| Tipologie
di caldaie
Le
parti principali che compongono una caldaia sono:
il bruciatore che miscela l'aria con il
combustibile e alimenta la fiamma; la camera
di combustione; lo scambiatore di calore,
attraverso il quale i fumi caldi prodotti dalla
combustione scaldano l'acqua o l'aria che circola
nell'impianto; il mantello
isolante, realizzato in materiale isolante
e protetto da una lamiera. A questi elementi si
aggiungono i tubi di scarico che convoglia
i fumi della combustione verso l'esterno, una
volta esaurita la loro funzione.
Le
caldaie possono essere centralizzate,
operanti cioè per più appartamenti in un edificio,
oppure individuali autonome, valide
per un singolo appartamento o abitazione.
Caldaie
centralizzate:
in genere sono più convenienti di quelle autonome,
hanno un rendimento energetico più elevato ed
inquinano meno: una caldaia condominiale riscalda
almeno 10 appartamenti e produce un inquinamento
e consumo assai inferiore a quello di 10 caldaie
autonome. Se si installa una centralina di
controllo per tutto l’edificio, i costi vengono
ripartiti fra i residenti in base ai millesimi
occupati. Qualora si installasse invece un sistema
di contabilizzazione del calore, è possibile
ripartire equamente le spese per il riscaldamento
fra i condomini: ciascun utente pagherà una quota
fissa, più una corrispondente al calore effettivamente
utilizzato.
L’installazione
di contabilizzatori deve essere effettuata da
ditte installatrici che li installeranno su ogni
radiatore, oppure centraline comuni in cui convergono
i dati di ogni singolo appartamento. Il costo
di installazione di un sistema di contabilizzazione
di questo tipo, per un immobile di 20 appartamenti,
si aggira intorno ai 2000 euro per appartamento.
Caldaie
autonome:
bisogna sempre tener conto che il rendimento delle
caldaie autonome è inferiore, in genere, a quello
delle centralizzate. Il vantaggio consiste nel
poter spegnere l’impianto in caso di assenza dallo
stabile, o comunque scegliere le temperature che
vengano ritenute più idonee alle proprie necessità.
La
tipologia di queste caldaie più efficiente è quella
definita “a condensazione”, con opportuni
scambiatori di calore che recuperano anche il
calore latente dei fumi di combustione (che normalmente
è disperso in aria): è in questo modo possibile
un risparmio fino al 20% del consumo di combustibile.
Tuttavia questo tipo di caldaie è adatto a funzionare
con impianti di riscaldamento a bassa temperatura.
E’
poi necessaria l’installazione di centraline di
regolazione del calore, termostati o cronotermostati,
che permettono alla caldaia di accendersi/spegnersi
automaticamente a seconda della temperatura o
dell’ora scelti dall’utente.
In
aggiunta, per ottimizzare il consumo energetico,
è possibile reperire sul mercato ulteriori dispositivi
di controllo per lo scambio del calore, quali
le sonde termiche e le valvole termostatiche.
Le
prime consentono la lettura della temperatura
in ambienti diversi di una casa, e sono applicabili
sia in impianti centralizzati che autonomi. Si
applicano alle varie stanze di una casa ed ai
suoi corpi scaldanti , sia in impianti centralizzati
o autonomi.
Le
sonde sono connesse alle valvole termostatiche
che consentono di aprire o chiudere ogni singolo
radiatore a seconda della temperatura che è stata
decisa per quella stanza; possono essere installate
nei modelli più recenti di radiatore, solitamente,
già predisposti, ma è possibile l’installazione,
ad un costo maggiore, anche nei modelli datati.
La temperatura media dell'aria nei diversi ambienti di
ogni singola unità immobiliare non può superare
di norma i 20° C. (+ 2° di tolleranza), nei limiti
di 14 ore giornaliere, comprese tra le ore 5 e
le ore 23 di ciascun giorno (legge
n.10/1991 e successive integrazioni). Per situazioni climatiche particolari che giustifichino
più di 7 ore di accensione è necessario un provvedimento
del Comune.
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