| Consideriamo
fonte di energia rinnovabile (FER) anche l’energia derivata
dalle biomasse, ovvero qualsiasi forma biologica organica
utilizzata direttamente come combustibile o trasformata
in altre forme prima della combustione. Queste includono
il legno, i rifiuti vegetali (inclusi gli scarti della
lavorazione del legno e i residui agricoli) ma anche
deiezioni animali.
Se
in forma gassosa si definisce biogas:
deriva principalmente dalla fermentazione anaerobica
di biomasse e rifiuti solidi e viene bruciato per ottenere
produzione di elettricità o calore; può derivare anche
da discariche, dalle fogne, dai reflui o dalle deiezioni
animali.
Può
essere anche in forma liquida, come il bioetanolo,
il biodiesel, il biometanolo, il biometiletere
e il biopetrolio.
Anche
i rifiuti solidi urbani (RSU) o i rifiuti speciali
possono essere utilizzati per produrre elettricità.
Va tenuto presente però che il decreto
legislativo 22/1997
(cosiddetto decreto Ronchi) impone, prima del
recupero energetico da rifiuti, altri tipi di pratiche
o trattamenti sostitutivi e prioritari a quello della
combustione: la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio.
Le
principali tecniche di utilizzo delle biomasse sfruttano
tre principali metodi:
-
Combustione
con recupero diretto tramite le pareti del dispositivo
(stufe), oppure in modo indiretto per mezzo di fluido
vettore (caldaie).
-
Gassificazione
delle biomasse tramite reazione con l'ossigeno per
ottenere un combustibile gassoso con potere calorifico
fra 900-1.200 kcal/Nmc.
-
Pirolisi
al fine di ottenere un combustibile a più elevato
contenuto energetico specifico riducendone di conseguenza
i costi di trasporto.
Quella
delle biomasse è la categoria di FER più varia per tipologia
di fonti, tipo di approvigionamento (possono anche essere
coltivate) e teconologie. Queste ultime vengono scelte
secondo il grado di umidità e di contenuto in carbonio
delle biomasse. (vedi schema). |