzia (il tasso di quell’anno era uguale a 13,1) il rapido progressivo
incremento dell’indicatore e conseguentemente l’accresciuta presenza straniera nel territorio provinciale.
Se si analizza la composizione della popolazione straniera per nazionalità nel corso
degli anni ‘90 si riscontra, principalmente, sia un progressivo calo dei cittadini della Repubblica di San
Marino (che sono passati dalle 1.308 unità del 1991, il 45% degli stranieri complessivi, agli attuali 679,
l’8% del totale stranieri), sia una crescita consistente dei cittadini Albanesi, oggi divenuti con 1.783
unità la comunità straniera più numerosa presente nel territorio provinciale (il 21% dei cittadini
stranieri).
Il voto e i cittadini stranieri Il
diritto di voto amministrativo è previsto in vari Stati dell’Unione Europea e in qualche altro Stato: Il
requisito della residenza va da sei mesi in Irlanda ai 2 anni in Finlandia, ai 3 anni in Danimarca e Svezia e
ai 5 anni negli altri paesi. In Svezia si iniziò a proporre la concessione del voto nel 1968 e ci vollero 7
anni per recepirla nell’ordinamento. In Olanda il processo è durato 15 anni (dal 1971 al 1985). Singolare
il caso della Germania. Nel 1989 i Londer Amburgo-Schlsescwig Holstein decisero di concedere il diritto di
voto comunale ha ci poteva vantare 8 anni di residenza. Tale decisione è stata dichiarata incostituzionale
dalla Corte costituzionale sul presupposto che l’autorità statale emana dal popolo, che non può coincidere
semplicemente con i residenti a prescindere dalla cittadinanza. Secondo
un’impostazione tradizionale solo la naturalizzazione e quindi la scelta di divenire cittadini assumendone i
doveri connessi, costituisce l’unica via ai pieni diritti politici. Altri, per la concessione del diritto di
voto hanno fatto perno sull’inclusione sostanziale in una società –a prescindere dalla cittadinanza-
tramite la residenza stabile, che assoggetta alle leggi locali e consente di contribuire allo sviluppo
economico. Il
Consiglio d’Europa ha raccomandato la concessione del diritto di voto a livello locale agli immigrati
legalmente residenti da almeno 5 anni con la “Convenzione sulla partecipazione degli stranieri nella vita
pubblica a livello locale”. La prima raccomandazione in tal senso è del 1964, fatta dalla Conferenza dei
poteri locali, un organo consultivo del Consiglio d’Europa. A
livello di Unione Europea non esiste una raccomandazione formale in tal senso per quanto riguarda i cittadini
extracomunitari. L’attenzione prioritaria è stata rivolta ai diritti da concedere ai cittadini europei
residenti in un altro stato membro e per giunta il processo è stato quasi titubante nei confronti delle
prerogative degli stati. Il Trattato di Maastricht riconosce il diritto di voto alle elezioni locali e a
quelle europee e le 2 direttive emanate per la sua applicazione, contemplano delle deroghe per quanto riguarda
l’elezione a sindaco e vice-sindaco come anche delle restrizioni qualora quest’elettorato
superi il 20% della popolazione. (estratto da: Immigrazione Dossier Statistico ’98, pagg. 154-155. Caritas, Roma)
Anche quattro altre etnie si distinguono sia per un certo peso del numero dei loro
componenti che per l’incremento che si è verificato dal ’91 al 2001: Senegal (684 residenti), Marocco
(583), Tunisia (403) e Cina (504). Pur con un minor numero di individui, ma in costante crescita, sono anche i
cittadini provenienti da alcuni paesi dell’Est Europa e dei Balcani (Ex-Jugoslavia e Macedonia) e Sud
America (tav.3.2). E quindi dall’inizio degli anni ’90 ad oggi, si è assistito, oltre che ad una
notevole crescita numerica complessiva degli stranieri, anche al moltiplicarsi del numero dei paesi da cui
provengono gli immigrati a causa, non solo dal sottosviluppo economico, ma anche delle modificazione dei
regimi autoritari e dal succedersi di eventi bellici.
