Homepage
Introduzione scientifica:
Inquadramento tecnico:
Per i cittadini:


Osservatorio Rifiuti
INFEA

Tabelle conversione
Leggi e normative
Documenti scaricabili
Glossario
Link

 

Provincia di Rimini - Ambiente gestione ambientale
Torna all'homepage
gestione ambientale
Contattateci
gestione ambientale
Energia e Sviluppo Sostenibile

elettromagnetismo
intro - impatti ambientali - aspetti socio-economici - l'eco-consumatore - link
elettromagnetismo


Aspetti economici e sociali connessi al sistema energetico

 

Se diamo un’occhiata ai consumi mondiali osserviamo notevoli differenze tra le aree geografiche nelle quantità e nel tipo di energia primaria utilizzata. 

  

Consumi mondiali nel 2002, ripartiti per energia primaria e area geografica. Mtep.

Fonte dati: ENEA “Rapporto Energia e Ambiente 2003 – L’analisi”. Roma, 2003.

    

I Paesi meno sviluppati sono quelli che fanno un uso maggiore di energia primaria non commerciale quali le biomasse e la legna (non incluse nel grafico), mentre le fonti energetiche commerciali più utilizzate sono il carbone e il petrolio. Tutte fonti ad alto tasso di carbonio, le più dannose per l’effetto serra.

L’utilizzo di energia sta aumentando in tutto il mondo ed in maniera considerevole in alcune aree in via di sviluppo, man mano che vi si diffondono le nuove tecnologie ed aumenta la crescita economica. Attualmente comunque i consumi pro capite sono ancora molto sbilanciati se pensiamo ad esempio che Nord America, Eurasia e Asia hanno quote simili di consumi totali (vedi grafico) ma valori di consumi pro capite ben differenti. Secondo le stime dell’ENI[1] nel 2002 primi svettano i Paesi del medio oriente con oltre 6 tep procapite; per il Canada e gli USA si stimano rispettivamente 5,7 e 5,4 tep pro capite a fronte degli 0,7 tep della Cina e 0,4 tep dell’India i cui consumi energetici stanno però crescendo molto velocemente. In Europa si va dagli oltre 8 tep di Islanda e Lussemburgo, ai circa 4 del Belgio, Paesi Bassi e Paesi Scandinavi, circa 3 tep per Francia, Germania, Danimarca, Russia per arrivare a valori tra 1 e 2 tep dei Paesi Est europei. Pochi gli stati con valori inferiori a 1 tep pro capite. L’Italia ha un consumo pro capite di 2,4 tep.

 

La domanda di energia viene legata al concetto di crescita economica tramite gli indicatori di intensità energetica, cioè la quantità di energia utilizzata per unità di ricchezza prodotta. L’intensità energetica mondiale, dei Paesi europei e nord americani e anche quella italiana va diminuendo, segno di economie energeticamente sempre più efficienti, ma i consumi in valore assoluto continuano ad aumentare: dal 2001 al 2002 il consumo mondiale di energia primaria è aumentato del 2,6%[2]. Se consideriamo un lasso di tempo maggiore l’aumento è ancor più evidente: dal 1970 al 2002 il consumo di combustibili fossili è aumentato di circa il 30% [3].

L’Asia e l’Africa hanno avuto il tasso di crescita più alto nei consumi tra il 2001 e il 2002, a causa della progressiva elettrificazione di alcune aree e dello sviluppo economico. In Asia e in America Centrale e Meridionale, al contrario di quanto accade nei paesi più sviluppati, si registra anche una crescita dell’intensità energetica. In Asia l’incremento è dovuto al forte aumento dell’uso di combustibili fossili nel settore dei trasporti.

L’aumento dei consumi di energia primaria non rinnovabile, i combustibili fossili, accresce gli impatti ambientali e socio-economici del sistema energetico; a livello globale questo si traduce in un aumento dell’effetto serra e della dipendenza energetica dei paesi più poveri da quelli ricchi, che spesso corrisponde ad un aumento del debito dei primi verso i secondi.

Anche per questo è importante diffondere e sostenere anche nei Pesi in via di sviluppo l’uso di risorse energetiche rinnovabili, molte delle quali sono ad un livello tecnologico sufficientemente avanzato da poter essere sfruttate senza costi troppo elevati (come l’eolico o il solare termico) soprattutto in aree remote del pianeta non supportate da reti di distribuzione efficienti ed estese. Le risorse rinnovabili sono sempre disponibili, sono gratuite e non creano legami di dipendenza economica a lungo termine.

