| La
torre è la parte della macchina che àncora
il sistema mobile al terreno, può essere di diversi
materiali ma le fondamenta sottostanti
e interrate sono di cemento armato; la navicella
è l’involucro che contiene tutti i pezzi dell’aerogeneratore
(tranne le pale e il mozzo del rotore); il sistema
di imbardata serve per tenere allineato il
rotore all’asse del vento in modo da ottenere
il massimo rendimento nella trasformazione dell’energia
eoclica in meccanica. Delle parti mobili quella
visibile è il rotore, composta da un mozzo
sul quale sono fissate le pale che possono essere
una (bilanciata da un contrappeso), due, tre o
tante, come nel caso di aeromotori a 24 pale,
che svolgono direttamente un lavoro azionando
una macchina collegata direttamente (ad esempio
le aeropompe); il sistema frenante è costituito
da due freni, uno utilizzato in caso di emergenza
per arrestare il rotore l’altro per completare
l’arresto e come freno di stazionamento; il moltiplicatore
di giri serve appunto per aumentare la frequenza
dei giri del rotore in modo da avere più giri
per unità di tempo da trasmettere al generatore,
che può avere diverse capacità di potenza. Il
sistema di controllo infine, anch’esso
contenuto nella navicella, serve per gestire il
lavoro della macchina e per bloccarlo in caso
di malfunzionamento o di eccessiva velocità del
vento.
Gli
aerogeneratori possono essere installati isolati
o in wind-farm, fattorie del vento, delle
vere e proprie centrali elettriche. Le wind-farm
possono essere anche installate in mare aperto,
off-shore. Questa pratica è utilizzata
nel Mare del Nord, ma non esistono ancora impianti
di questo tipo in Italia; è stato calcolato un
potenziale sfruttabile di 3.000 MW, circa pari
al 4% dell’attuale consumo nazionale di energia.
Gli
impianti si possono suddividere in base alla dimensione
e, conseguentemente, alla potenza erogata; i più
diffusi sono quelli tripala di taglia media:
Le
macchine di piccola e media taglia sono
tecnologicamente mature; le seconde sono le più
diffuse commercialmente per la produzione di energia
elettrica in collegamento alla rete, essendo state
costruite e installate in migliaia di esemplari.
L'evoluzione
è verso potenze unitarie crescenti (> 600 kW)
che permettono decrementi nel costo dell'energia
e sono di interesse soprattutto delle utility
(produttori o distributori di energia elettrica)
che rappresentano il cliente potenzialmente più
interessante, anche per l'obbligo all'acquisto
del 2% di energia
da fonti rinnovabili (Decreto Bersani scaricabile
D.L.vo
79/199 ).
Il
costo del kWh prodotto con impianti eolici
varia con le condizioni del sito, in generale
è stimato fra le 66-185 lire in relazione al sito.
Negli
ultimi venti anni l'andamento del prezzo ha evidenziato
una sostanziale diminuzione del valore, e per
il futuro è previsto un ulteriore calo, legato
essenzialmente alla diminuzione dei costi di investimento
che saranno pari al 50-75% del livello attuale,
facendo dell'eolico la più economica risorsa
fra le rinnovabili.
Attualmente
nei siti ottimali il prezzo del kWh prodotto con
impianti eolici è già competitivo con il kWh prodotto
da impianti termici
tradizionali. Infatti gli ostacoli allo
sviluppo dell’eolico non sono legati allo stadio
evolutivo della tecnologia, già competitiva, ma
alla localizzazione dei siti per questioni legate
alle condizioni di ventosità e agli impatti ambientale,
visivo e di occupazione del territorio. Ulteriore
difficoltà deriverebbe dall’inserimento in piccole
reti di quantità di energia rilevanti (>20%
della capacità della rete).
Lo
sviluppo dell'energia eolica in Europa è iniziato
nel 1970, supportato da programmi nazionali e
comunitari. Dopo un inizio lento ha conosciuto
un'espansione rapida raggiungendo nel 1997 i 4.700
MW installati, a fronte degli appena 473 del 1990.
Attualmente, nel Mondo, negli ultimi 5 anni lo
sviluppo delle capacità installate aumenta
dal 15 al 75% annuo a seconda dei paesi considerati.
Secondo
il piano d’azione del libro
bianco dell'UE l'obiettivo al 2010
è quello di raggiungere i 40 GW installati complessivamente
negli stati membri. Le previsioni di mercato indicano
che si potrebbero raggiungere i 17 GW per il 2005.
A
livello italiano per il 2010 si prevede di raggiungere
i 2.500 MW a fronte degli attuali 900 MW attuali
(vedi grafico).
Tale stima è da ritenere senz'altro raggiungibile
se si considera il trend attuale, sia nazionale
sia europeo.
Oltre
tutto l’aspettativa è giustificata anche per la
presenza di aree adatte dal punto di vista anemonologico soprattutto nel centro e sud
d’Italia. L’atlante eolico d’Italia (prodotto
da CESI spa) mappa tutto il territorio nazionale.
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