Un confronto con i fenomeni migratori nel complesso del Paese
(territorio regionale e nazionale), con gli ultimi dati disponibili, ci permette constatare la popolazione
straniera residente nella provincia di Rimini rappresentava (all’1/1/2000) il 2,6% della popolazione
complessiva. Questo valore risulta leggermente inferiore al dato regionale (2,8%), ma superiore al valore
medio italiano che è pari a 2,2%. Rispetto alle altre province emiliano romagnole quella di Rimini si colloca per presenza
straniera dopo Reggio Emilia, Modena, Parma e Bologna. L’Italia rispetto agli altri paesi europei economicamente più avanzati è la nazione
in cui vi è ancora la quota di popolazione residente straniera più bassa (2,2%)
Per quanto riguarda i fenomeni di emigrazione dal proprio paese a scala mondiale (la cui
la popolazione complessiva stimata è di circa 6 miliardi e 124 milioni), secondo il Departement of Economy
and social Affairs delle Nazioni Unite i fenomeni di emigrazione dal proprio paese sono sempre più in
espansione ed oggi coinvolgono 125 milioni di persone contro i 75 milione del 1965. Si stima inoltre che la
popolazione migrante rappresenti il 2% della popolazione mondiale totale.
3.2 La distribuzione sul territorio provinciale
L’analisi della distribuzione dei cittadini stranieri nei comuni della provincia
evidenzia che la concentrazione più elevata di stranieri si trova nei comuni di Rimini e Riccione, dove ne
risiede il 68% del totale (pari a 5.656 individui) in cui si trovano rappresentate quasi tutte le nazionalità
presenti sul territorio provinciale. Gli stranieri sono inoltre presenti con una certa consistenza anche negli
altri 3 comuni di costa e a Verucchio, Coriano e Santarcangelo di Romagna. A Rimini i gruppi nazionali più numerosi sul
totale dei 4.554 cittadini stranieri sono quelli provenienti: dall’Albania (871 cittadini), dal Senegal
(456), da San Marino (354), della Cina (333) del Marocco (279), dalla Tunisia (262), dalla Macedonia (143),
dall’ex-Jugoslavia (Serbia-Montenegro) (110); a Riccione su un
totale di 1.102 stranieri si ha la prevalenza di: Albania (206), Senegal (132), San Marino (109), Perù (52);
a Bellaria-Igea Marina su 417 residenti stranieri si ha la
prevalenza di: Albania (184), Marocco (41), Tunisia (21); a Misano
Adriatico su 273 stranieri si ha un maggior numero di cittadini provenienti da: Albania (88), San Marino
28, Senegal 24, Marocco (16); a Cattolica con 450 residenti straniera la prevalenza è data da: Albania (160), Cina (32), Senegal
(23), Tunisia (19), Marocco (16) a Coriano con 255 residenti
stranieri la prevalenza è data da: Albania (43), Marocco (37), San Marino (35), Macedonia (31), Tunisia (16);
a Verucchio con 239 residenti stranieri la prevalenza è di:
Albania (41), San Marino (41), Marocco (34), Cina (21); a Santarcangelo
di Romagna con 297 stranieri residenti si la prevalenza di Albania (77), San Marino (43), Marocco (32),
Cina (29) (tav. 3.3a). Da notare che i comuni di Rimini e Riccione, in cui risiede il 68% degli stranieri,
costituiscono il punto di arrivo in cui gli stranieri fanno più spesso la loro prima tappa sul territorio
provinciale, per poi spostarsi nei comuni della fascia intermedia. Utilizzando l’indicatore di presenza straniera (presenza straniera per 1.000 abitanti)
si può notare che, con un valore superiore a quello medio provinciale (30,3), risultano i comuni di: Torriana
(54,7), Mondaino (39,5), Montecolombo (37,9), Rimini (34,6) e Montescudo (34,5) (tav.3.8). Quelli invece dove la presenza straniera ha un peso minore sulla popolazione residente
sono: Poggio Berni (10,7), San Giovanni in Marignano (12,8), Montefiore Conca (12,9), Santarcangelo di Romagna
(15,6) Morciano di Romagna (20,8) (carta n.14). L’utilizzo di un G.I.S. (geographics information system) permette di migliorare
l’analisi della distribuzione della popolazione residente straniera sul territorio. Nella cartografia allegata si può vedere la mappatura della residenza degli stranieri
nel comune di Rimini Come si può constatare guardando le diverse carte alcune etnie si trovano più
concentrati in alcune micro-aree, ad esempio, il Senegal arriva fino al 16% del totale dei residenti
Senegalesi 3.3 La struttura per sesso, età e stato
civile 3.3.1 La differenza di genere
La popolazione straniera, contrariamente alla popolazione provinciale ha una leggera
prevalenza maschile: nel complesso della popolazione i maschi sono il 48,7%, mentre tra gli stranieri la
percentuale sale a 52,2%
Ma se il tasso di mascolinità degli stranieri 3.3.2 Età
Complessivamente la popolazione straniera risulta avere un’età media 32,8anni, di
circa 10 anni inferiore alla media della popolazione residente (42,2). Più in dettaglio si può notare che le diverse nazionalità straniere presentano tra loro notevoli differenze anche tra loro:
più vicini alla media provinciale sono quelli dei paesi dell’Unione Europea (39,15), più giovani risultano
essere gli asiatici (28,08) e gli africani (30,8) (tav.
