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Dichiarazione del Presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi
venerdì 21 luglio 2017

Dichiarazione del Presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi:

“Ci sono un’idea di libertà di espressione e un concetto di cultura, che emergono dalle parole scritte dall’Onorevole Fedriga al ministro Franceschini nella sua interrogazione sul Festival di Santarcangelo, che trovo sinceramente sconcertanti. Quando si domanda “se il Ministro non ritenga di dover assumere iniziative per definire un sistema di vigilanza su eventi culturali realizzati da parte di enti ed associazioni, che utilizzano finanziamenti statali in modo tale da evitare un uso improprio delle risorse pubbliche per eventi (….) che per l’interrogante si qualificano come propaganda politica e di diffusione di ideologie totalmente scollegate dalla realtà e dai problemi di concreto interesse dei cittadini”, in poche righe si stabilisce l’opportunità, se non la necessità, di un controllo dello Stato sulla libera manifestazione del pensiero. Quando si chiede che uno Stato vigili sulle attività culturali e che queste, qualora ricevano fondi pubblici, siano conformi ad una linea prestabilita, non è necessario essere laureati in Storia o storici dell’arte per andare con la mente e con la memoria al contesto proprio dei regimi. Quando si biasima infatti l’arte scollegata dai problemi concreti della gente, vien da pensare all’arte come strumento di educazione delle masse (e di costruzione del consenso) che ci rimanda a tempi e situazioni francamente ‘dimenticabili’ e spesso tragiche. E quando si fa un elenco degli spettacoli come fosse quello delle “cose che non vanno bene”, il pensiero della famigerata arte degenerata non pare poi così peregrino. L’idea che le forme di espressione artistica necessitino di una sorta di controllo preventivo, che debbano soggiacere ad un placet politico per essere meritevoli, è semplicemente ripugnante. L’arte, nei Paesi liberi, è libera, e noi tutti - l’on. Fedriga e i detrattori del Festival compresi, ne sono certo - siamo orgogliosi di vivere in un Paese libero e di batterci per la libertà e per le sue forme di espressione, non certamente per la loro arbitraria riduzione. Il Festival di Santarcangelo è un Patrimonio del nostro territorio, è un evento di portata internazionale che fa sold out, che unisce lo spirito della sperimentazione ad una storia ed una tradizione ormai cinquantennali. Piuttosto che farne l’oggetto di polemiche inutili, andrebbe indicato come un modello da esportare per l’evidenza del suo successo: il successo di un evento rivolto specialmente ad un pubblico di nicchia ma capace al contempo di portare a Santarcangelo migliaia di persone attratte dall’atmosfera di una festa che, celebrando le differenze, il genio e la follia, riesce ad unire tutti nell’allegria. E’ l’esaltazione della cultura e del Borgo, della valorizzazione della bellezza e della creatività dei nostri paesi attraverso un modello di sviluppo fondato sulla cultura e non sul cemento o sulla paura e la chiusura. Santarcangelo e il suo Festival sono e saranno in questo senso esempi virtuosi, come San Leo, come Verucchio e i Borghi della Valconca. Lo ripeto, l’arte, nei Paesi liberi, è libera: può essere di nicchia, può essere provocatoria, persino disturbante. Può essere infine “perfettamente inutile”, secondo la celebre massima di Oscar Wilde, che pagò la sua diversità con la prigione. Che fa, Onorevole Fedriga, li caccia tutti in gattabuia?”