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Paesi meno sviluppati sono quelli che fanno un uso maggiore
di energia primaria non commerciale quali le biomasse
e la legna (non incluse nel grafico), mentre le fonti
energetiche commerciali più utilizzate sono il carbone
e il petrolio. Tutte fonti ad alto tasso di carbonio,
le più dannose per l’effetto
serra.
L’utilizzo
di energia sta aumentando in tutto il mondo ed in maniera
considerevole in alcune aree in via di sviluppo, man
mano che vi si diffondono le nuove tecnologie ed aumenta
la crescita economica. Attualmente comunque i consumi
pro capite sono ancora molto sbilanciati se pensiamo
ad esempio che Nord America, Eurasia e Asia hanno quote
simili di consumi totali (vedi grafico) ma valori di
consumi pro capite ben differenti. Secondo le stime dell’ENI
nel 2002 primi svettano i Paesi del medio oriente con
oltre 6 tep procapite; per il Canada e gli USA si stimano
rispettivamente 5,7 e 5,4 tep pro capite a fronte degli
0,7 tep della Cina e 0,4 tep dell’India i cui consumi
energetici stanno però crescendo molto velocemente.
In Europa si va dagli oltre 8 tep di Islanda e Lussemburgo,
ai circa 4 del Belgio, Paesi Bassi e Paesi Scandinavi,
circa 3 tep per Francia, Germania, Danimarca, Russia
per arrivare a valori tra 1 e 2 tep dei Paesi Est europei.
Pochi gli stati con valori inferiori a 1 tep pro capite.
L’Italia ha un consumo pro capite di 2,4 tep.
La
domanda di energia viene legata al concetto di crescita
economica tramite gli indicatori di intensità
energetica, cioè la quantità di energia utilizzata
per unità di ricchezza prodotta. L’intensità energetica
mondiale, dei Paesi europei e nord americani e anche
quella italiana va diminuendo, segno di economie
energeticamente sempre più efficienti, ma
i consumi
in valore assoluto continuano ad aumentare: dal
2001 al 2002 il consumo mondiale di energia primaria
è aumentato del 2,6%.
Se consideriamo un lasso di tempo maggiore l’aumento
è ancor più evidente: dal 1970 al 2002 il consumo di
combustibili fossili è aumentato di circa il 30% .
L’Asia
e l’Africa hanno avuto il tasso di crescita più alto
nei consumi tra il 2001 e il 2002, a causa della progressiva
elettrificazione di alcune aree e dello sviluppo economico.
In Asia e in America Centrale e Meridionale, al contrario
di quanto accade nei paesi più sviluppati, si registra
anche una crescita dell’intensità energetica. In Asia
l’incremento è dovuto al forte aumento dell’uso di combustibili
fossili nel settore dei trasporti.
L’aumento
dei consumi di energia primaria non rinnovabile, i combustibili
fossili, accresce gli impatti
ambientali e socio-economici del sistema energetico;
a livello globale questo si traduce in un aumento dell’effetto
serra e della dipendenza energetica dei
paesi più poveri da quelli ricchi, che spesso corrisponde
ad un aumento del debito dei primi verso i secondi.
Anche
per questo è importante diffondere e sostenere anche
nei Pesi in via di sviluppo l’uso di risorse energetiche
rinnovabili, molte delle quali sono ad un livello tecnologico
sufficientemente avanzato da poter essere sfruttate
senza costi troppo elevati (come l’eolico
o il solare
termico) soprattutto in aree remote del pianeta
non supportate da reti di distribuzione efficienti ed
estese. Le risorse rinnovabili sono sempre disponibili,
sono gratuite e non creano legami di dipendenza economica
a lungo termine.
Certo
non è possibile, in nome della lotta al riscaldamento
globale cercare di frenare l’aumento di consumo energetico
nei paesi in via di sviluppo a fronte di un analogo
incremento nei Paesi sviluppati (in Italia, nell’ultimo
decennio i consumi
sono aumentati di circa il 15% e le emissioni
di CO2 equivalenti di circa 8%
). Le prime azioni di riduzione sono da mettere in atto
in casa propria! |