3.6).
Leggermente inferiore a quella maschile (33 anni)l’età media femminile (32,5 anni). Le classi
d’età scolari e prescolari
I cittadini stranieri residenti in età scolare e prescolare (0-24 anni) sono risultati
2.147 ed in costante aumento rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, in particolare per alcuni paesi
esteri. Tra questi risultano: l’Albania, la Macedonia, la ex Jugoslavia (Serbia, Montenegro), il Marocco, la
Tunisia e la Cina.
3.3.3 Minori
Complessivamente i minori residenti stranieri nella provincia di Rimini risultano 1.393,
in termini percentuali il 17% della intera popolazione straniera. I bambini stranieri sotto i 6 anni sono risultati 576, con una prevalenza di albanesi, marocchini, cinesi e macedoni. Altri 583 bambini hanno un’età compresa tra i 6 e i 13 anni. 3.3.4
Stato civile
La distribuzione della popolazione straniera residente per stato civile si differenzia da
quella complessiva soprattutto per una maggiore percentuale di celibi/nubili (54% rispetto al 38,5% della
popolazione provinciale complessiva) (tav.3.7). Vi sono notevoli differenze, relativamente alla composizione per stato civile, anche tra
le varie nazionalità: molto alta, ad esempio, la percentuale dei celibi tra i senegalesi e i componenti delle
altre nazionalità africane (oltre 70%), mentre per i cittadini provenienti dall’est europeo tale
percentuale resta tra il 50% e il 60% (tav.3.7). Lo stato civile evidenzia che su 3.952 donne il 48% risulta nubile e il 46% coniugata. 3.4.1 Le famiglie con componenti stranieri
Nel complesso della provincia di Rimini le famiglie A seconda delle aree di provenienza e delle modalità
attraverso cui l’immigrazione si attua (immigrazioni di singoli o di interi gruppi familiari,
ricongiungimenti in un secondo periodo) si trovano nuclei familiari differenziati rispetto alla tipologia
(soli, coppie ecc.). Ad esempio, a vivere “soli” sono per lo più
gli uomini stranieri, mentre le donne straniere sono in maggioranza partner in una coppia con o senza figli.
(dire le etnie dove si vede di più) (tav. 4.14, 4.15, 4.16) Per meglio capire come avvenga effettivamente il processo di immigrazione vale a dire, ad
esempio, se gli immigrati giungano nei nuovi paesi soli o con la famiglia o si creano una nuova famiglia nel
territorio di immigrazione, integrandosi con la popolazione locale o se si ricongiungono con i familiari che
arrivano con flussi successivi di immigrazione, si può esaminare le famiglie anagrafiche attualmente
esistenti per la popolazione residente straniera e in prospettiva come esse si modificano nel tempo.