Certo non è possibile, in nome della lotta al riscaldamento globale cercare di frenare l’aumento di consumo energetico nei paesi in via di sviluppo a fronte di un analogo incremento nei Paesi sviluppati (in Italia, nell’ultimo decennio i consumi sono aumentati di circa il 15% e le emissioni di CO2 equivalenti di circa 8% ). Le prime azioni di riduzione sono da mettere in atto in casa propria!  

   

Conflitti e petrolio

“Il consumo di energia influenza tutto, dal debito pubblico alla stabilità politica in Medio Oriente”[5].

L’uso di energia da fonti non rinnovabili si riferisce per il 90% ai combustibili fossili: gas naturale, petrolio, carbone, olio combustibile. Non è un segreto che parte degli equilibri politici mondiali si basano sugli accordi economici tra chi detiene la maggior parte di queste risorse (paesi dell’area medio orientale ma anche africani e asiatici) e chi ne ha bisogno per far girare un’economia ad elevata domanda energetica (i paesi occidentali).

Il petrolio è la chiave di lettura di molti conflitti interni ed internazionali. Il prezzo di un barile di petrolio o la produzione giornaliera di petrolio possono influenzare molti aspetti economico-finanziari dei paesi industrializzati: i tassi di scambio e le borse finanziarie, i consumi e la crescita economica. Molte alleanze politiche tra Paesi più potenti e nazioni meno sviluppate sono alimentate dalla possibilità di estendere un controllo su aree di produzione già attive o per le quali si prevede l’esplorazione e lo sfruttamento di nuovi giacimenti. In altri casi, alleanze con Paesi produttori forti sono motivati dal tentativo di mantenere bassi i prezzi a fronte di una tendenza opposta generata da una domanda mondiale crescente e destinata a crescere ancora.  

Mappa delle guerre e dei cofllitti in atto da: www.warnews.it

Nel mondo sono più di 20 le guerre in atto e in molti casi è proprio la lotta per il controllo delle risorse che le alimenta direttamente o indirettamente. In Bolivia, per la cosiddetta "guerra del gas” è stato cacciato a furore di popolo dal paese l'ex presidente accusato di voler svendere le risorse di gas naturale a multinazionali anglomericane, (passando per il Cile). A Timor Est, l’Australia, che guidò i caschi blu per liberare la porzione di isola dalla repressione Indonesiana, si è ora assicurata più dell’80% dei proventi derivanti dalla concessione di gas e greggio. La Nigeria, maggiore produttore di petrolio africano, è teatro di scontri sanguinari tra milizie interne che si contendono il controllo del territorio per poter usufruire dei proventi dei diritti petroliferi. Bande armate assaltano periodicamente i giacimenti sul delta del Niger e vivono grazie al contrabbando di greggio. In Angola la guerra civile in atto dal 1975 ha come vero obiettivo il controllo delle risorse petrolifere (e diamantifere) del Paese, così come le risorse del sottosuolo sono sempre state motivo di guerra in Congo. In Sudan la pace tra governo e ribelli si è arenata sulle disposizioni in merito al controllo del petrolio nel meridione del Paese.

Per avvicinarci a noi, il conflitto tra Russia e Cecenia è anch’esso legato al controllo di giacimenti di gas e petrolio nonché al passaggio di petrolio attraverso un importantissimo oleodotto, strategica per la Russia, che solca le terre della repubblica Cecena.

Anche gli equilibri internazionali passano attraverso i pozzi di petrolio, in Algeria ad esempio si è più vicini a sedare le ribellioni e gli atti terroristici interni con l’appoggio degli USA (aiuti logistici e tecnologici convogliati in favore dell'esercito locale) ricambiati con un aumento delle concessioni per lo sfruttamento di petrolio e gas naturale alle multinazionali statunitensi.

Il programma di aiuto contro i ribelli e i trafficanti di droga supportato dagli USA in Colombia viene interpretato anche come un modo per ottenere il controllo sulle riserve petrolifere colombiane.

   

[1] I dati sui consumi pro capite provengono dall’atlante energetico del Mondo, sul sito www.eni.it, creato da ENI su dati World Bank.

[2] Fonte: ENEA “Rapporto Energia e Ambiente 2003 - L’analisi”, Roma, 2003

[3] fonte: Worldwatch Institute “State of the World 2004 – consumi” Edizioni Ambiente, Milano, 2004. Pag. 61.

[4] Tutte le notizie sui conflitti da http://www.warnews.it e da http://www.internazionale.it/home

[5] da: Worldwatch Institute “State of the World 2004 – consumi” Edizioni Ambiente, Milano, 2004. Pag. 60.