Per questa analisi si è fatto ricorso a diverse accezioni della terminologia di “famiglia straniera”. Innanzi tutto va precisato che tra gli 8.333 residenti stranieri solo 7.908 vivono in
famiglie anagrafiche mentre i restanti 424 risiedono presso convivenze (prevalentemente centri di accoglienza
per senegalesi situati a Rimini e a Riccione). Le famiglie in cui risulta esservi almeno un componente di
nazionalità estera sono, come rilevato precedentemente, 4.370 (Tav.4.14). Di queste 2.602 (il 60%) sono
totalmente composte da stranieri, mentre per il restante 40% si tratta di “famiglie miste” costituite da
italiani e stranieri (tav.4.15). Si può subito notare come le tipologie familiari siano molto diversificate tra le varie
nazionalità (tav.4.16) e le diverse percentuali di ripartizione delle persone residenti appartenenti alle
varie etnie per posizione occupata nella famiglia a cui fanno riferimento (tav.4.16.a)
La prima cosa che va sottolineata è che la composizione delle famiglie dei residenti
stranieri e dei residenti italiani è piuttosto diversificata. Diversificata è anche la composizione della
famiglia straniera e l’analisi della composizione permette di definire anche un certo radicamento sul
territorio. In generale la popolazione immigrata è composta da individui che sul nostro territorio vivono da single
e meno in famiglie di tipo tradizionale, cioè composte da coniugi e figli. Risulta però interessante
verificare che la media dei figli presenti nelle famiglie “straniere” è più alta che in quelle italiane,
così come la percentuale di coloro che si aggregano a famiglie già costituite in qualità di altri parenti o
altre persone conviventi (secondo la definizione anagrafica. Queste comportamento generale così delineato che risulta come somma delle diverse
modalità di immigrazione (soli, con famiglia, soli che poi si ricongiungono, ecc.) va scomposto per le varie
nazionalità. Prevalentemente single gli immigrati africani,
in famiglie tradizionali, anche con più nuclei al loro interno, i cinesi, con una maggiore tendenza al
ricongiungimento familiare gli immigrati provenienti dall’Albania e dall’est Europa. Dal grafico precedente si può notare come, ad esempio, i senegalesi (immigrazione
prevalentemente maschile e di tipo temporaneo, soprattutto per motivi di lavoro) vivano anche al di fuori dei
centri di accoglienza, in convivenze, dove è presente un capofamiglia (o un intestatario di scheda
anagrafica) e tutti gli altri soggetti sono aggregati come conviventi. Il gruppo con la percentuale minore di
“persone sole” è quello cinese che ha anche una elevata percentuale di figli che sta ad indicare una
migrazione, fin dall’inizio, di interi gruppi famigliari anche composti da più nuclei (suocera, suocero
figlio con moglie e figli ecc.). Si vede come anche le immigrazioni provenienti dagli stati della ex-Jugoslavia siano in
prevalenza di nuclei familiari come indica la proporzione elevata di figli.
Vi sono poi le immigrazioni per matrimonio dove le donne, tradizionalmente tedesche o sanmarinesi, e,
in anni più recenti, cubane, rumene, polacche e donne dell’Est Europeo, sposano un residente riminese. In generale si può osservare, per gli immigrati dai paesi dell’Est europeo, gli
ex-Urss, gli africani e anche i brasiliani, che si ha la percentuale più alta di individui che vivono da
soli. Analizzando i dati del “ricongiungimento familiare” si può osservare con quale
frequenza venga utilizzato a seconda della nazionalità di appartenenza. All’1/1/2001 i permessi di
soggiorno rilasciati, dalla locale Questura, sono risultati, complessivamente 4.456 e di questi 1.187 erano
dovuti alla richiesta di ricongiungimento familiare (26,6%). Gli albanesi sembrano essere quelli che
utilizzano maggiormente tale modalità di ingresso, sia perché sono la comunità di gran lunga più numerosa
presente sul territorio (338 permessi per ricongiungimento pari al 28,5%), sia perché la loro modalità di
immigrazione consiste nel partire da sol, alla ricerca di basi lavorative e residenziali e solo
successivamente di ricongiungersi con i proprio familiari, che immigreranno in un secondo momento. Un discreto numero di ricongiungimenti familiari si riscontra anche per altri paesi: il
Marocco (124 ricongiungimenti), la Cina (65), la Tunisia (56), la Macedonia (53), la Romania (40), la Russia
(34), il Brasile (28) e la
Colombia (27). Per approfondire l’analisi si sono selezionate le famiglie in cui il capofamiglia (o
l’intestatario di scheda anagrafica) era di nazionalità straniera, che sono risultano essere 3.053. Di
queste si sono ricercate altre informazioni, come, ad esempio, il numero medio, minimo e massimo di componenti
per famiglia. Anche questi dati (tav.4.23) confermano le considerazioni già fatte sopra, il numero
medio di componenti, ad esempio, risulta elevato per le nazionalità senegalese e cinese ma mentre per la
prima nazionalità, le famiglie sono prevalentemente costituite da persone che risultano nello stesso stato di
famiglia senza essere neppure parenti, ma coabitanti per motivi logistici, nella seconda si hanno famiglie
numerose, composte anche da più nuclei familiari al loro interno
Interessante poi esaminare quante di queste famiglie con
capofamiglia di nazionalità straniera siano immigrate nel 2000 per nazionalità e provenienza (tav.4.26). Nel
complesso sono risultate 426, ma di esse 82 hanno si sono spostate solo all’interno della provincia, 104
provengono da altri comuni italiani e le restanti 240 dall’estero. E in ultima analisi si può osservare che i nuovi immigrati nel corso del 2000 sono
comunque costituiti da persone che arrivano da sole, a cui poi andranno ad aggiungersi altri familiari.
3.4.2
I matrimoni
Un altro aspetto che si può indagare per verificare il grado di integrazione della
popolazione locale con quella immigrata è la composizione delle unione matrimoniali seconda la nazionalità
dei coniugi, cioè i matrimoni definiti misti. Matrimoni tra sposo italiano
e
sposa di nazionalità estera (casi più frequenti)
Con l’aumento della popolazione residente straniera i “matrimoni
misti” tra coniugi di nazionalità italiana e di altro paese o entrambi stranieri, risultano, sui
matrimoni complessivi, sempre più numerosi. Le famiglie residenti nella provincia con i coniugi entrambi della medesima
nazionalità estera sono risultate 774 (tav.4.19a); le coppie con uno dei due sposi italiani e l’altro
di nazionalità estera sono invece risultate 1.012 (tav.4.19b); infine sono 27 le coppie con entrambi i
coniugi di diversa nazionalità ad esempio: Pakistan/Jugoslavia, Paesi Bassi/Romania, Cina/Colombia,
Marocco/Polonia, Egitto/Slovenia ecc. (tav.4.19c). Matrimoni
tra sposo di nazionalità estera
Escludendo le unioni in cui uno dei due coniugi è sammarinese si può mettere in
evidenza la maggiore propensione dei residenti di sesso maschile a sposarsi con donne straniere infatti, il
rapporto tra i matrimoni di questo tipo e quelli in cui invece è la donna italiana che ha sposato uno
straniero è di 3 a 1. 3.5 Le convivenze anagrafiche
Tra le diverse tipologie di convivenze ci sono anche quelle religiose che contano 48
persone, di cui, la quasi totalità di sesso femminile e in parte provenienti dalle Filippine.
3.6 Il titolo di studio e la
professione Per la popolazione straniera, che come abbiamo visto è immigrata, nella maggioranza dei
casi negli ultimi anni, le iscrizioni anagrafiche relativamente al titolo di studio e alla professione
dichiarata, pur con alcuni limiti, consente di delineare un profilo di istruzione e professionale degli
immigrati. Il
titolo di studio
Il campione di popolazione straniera (di età da 6 anni in poi) di cui è stato possibile
analizzare il titolo di studio è risultato composto da 4.983 persone (51 maschi e 49% femmine e rileva che il
20% degli stranieri risulta analfabeta, contro un 6% di laureati (tav.
3.9). La percentuale di persone analfabete sale sopra la media complessiva per i senegalesi
(35%), cinesi (32%) e marocchini (29%). Per quanto riguarda la laurea percentuali elevate si riscontrano per
la Russia (26%) ed ex-Jugoslavia (Serbia-Montenegro) (26%) ed unione europea (12%). In generale si può constatare che la popolazione del ex-blocco comunista risulta
mediamente essere provvista di un titolo di studio di istruzione superiore, mentre quelli dell’Africa e del
Sud America hanno mediamente titoli di studio medio-bassi. La
professione
Per l’analisi della professione il campione (di età da 15 anni e oltre) su cui è
stato possibile elaborare i dati è risultato composto da 3.201 persone (tav.
3.12). Pur nella difficoltà di riclassificare in modo omogeneo la professione dovuta alla
difformità con cui le anagrafi hanno registrato l’informazione si possono differenziare le caratteristiche
professionali dei diversi gruppi etnici. Se considerando la professione in generale (tav.
3.12) si può
osservare che la maggior parte degli stranieri ha dichiarato di essere operaio/a (28%), cameriere/a (8%),
muratore (7%) e impiegato/a (5%), guardando le tavole relative alle singole nazionalità si può osservare
alcune professioni prevalenti (tav. 3.11): ·
gli albanesi sono per il 40% operai, per l’11% muratori e per il 9% camerieri;
·
i cinesi sono per il 27% operai, per il 21%
cuoco, per il 15% cameriere e per il 13% artigiano; ·
i marocchini per il 44% operai, per il 12% muratore, per l’8% cameriere e per il 6%
cuoco; ·
i senegalesi per il 49% operai, per il 10% commercianti, e per il 5% muratori; ·
i tunisini che per il 27% sono
marinai/pescatori, per il 20% operai e per il 12% muratori; Guardando in dettaglio la tavola tav. 3.10 si può anche osservare che tra le persone
risultate in condizione non professionale si ha un 55% di casalinghe (di cui la metà provenienti da “Altri
Paesi Europei”), un 11% di pensionati e un 3% di religiosi (di cui l’88% di sesso femminile). 4. GLI
STRANIERI REGOLARMENTE PRESENTI NELLA PROVINCIA DI RIMINI Il permesso di soggiorno è un documento che autorizza i cittadini stranieri a stare in
Italia. Possono soggiornare gli stranieri entrati regolarmente che: ·
hanno un permesso o una carta di soggiorno rilasciati in Italia · sono in possesso di un permesso di soggiorno o di un documento equivalente rilasciato
dalle autorità di uno Stato dell’Unione Europea (per una permanenza non superiore a 90 giorni). L’analisi della composizione etnica presente nell’archivio dei permessi di soggiorno
evidenzia, pur nell’eterogeneità del fenomeno, due principali aspetti: ·
che l’immigrazione è dovuta soprattutto alla questione lavorativa · che la presenza immigrata ha assunto caratteristiche di maggiore stabilità e
conseguentemente questo sta ad indicare che vi è anche una certa necessità di potenziare le politiche di
integrazione. Nel corso del 2000 i permessi rilasciati dalla Questura di Rimini sono risultati 4.456
(di cui il 22% a cittadini Albanesi, il 10% al Senegal, 5% Cina e 5% Tunisia) contro i 5.289 rilasciati nel
corso del 1999 (24% Albania, 13% Senegal, 6% Cina, 4% Tunisia). Nei primi 6 mesi del 2001 i permessi rilasciati sono stati 2.204: il 25% a persone
provenienti dall’Albania, 9% dal Marocco, 6% Cina, 5% Senegal e 5% Tunisia. La motivazione principale della richiesta del permesso di soggiorno è quella dovuta
all’occupazione dipendente (44%), seguita da quella del ricongiungimento familiare (28%). 4.2
Stranieri con più di 5 anni di permanenza Nella previsione di questi sviluppi, una maggiore conoscenza dei potenziali beneficiari
sia in termini quantitativi che dei Paesi di provenienza diventa quanto meno opportuna, soprattutto per la
predisposizione di adeguate politiche di integrazione.
Ritornando ad analizzare l’archivio anagrafico, come si può constatare dalla tabella
riportata a fianco, gli stranieri residenti che hanno maturato cinque e più anni di residenza nella provincia
di Rimini sono risultati 2.830, vale a dire, in termini percentuali il 35% degli stranieri complessivi. Ma c’è anche da notare che oltre la metà (58%) è immigrato nel corso degli ultimi
quattro anni.
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